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POL - Ciancimino, il mantra di Bersani: Lasciamo lavorare i magistrati
Di Pietro: C’è chi rappresenta mafia in governo o in Parlamento?
Roma, 9 feb (Velino) - “Non una parola. Niente più che un laconico e formale ‘lasciamo lavorare la magistratura’”: così un editoriale di “Europa”, quotidiano pro Pd, sintetizza oggi - senza nascondere perplessità - l’approccio dei vertici democrat rispetto alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulla genesi para-mafiosa di Forza Italia. Un approccio che il segretario Pd Pier Luigi Bersani ribadisce esternando coi cronisti: ‘Lasciamo lavorare i magistrati’ è il mantra del leader democrat. Che evita polemiche con l’Udc, assai critica rispetto al modo in cui l’Italia dei Valori - ma non Luigi Li Gotti e soprattutto Pino Arlacchi, il quale diffida Antonio Di Pietro dal servirsi delle tesi “paranoidi” di Ciancimino junior - ha cavalcato le notizia provenienti dall’Ucciardone, sede palermitana del processo Mori. Inviti alla cautela che non frenano Di Pietro. Il quale rilancia dichiarando che è “doveroso che la magistratura accerti fino in fondo, specie dopo la condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa di Dell’Utri, se al governo e in Parlamento abbiamo persone che siedono in rappresentanza del popolo italiano o della mafia”. Di Pietro premette che “c’è stato un preciso momento storico in cui la mafia ha interrotto la stagione delle stragi ed ha iniziato la stagione del dialogo e dei compromessi con le istituzioni e con la politica”. Secondo Bersani “tutte le forze dell’opposizione hanno un problema e un compito: quello di preparare un’alternativa per gli italiani’. Il Pd sente “acutamente” questo problema e pensa che le altre forze d’opposizione debbano fare altrettanto. Per le Regionali, Bersani è “sempre stato ottimista. Abbiamo lavorato in condizioni non agevoli di clima, ma io son sempre stato fiducioso’. Più articolato del giudizio di Bersani è - rispetto alle dichiarazioni di Ciancimino - quello veicolato in una nota dalla capogruppo al Senato Anna Finocchiaro. La presidente dei senatori Pd non solo assicura che “la magistratura vaglierà le dichiarazioni di Ciancimino, avrà elementi per verificarle e fare riscontri”, ma riferisce di avere “appreso che il presidente del Consiglio ha già querelato Ciancimino per le dichiarazioni che ha fatto. Credo che la sindacabilità delle dichiarazioni di Ciancimino non sia materia che appartiene alla politica. Lasciamo fare ai magistrati che hanno la competenza, la professionalità, l’equilibrio, la saggezza e l’indipendenza per farlo”. Chi ha già reso pubblico il proposito di querelare Ciancimino è però il magistrato palermitano Giusto Sciacchitano, che ravvisa una diffamazione ai suoi danni in alcuni passaggi della deposizione fatta dal figlio dell’ex sindaco di Palermo al processo Mori.
“Non una parola. Niente più che un laconico e formale ‘lasciamo lavorare la magistratura’”: così un editoriale di “Europa”, quotidiano pro Pd, sintetizza oggi - senza nascondere perplessità - l’approccio dei vertici democrat rispetto alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulla genesi para-mafiosa di Forza Italia. Un approccio che il segretario Pd Pier Luigi Bersani ribadisce esternando coi cronisti: ‘Lasciamo lavorare i magistrati’ è il mantra del leader democrat. Che evita polemiche con l’Udc, assai critica rispetto al modo in cui l’Italia dei Valori - ma non Luigi Li Gotti e soprattutto Pino Arlacchi, il quale diffida Antonio Di Pietro dal servirsi delle tesi “paranoidi” di Ciancimino junior - ha cavalcato le notizia provenienti dall’Ucciardone, sede palermitana del processo Mori. Inviti alla cautela che non frenano Di Pietro. Il quale rilancia dichiarando che è “doveroso che la magistratura accerti fino in fondo, specie dopo la condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa di Dell’Utri, se al governo e in Parlamento abbiamo persone che siedono in