Roma, 8 feb (Velino) - “Mercoledì mattina in Consiglio dei ministri sarà dato il via definitivo al provvedimento per l’individuazione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari in Italia. Dopo di che le imprese e i soggetti privati individueranno i terreni più adatti che rispondano ai criteri di sicurezza. Credo che tra due anni potremo iniziare i percorsi autorizzativi”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola intervistato da Maurizio Belpietro per
la Telefonata di Mattino 5. Un intervento nel corso del quale il ministro ha anche affrontato il capitolo Fiat sottolinenando l'esistenza di "otto, dieci offerte" alternative per lo stabilimento di Termini Imerese.
L'annuncio del ministro sul nucleare segue di due giorni le parole con cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva ribadito l'intenzione di tornare all'atomo. “Bollette più leggere per gli italiani e per le imprese” grazie al “rilancio del nucleare e delle fonti alternative”, aveva detto il premier in un collegamento telefonico con la cerimonia di apertura dei cantieri della Pedemontana. Una rotta, quella del governo, che marca le distanze dal no al nucleare espressi, tanto dal segretario del Partito democratico Pierlugi Bersani, quanto da Emma Bonino, candidata alla presidenza della Regione Lazio con il sostegno dei partiti del centrosinistra.
Quanto alla vicenda Fiat, Scajola ha ricordato che il gruppo torinese “ha dichiarato voler chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. Secondo noi c’è ancora spazio, ma prendiamo atto della decisione dell’azienda della riorganizzazione dei quattro stabilimenti. Con Fiat è stato fatto invece un accordo per aumentare la produzione che passerà da 690 mila a 900 mila pezzi. E abbiamo chiesto che si impegni insieme a noi a trovare soluzioni sul piano industriale”. Dopo aver sottolineato come “su Termini il discorso è chiuso”, Scajola tuttavia ha ricordato che ci sono "otto, dieci offerte per una produzione diversa" “che stiamo valutando” e che saranno esaminate il 5 marzo nel corso del tavolo sull'auto. "Valuteremo qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo". Parlando invece dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco Scajola ha spiegato che “soffre la crisi di produzione dell’Alfa Romeo ma c’è un accordo con Fiat perché lì venga prodotta la Panda che attualmente viene prodotta in Polonia e per questo per Pomigliano il futuro è in crescita”. Rispondendo poi a una domanda di Belpietro sui fondi destinati al gruppo di Torino e alle osservazioni critiche del ministro Renato Brunetta, Scajola ha fatto notare come “i 270 milioni destinati alla Fiat sono serviti alla ricerca e agli investimenti e hanno permesso a Fiat di diventare padrone di Chrysler. Questi fondi non saranno restituiti ma sono un grande impegno per Fiat: quello di sviluppare l’italianità e la sua produzione in Italia”. Infine Scajola ha aggiunto che prima di Marchionne Fiat ha dedicato poca attenzione al settore auto, ma da quando Marchionne è diventato amministratore delegato “lo ha fatto diventare il suo core business”.
Una citazione infine per il caso Alcoa, “l’emblema del costo dell’energia”. In Italia, ha detto il ministro, “chi urla contro il nucleare si dimentica che in Italia si paga per l’energia il 30 per cento in più. Alcoa vuole vendere perché paga troppo. Berlusconi ha parlato direttamente con il presidente della Commissione europea. Credo ci siano le condizioni perché riprenda la produzione in Sardegna. Giovedì è previsto un incontro che mi auguro sarà risolutivo anche a fronte delle decisioni prese dal governo per garantire Alcoa”.