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POL - Regionali Lazio, nel Pd riprendono quota le primarie
Roma, 7 gen (Velino) - “Fare le primarie come strada più utile per legittimare qualsiasi candidato e lanciare così la campagna elettorale”. A lanciare l’appello è un gruppo di esponenti del Pd (Massimiliano Valeriani, Paolo Masini, consiglieri del Pd al comune di Roma, Marco Miccoli, Pino Battaglia, Edoardo Del Vecchio, Enzo Foschi e Francesco D'Ausilio), ma l’idea delle primarie nel Lazio per la scelta del candidato presidente, che qualche settimana fa erano state già fissate per il 24 gennaio, starebbe riprendendo quota in tutto il partito. Non a caso anche l’ex coordinatore regionale della mozione Bersani, Alessio D’Amato, auspica una “forte legittimazione popolare” per la candidatura. “Il centrosinistra unito può vincere, ma è indispensabile che vi sia un processo di selezione democratica del candidato della coalizione – è il suo ragionamento -. Ricordo che nelle ultime elezioni regionali il centrosinistra, nel suo insieme, sconfisse l'alleanza del centrodestra con l'Udc”. Sull’ipotesi delle primarie in queste ore starebbe lavorando anche Nicola Zingaretti, che in qualità di “esploratore” starebbe cercando di portare a caso l’accordo sul nome di Emma Bonino. L’esponente Radicale da parte sua si è detta “pronta”. “Sono sicura di poter essere una persona aggregante – ha ribadito a Repubblica tv -, la mia storia lo dimostra. Ora tocca a Bersani prendere una decisione. Zingaretti mi ha chiamata, alla fine del suo mandato esplorativo. Mi ha detto che sul mio nome non ci sono no pregiudiziali da parte del Pd. Ora mi aspetto una telefonata da parte di Bersani”.
Ma il segretario dei Democratici prende tempo. “Tra le ipotesi del Pd – ha spiegato - c'è sempre stato anche il sostegno a candidati esterni e questo vale per il Lazio e anche per altre regioni. Non ci sentiamo tirati per la giacca da Emma Bonino o da altri candidati esterni ma decideremo in questi giorni”. L’appoggio alla Bonino potrebbe comunque creare qualche problema all’interno del Pd, soprattutto nell’area cattolica. Se la deputata teodem Paola Binetti ha già detto chiaro e tondo il suo no alla candidatura del vicepresidente del Senato, per Pierluigi Castagnetti “il sostegno alla candidatura Bonino non è una scelta solo locale” e “deve essere discussa nella direzione nazionale”. “Se ciò non avvenisse – ha avvertito - sarebbe un clamoroso errore, configurerebbe un divorzio definitivo con l'elettorato cattolico”. Parole non condivise da un altro ex popolare, vicino a Fioroni, il senatore Lucio D’Ubaldo. “Bonino – ha ricordato - ha fatto bene come commissario europeo, come ministro e lo stesso sta facendo come vicepresidente del Senato. Ha dimostrato di avere un suo spessore quando è chiamata a svolgere incarichi istituzionali. Poi, è normale che chi presiede una coalizione è indotto a modellare le sue posizioni su quelle delle altre componenti. Quindi bisogna depurare l’aspetto ideologico ed eliminare qualsiasi veto nei confronti della Bonino, che con il suo prestigio in campagna elettorale in un colpo solo può cancellare la vicenda Marrazzo”. E le primarie? "Ci sono le condizioni tecniche per farle - conclude D'Ubaldo - e potrebbero servire appunto per verificare la candidatura della Bonino".
(ala) 7 gen 2010 20:16