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POL - Petrolio, Authority energia al lavoro su “Borsa europea”
Roma, 4 feb (Velino) - “L’Autorità, in accordo con il ministero dello Sviluppo economico, sta tentando di elaborare una proposta per promuovere una Borsa europea del petrolio, che contrasti le permanenti incertezze che si riflettono pesantemente anche su nuovi possibili investimenti settoriali; questi rimangono comunque indispensabili anche per potenziare ed ammodernare le infrastrutture, per rendere i mercati più concorrenziali ed affidabili, per offrire servizi più competitivi in termini di qualità e prezzi”. È quanto si legge in un passaggio della Relazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas sullo stato del mercato dell'energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Secondo l’Authority i mercati energetici risentono ancora della crisi internazionale del 2008 “di cui pure il settore energetico è stato un’importante concausa”. Ma le analogie tra sistema finanziario e quello degli idrocarburi, a parere dell’Authority, sono evidenti: “In entrambi, infatti, si riscontra una simile assenza o inadeguatezza dei sistemi di regolazione, di monitoraggio, di controllo e di intervento da parte delle Istituzioni” che mostrano la necessità “a livello globale, di più efficaci meccanismi di governance o quanto meno di più efficiente coordinamento”. I prezzi del petrolio dai picchi del 2008 ai 45 dollari a barile dei primi mesi del 2009, fino ai 70-80 dollari al barile da 3 mesi a questa parte, sembrano reggersi “su un equilibrio nuovo, ma ancora bisognoso di iniziative, anche a valenza internazionale, mirate a renderlo meno incerto, più trasparente, più prevedibile, meno esposto alla speculazione, meno sfavorevole per i consumatori e per gli investimenti”.
A risentire da un punto di vista internazionale della crisi anche il settore dell’energia elettrica dove si riscontra che laddove “è superiore il peso delle fonti ad alti costi fissi e bassi costi variabili (nucleare, fonti rinnovabili e carbone), le variazioni dei prezzi sono state più contenute rispetto ai Paesi dove gli idrocarburi contribuiscono in misura significativa alla produzione elettrica”. Per il settore gas naturale invece “agli effetti del picco petrolifero e della successiva crisi si sono sommati anche quelli connessi agli assetti contrattuali” che hanno creato in Europa per alcuni mesi “una situazione di estrema anomalia”. Il prezzo del gas, infatti, “era superiore anche di tre volte rispetto a quello degli oli combustibili, pur a parità di potere energetico di questi idrocarburi. Tale situazione è progressivamente rientrata nel corso della primavera del 2009 fino alla situazione attuale che vede i prezzi del metano collocati a valori pari a circa 2/3 di quelli degli oli combustibili”. La crisi, ha poi sottolineato l’Authority, “ha infine certamente influito anche sul sostanziale insuccesso dei tentativi di pervenire ad un accordo mondiale sulla limitazione delle emissioni di gas serra. Anche in questo caso appare necessario ricercare nuovi modelli, maggiormente basati su strumenti di mercato, che attribuiscano un valore ai beni e servizi prodotti con basse emissioni di gas serra a prescindere dal Paese in cui essi vengono realizzati” per evitare “delocalizzazioni” produttive verso paesi che “non adottano politiche di contenimento delle emissioni e di rispettare il diritto dei Paesi in via di sviluppo a non veder penalizzata la crescita dei consumi interni”.