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POL - Addio di Carra-Lusetti a un "progetto mai decollato", allarme Pd
Cesa: Benvenuti nell’Udc, vi sentirete a casa
 
Roma, 14 gen (Velino) - Per Enzo Carra e Renzo Lusetti il dado è tratto: la loro esperienza politica nel Pd – come ampiamente anticipato dai giornali - si chiude. E per entrambi si apre la prospettiva di una nuova militanza nella Costituente di centro promossa da Pier Ferdinando Casini. “Non è una fine, ma l’inizio di una nuova avventura”, spiega Carra in una conferenza stampa tenuta assieme a Lusetti. I due hanno scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini, al segretario Pd Pier Luigi Bersani e al capogruppo democrat Dario Franceschini per comunicare le loro decisioni. Tre lettere cui si aggiunge quella con cui chiedono a Casini, capogruppo dell’Udc, il passaggio alla file parlamentari centriste. Per Carra la candidatura della radicale Emma Bonino a presidente della Regione Lazio, che il Pd ha scelto di appoggiare anche se la decisione non è ancora stata formalizzata, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma il “disagio” suo e di altri cattolici democrat come Lusetti era cominciato da tempo, ed era andato crescendo assieme alla distanza da un progetto – quello di un nuovo partito di centrosinistra – “mai decollato”. Nonostante le speranze inizialmente riposte da Carra e Lusetti nel Pd. Per Lusetti, l’addio ai democrat è stata la “scelta più difficile” della sua vita politica e gli ha causato molta sofferenza. Lusetti – che ricorda il rapido avvicendarsi di ben tre segretari dal varo del Pd – puntualizza che non è un problema di leader: sono le stesse ragioni della costituzione del soggetto democrat a essere state tradite.

Anche Lusetti, come Carra, richiama l’attenzione sul significato della rinuncia Pd a esprimere un proprio candidato per il Lazio, a vantaggio della Bonino, “simbolo di una cultura laicista che il cattolicesimo democratico ha sempre combattuto”. Verso la Bonino non c’è “nulla di personale, ma è possibile – domanda Lusetti - che un partito che aspira al 30 per cento non sia capace di esprimere una candidatura?”. Lusetti aggiunge un po’ di pepe al menu della conferenza stampa ricordando che “D’Alema disse che se avesse vinto Franceschini avrebbe lasciato il partito. Ora che ha vinto Bersani noi traiamo le nostre conclusioni”. Gelida la reazione del segretario: Bersani “rispetta” la loro scelta, che gli “dispiace molto”, ma crede che le motivazioni addotte ““non abbiano in realtà un fondamento”. A Carra e Lusetti giunge anche la calorosa accoglienza centrista: il segretario Udc Lorenzo Cesa dà loro il benvenuto osservando che “scherzosamente” potrebbe dire di non essersi “mai accorto che due amici come Carra e Lusetti se ne fossero andati, perché tali e tante sono state le battaglie condotte insieme nella Democrazia cristiana a difesa dei valori cattolici e degli ideali che da sempre ci accomunano. Sono certo – aggiunge il segretario centrista - che nell’Udc si sentiranno subito ‘a casa’ e che sapranno dare un grande contributo in Parlamento e al processo della Costituente di Centro”.

Sul caso dell’addio dei due esponenti cattolici al Pd interviene con asprezza l’ulivista Arturo Parisi, che – nel solco della polemica da tempo lanciata contro le strategie del partito – richiama l’attenzione su un passaggio dell’intervista pubblicato oggi dal “Corriere della Sera”. “Leggo senza sorpresa ma con crescente sconcerto Carra rispondere oggi al Corriere che gli chiede se il suo annunciato abbandono del Pd non danneggerà i rapporti tra il partito e l'Udc. ‘E perché? Il disegno di D'Alema e Bersani è quello di creare uno schieramento di centrosinistra con l'Udc, quindi io, in fondo, continuerò a lavorare per quel progetto’”, è la riposta di Carra citata da Parisi. Che chiosa: “Non è una novità. Purtroppo non è neppure una novità il silenzio col quale la attuale dirigenza del Pd assiste alla uscita dal partito di esponenti che dicono di lavorare per lo stesso disegno”. Col passare delle ore, tra i democrat sala l’allarme. E non bastano le critiche di Enrico Letta ai due partenti, che “sbagliano a non dare credito al lavoro di costruzione del Pd”, né i sarcasmi di Filippo Penati, secondo il quale sono tardive le preoccupazioni sul sostegno alla Bonino, a curare i mal di pancia. Il cattolico Giorgio Merlo mette in guardia da un Pd ridotto a “prolungamento” della storia della sinistra, un altro cattolico come Giorgio Tonini ammonisce che “questo stillicidio di abbandoni dovrebbe cominciare a preoccupare il segretario”. Secondo l’ex Dl Paolo Gentiloni, Carra e Lusetti “fanno un errore a considerare chiusi gli spazi di un loro impegno nel Pd”, ma chi resta non può cavarsela dicendo che sbagliano: “Il Partito democratico deve dire forte e chiaro che i moderati sono protagonisti dentro il partito e non alleati potenziali fuori dal Pd”.
 
(ndl) 14 gen 2010 13:56
 
 
 
 
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