rappresentanza del popolo italiano o della mafia”. Di Pietro premette che “c’è stato un preciso momento storico in cui la mafia ha interrotto la stagione delle stragi ed ha iniziato la stagione del dialogo e dei compromessi con le istituzioni e con la politica”. Secondo Bersani “tutte le forze dell’opposizione hanno un problema e un compito: quello di preparare un’alternativa per gli italiani’. Il Pd sente “acutamente” questo problema e pensa che le altre forze d’opposizione debbano fare altrettanto. Per le Regionali, Bersani è “sempre stato ottimista. Abbiamo lavorato in condizioni non agevoli di clima, ma io son sempre stato fiducioso’. Più articolato del giudizio di Bersani è - rispetto alle dichiarazioni di Ciancimino - quello veicolato in una nota dalla capogruppo al Senato Anna Finocchiaro. La presidente dei senatori Pd non solo assicura che “la magistratura vaglierà le dichiarazioni di Ciancimino, avrà elementi per verificarle e fare riscontri”, ma riferisce di avere “appreso che il presidente del Consiglio ha già querelato Ciancimino per le dichiarazioni che ha fatto. Credo che la sindacabilità delle dichiarazioni di Ciancimino non sia materia che appartiene alla politica. Lasciamo fare ai magistrati che hanno la competenza, la professionalità, l’equilibrio, la saggezza e l’indipendenza per farlo”. Chi ha già reso pubblico il proposito di querelare Ciancimino è però il magistrato palermitano Giusto Sciacchitano, che ravvisa una diffamazione ai suoi danni in alcuni passaggi della deposizione fatta dal figlio dell’ex sindaco di Palermo al processo Mori.
Nella sua nota, la Finocchiaro tocca anche un’altra questione, mettendo in guardia da un rischio che vede “sempre incombente: quello di andare, per esempio con l’approvazione delle norme previste dal disegno di legge Valentino, alla modifica della legislazione sui pentiti (che ricordo essere nata con i processi di terrorismo e che ha aiutato molto) e alla sterilizzazione dello sforzo giudiziario straordinario nei confronti della mafia che ha registrato grandi successi, come sempre ci ricordano i ministri Maroni, Alfano e il presidente Berlusconi”. Alla Finocchiaro replica direttamente il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, il quale “sommessamente” fa notare alla capogruppo Pd “che l’accreditamento urbi et orbi delle fandonie di Massimo Ciancimino non è piovuto dal cielo: se i deliri del figlio di don Vito sono approdati in un’aula di tribunale, in una pubblica udienza nell’ambito di un processo che parla di tutt’altro, è perché qualche pm ne ha fatto esplicita richiesta. Confinare una manovra di questo tipo nell’ordinarietà delle procedure giudiziarie è dunque nel migliore dei casi una superficialità; e ciò per non voler pensare - aggiunge l’esponente Pdl - che la sinistra non abbia rinunciato fino in fondo al tentativo di annientare l’avversario politico per via giudiziaria”. Quagliariello chiede inoltre “che il Parlamento si assuma le sue responsabilità facendo chiarezza attraverso una Commissione d’inchiesta sull’utilizzo che fin qui è stato fatto di pentiti e affini”. Il tema della normativa sui pentiti è toccato anche dal capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. “Il Popolo della libertà - premette Gasparri - ha varato dure norme contro la mafia e continuerà su questa strada anche con un codice unico antimafia. Resta poi il problema, sul quale è legittimo discutere, di più attente verifiche alle procedure dei processi ed alle menzogne che alcuni presunti pentiti o collaboratori di giustizia seminano nei tribunali”. Il capogruppo Pdl al Senato prosegue sottolineando che “le dichiarazioni di Ciancimino figlio sono farneticanti e non meriterebbero nemmeno una replica. Sono tese solo a mantenere una parte del patrimonio mafioso accumulato dalla famiglia Ciancimino”. Gasparri conclude esortando la magistratura a “fare controlli attenti per evitare che la calunnia ostacoli la vera lotta alla mafia che il centrodestra sta conducendo”.
