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POL - *La prima querela per Ciancimino da un collaboratore di Grasso (Dna)
--IL VELINO OREDICIANNOVE--
 
*La prima querela per Ciancimino da un collaboratore di Grasso (Dna)
Roma, 9 feb (Velino) - Ieri, in tarda serata, è giunta la notizia della querela per diffamazione che tramite il suo legale, l'avvocato Enrico Sanseverino, si prepara a sporgere il magistrato palermitano Giusto Sciacchitano contro Massimo Ciancimino, per alcuni passaggi della sua deposizione di ieri al processo Mori-Obinu. Il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha infatti sostenuto di avere ricevuto dal magistrato pressioni, attraverso l'avvocato Gianni Lapis, affinché tenesse fuori dall'indagine per ricilaggio in cui era coinvolto la società "Gas", di cui era socio il consuocero di Sciacchitano, Ezio Brancato. "Cercheremo - spiegava ieri sera all'Ansa l'avvocato Sanseverino - di dimostrare la totale falsità delle accuse. All'epoca cui si riferisce Ciancimino, per altro, Brancato non era più consuocero del mio assistito, in quanto il figlio si era separato da un anno dalla moglie, figlia dell'imprenditore del gas".

Uno sviluppo, però, che mette in luce come la deposizione di Ciancimino jr non solo rischia di avvelenare il clima politico ("un tentativo di delegittimazione dell'azione del governo Berlusconi", denuncia il ministro Alfano), ma si inserisce, alimentandoli, nei dissidi e nella guerra sotterranea tra correnti di magistrati antimafia che da decenni prosegue nel cosiddetto "Palazzo dei Veleni", il tribunale di Palermo. Sarebbe stato Sciacchitano, ha raccontato ieri Ciancimino jr, a spingerlo a tacere sulla "Gas", assicurandolo che tacendo sull'accusa di riciclaggio "ne avremmo tratto beneficio, visto che lo stesso Sciacchitano era in buoni rapporti con la procura di Palermo che conduceva l'inchiesta". Ma puntando l'indice contro Sciacchitano, ex sostituto procuratore di Palermo e dal 1993 alla Direzione nazionale antimafia, la luce dei riflettori si avvicina a Piero Grasso, che è capo della Dna e di cui Sciacchitano oggi è collaboratore. All'epoca delle presunte pressioni di Sciacchitano a tacere, inoltre, la procura era guidata proprio da Grasso, e da Giuseppe Pignatone, oggi a Reggio Calabria, mentre i due pm che oggi fanno deporre in aula Ciancimino jr, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, militavano in una cordata opposta, quella che fa capo a Giancarlo Caselli, che si distingueva per una strategia giudiziaria diversa da quella di Grasso.

Quando Ciancimino jr spiega di aver taciuto fino ad oggi sui presunti "papelli" e "pizzini" a Berlusconi e Dell'Utri perché "nessuno mi faceva domande...", chiama in causa la gestione di allora della procura. "Un modo - sintetizza Felice Cavallaro sul Corriere della Sera - per sconfessare ai magistrati di oggi i colleghi di ieri". Pignatone nel 2005 era alla guida del "pool" che interrogò Ciancimino jr, ma una dei sostituti, Roberta Buzzolani, ricorda invece che quelle domande gli vennero poste: "Il 10 ottobre del 2005 davanti alle nostre domande, compresa quella su un assegno di Berlusconi 'anche con riferimento ai rapporti con il senatore Dell'Utri', si avvalse della facoltà di non rispondere", riporta Cavallaro. Ieri in udienza, però, il verbale del 2005 nessuno l'ha ricordato, chiedendone conto al "dichiarante" Ciancimino, nonostante sia a disposizione della procura di Palermo.
 
(Federico Punzi) 9 feb 2010 10:56
 
 
 
 
 
 
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