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SPE - Bonucci: “L’ebreo” segna il mio ritorno al teatro e alla vita
 
Bonucci: “L’ebreo” segna il mio ritorno al teatro e alla vita
Roma, 9 feb (Velino) - “Siamo orgogliosi, c’è grande entusiasmo. Le risate sgorgano naturalmente da questo testo tragicomico che vede in scena con me una grande sorpresa, una brava Ornella Muti, ‘debuttante’ sul palcoscenico, e Pino Quartullo, con cui siamo ottimi compagni di lavoro”. Così Emilio Bonucci al VELINO parlando del successo che sta riscontrando la tournèe dell’“Ebreo”, testo scritto da Gianni Clementi (Premio E.T.I. 2007), per la regia di Enrico Maria La Manna, da oggi al Teatro Bellini di Napoli e che approderà nella capitale il 23 febbraio al Teatro Valle. La trama ci riporta alla Shoah. Negli anni ’40, con l’entrata in vigore delle leggi sulla discriminazione razziale, emanate dal regime fascista, molti ebrei, presagendo un destino incerto, avevano pensato di mettere al riparo i loro beni da presumibili espropri, intestando le loro proprietà a prestanome fidati, di razza ariana. Marcello Consalvi (interpretato da Bonucci), al tempo oscuro ragioniere, è uno dei fortunati beneficiari: il suo padrone gli ha intestato tutte le proprietà. Consalvi vive con la moglie Immacolata (Ornella Muti) in uno splendido appartamento borghese, di proprietà del padrone, nel ghetto ebreo di Roma. La vita scorre tranquilla quando, improvvisamente, dopo 13 anni, il vecchio proprietario bussa alla loro porta. I due decidono di chiudersi in casa e non aprire: devono prendere tempo e pensare a una soluzione per non perdere tutto e tornare di nuovo all’ormai dimenticata vita grama. “Il mio personaggio – racconta Bonucci – è succube della moglie. Lui si accontenterebbe di poco, ma la moglie che vive questa ricchezza improvvisa con un senso di rivalsa impazzisce all’idea che l’ebreo possa tornare. E decidono di ucciderlo, andando fino in fondo a questa follia. I due coniugi – aggiunge Bonucci – ricordano tanto Rosa e Olindo”.

“Questo testo segna il mio ritorno alla vita. Negli ultimi cinque anni mi sono potuto dedicare al cinema e alla tv, ma non al teatro. Il cancro mi ha tenuto lontano dal palcoscenico, e il trapianto di fegato mi ha salvato. Ringrazio i miei chirurghi angeli. La fede mi ha aiutato ad accettare serenamente l’idea della morte. Ma il trapianto è stato possibile, vivo con il fegato di un ragazzo di 27 anni, già di suo donatore a 20 anni. La mia vita ora è dedicata anche a far vivere questo ragazzo”. A 62 anni questo mese, Bonucci festeggia i 50 anni di carriera. “Era il 1962 – ricorda al VELINO – quando ho debuttato dodicenne nel film ‘Parigi o cara’ di Vittorio Caprioli. E vengo da un anno straordinario con la ‘Colonna d’Oro’ al migliore attore per ‘La Casa sulle Nuvole’ di Claudio Giovannesi, che vedeva nella giuria del Premio Magna Graecia i maestri Ettore Scola e Ugo Gregoretti”. Dopo la tournèe dell’“L’ebreo” Bonucci andrà un po’ su un’isoletta greca a riposarsi, prima di ricominciare il viaggio nel cinema e in tv - anche se non ha ancora stabilita un’agenda di lavoro -, e in teatro (esordì nel 1969 con “L’Orlando furioso’ diretto da Luca Ronconi) - anche se non sarà più quello di Ronconi, ma spera di poter continuare il percorso con La Manna -. Una strada artistica che continua sulla scia segnata dal padre Alberto, attore e doppiatore. “Ho scoperto – dice – mio padre piano piano. È morto a 50 anni ed oggi io ne ho 12 più di lui. Ho voluto portare avanti il suo nome nel mondo dello spettacolo. Anche se questa tradizione s’interromperà con me, perché mio figlio ha scelto un altro percorso professionale”.
 
(Ornella Petrucci) 9 feb 2010 15:05
 
 
 
 
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