Fabrizio Cicchitto, omologo di Gasparri alla Camera per il Pdl, rileva che - con le deposizioni del pentito Gaspare Spatuzza e ora di Ciancimino jr - siamo evidentemente “di fronte ad un clamoroso uso politico della giustizia, prima per influire sulla vicenda politica (Spatuzza) adesso per far aprire le pagine dei giornali su Forza Italia-mafia (Ciancimino) in contemporanea con l’inizio della campagna elettorale. Una fonte insospettabile, un giustizialista come Arlacchi, ha detto tutto quello che doveva esser detto su questo Ciancimino che ‘de relato’ dal padre può dire tutto ciò che vuole, tanto il suo problema è evitare che gli inquirenti lo disturbino troppo sui soldi messi al sicuro all’estero”. Cicchitto rammenta che “c’è una campagna elettorale aperta e per qualcuno il grande imbarazzo derivante dall’azione antimafia di questo governo. Qualcuno è accecato dalla faziosità politica. Qualcuno nella magistratura va troppo spesso ad ‘Anno Zero’ e ha deciso che è venuto il momento di aprire qualche 6x3 televisivo contro Berlusconi. Che la politica in Italia si faccia in queste condizioni mette in evidenza la gravità della situazione”. Per Sandro Bondi, coordinatore Pdl e ministro della Cultura, “occorrerebbe chiedersi perché la Magistratura non abbia voluto accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come di quella di Spatuzza, prima di rovesciarle in un’aula di tribunale con sprezzo non solo della verità ma anche dell’onore delle persone coinvolte e dell’immagine dell’Italia nel mondo”. A difendere sul suo Blog Forza Italia dall'accusa di essere il frutto della trattartiva fra mafia e politica è ginafranco Micciché, che parla da testimone diretto: "Io c'ero a quei tempi, quando fu fondata Forza Italia. Io c'ero, perché in Sicilia io ho fondato Forza Italia", dice il sottosegretario. "Mai nessun mafioso ha avuto contatti né rapporti con me. Non lo dico io, lo dice la mia storia giudiziaria, che non conosce una sola pagina in cui il mio nome sia accostato a Cosa Nostra". "Io c'ero - incalza Miccichè - quando Sicilia Libera, il partito nato nel '93 direttamente collegato a Cosa Nostra, si schierò contro di noi nel maggioritario. Io c'ero - aggiunge - quando chiudemmo alcuni club di Forza Italia per presunte infiltrazioni mafiose: mi riferisco in particolare al club San Paolo e a quello di Monreale. Io c'ero, anzi, la mia famiglia c'era, era lì, terrorizzata, quando - continua - ricevetti le minacce di morte da parte di Mandalari. Io c'ero e continuo ad esserci - conclude Miccichè - dentro i governi Berlusconi che da sempre conducono una lotta senza quartiere contro la mafia attraverso atti concreti". Parole a cui si unisce il presidente del Senato Renato Schifani che parla da ex uomo di Forza Italia in Sicilia:"Posso testimoniare il rigore, l'attenzione e la pervicacia con cui Miccichè ha operato affinché non vi fossero infiltrazioni mafiose in Forza Italia", dice Schifani. Per la Lega, rompe il silenzio il capogruppo alla Camera Roberto Cota: ''Questo Governo ha fatto un'azione di contrasto alla mafia senza precedenti - ha detto il candidato del centrodestra alla guida del Piemonte - e la cosa certa e' che questo ha dato fastidio alla mafia''.
Nella sua nota, la Finocchiaro tocca anche un’altra questione, mettendo in guardia da un rischio che vede “sempre incombente: quello di andare, per esempio con l’approvazione delle norme previste dal disegno di legge Valentino, alla modifica della legislazione sui pentiti (che ricordo essere nata con i processi di terrorismo e che ha aiutato molto) e alla sterilizzazione dello sforzo giudiziario straordinario nei confronti della mafia che ha registrato grandi successi, come sempre ci ricordano i ministri Maroni, Alfano e il presidente Berlusconi”. Alla Finocchiaro replica direttamente il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, il quale “sommessamente” fa notare alla capogruppo Pd “che l’accreditamento urbi et orbi delle fandonie di Massimo Ciancimino non è piovuto dal cielo: se i deliri del figlio di don Vito sono approdati in un’aula di tribunale, in una pubblica udienza nell’ambito di un processo che parla di tutt’altro, è perché qualche pm ne ha fatto esplicita richiesta. Confinare una manovra di questo tipo nell’ordinarietà delle procedure giudiziarie è dunque nel migliore dei casi una superficialità; e ciò per non voler pensare - aggiunge l’esponente Pdl - che la sinistra non abbia rinunciato fino in fondo al tentativo di annientare l’avversario politico per via giudiziaria”. Quagliariello chiede inoltre “che il Parlamento si assuma le sue responsabilità facendo chiarezza attraverso una Commissione d’inchiesta sull’utilizzo che fin qui è stato fatto di pentiti e affini”. Il tema della normativa sui pentiti è toccato anche dal capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. “Il Popolo della libertà - premette Gasparri - ha varato dure norme contro la mafia e continuerà su questa strada anche con un codice unico antimafia. Resta poi il problema, sul quale è legittimo discutere, di più attente verifiche alle procedure dei processi ed alle menzogne che alcuni presunti pentiti o collaboratori di giustizia seminano nei tribunali”. Il capogruppo Pdl al Senato prosegue sottolineando che “le dichiarazioni di Ciancimino figlio sono farneticanti e non meriterebbero nemmeno una replica. Sono tese solo a mantenere una parte del patrimonio mafioso accumulato dalla famiglia Ciancimino”. Gasparri conclude esortando la magistratura a “fare controlli attenti per evitare che la calunnia ostacoli la vera lotta alla mafia che il centrodestra sta conducendo”.
Fabrizio Cicchitto, omologo di Gasparri alla Camera per il Pdl, rileva che - con le deposizioni del pentito Gaspare Spatuzza e ora di Ciancimino jr - siamo evidentemente “di fronte ad un clamoroso uso politico della giustizia, prima per influire sulla vicenda politica (Spatuzza) adesso per far aprire le pagine dei giornali su Forza Italia-mafia (Ciancimino) in contemporanea con l’inizio della campagna elettorale. Una fonte insospettabile, un giustizialista come Arlacchi, ha detto tutto quello che doveva esser detto su questo Ciancimino che ‘de relato’ dal padre può dire tutto ciò che vuole, tanto il suo problema è evitare che gli inquirenti lo disturbino troppo sui soldi messi al sicuro all’estero”. Cicchitto rammenta che “c’è una campagna elettorale aperta e per qualcuno il grande imbarazzo derivante dall’azione antimafia di questo governo. Qualcuno è accecato dalla faziosità politica. Qualcuno nella magistratura va troppo spesso ad ‘Anno Zero’ e ha deciso che è venuto il momento di aprire qualche 6x3 televisivo contro Berlusconi. Che la politica in Italia si faccia in queste condizioni mette in evidenza la gravità della situazione”. Per Sandro Bondi, coordinatore Pdl e ministro della Cultura, “occorrerebbe chiedersi perché la Magistratura non abbia voluto accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come di quella di Spatuzza, prima di rovesciarle in un’aula di tribunale con sprezzo non solo della verità ma anche dell’onore delle persone coinvolte e dell’immagine dell’Italia nel mondo”.A difendere sul suo Blog Forza Italia dall'accusa di essere il frutto della trattartiva fra mafia e politica è ginafranco Micciché, che parla da testimone diretto: "Io c'ero a quei tempi, quando fu fondata Forza Italia. Io c'ero, perché in Sicilia io ho fondato Forza Italia", dice il sottosegretario. "Mai nessun mafioso ha avuto contatti né rapporti con me. Non lo dico io, lo dice la mia storia giudiziaria, che non conosce una sola pagina in cui il mio nome sia accostato a Cosa Nostra". "Io c'ero - incalza Miccichè - quando Sicilia Libera, il partito nato nel '93 direttamente collegato a Cosa Nostra, si schierò contro di noi nel maggioritario. Io c'ero - aggiunge - quando chiudemmo alcuni club di Forza Italia per presunte infiltrazioni mafiose: mi riferisco in particolare al club San Paolo e a quello di Monreale. Io c'ero, anzi, la mia famiglia c'era, era lì, terrorizzata, quando - continua - ricevetti le minacce di morte da parte di Mandalari. Io c'ero e continuo ad esserci - conclude Miccichè - dentro i governi Berlusconi che da sempre conducono una lotta senza quartiere contro la mafia attraverso atti concreti". Parole a cui si unisce il presidente del Senato Renato Schifani che parla da ex uomo di Forza Italia in Sicilia:"Posso testimoniare il rigore, l'attenzione e la pervicacia con cui Miccichè ha operato affinché non vi fossero infiltrazioni mafiose in Forza Italia", dice Schifani. Per la Lega, rompe il silenzio il capogruppo alla Camera Roberto Cota: ''Questo Governo ha fatto un'azione di contrasto alla mafia senza precedenti - ha detto il candidato del centrodestra alla guida del Piemonte - e la cosa certa e' che questo ha dato fastidio alla mafia''.