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POL - Par condicio, Rai presenterà simulazione, martedì nuova riunione
Garimberti: Deluso da Vigilanza ma non faccio mediazioni
 
Par condicio, Rai presenterà simulazione, martedì nuova riunione
Roma, 11 feb (Velino) - “Siamo passati dallo scontro al confronto. È un primo passo. Dobbiamo farne altri. L’importante, per ora, è aver creato un clima di dialogo. È però d’obbligo la prudenza”. Queste le parole del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, dopo la riunione dell’ufficio di presidenza sul contestato regolamento per la campagna elettorale approvato dalla commissione. “Al termine dei lavori - spiega una nota della Vigilanza - nel rispetto delle norme approvate, si è convenuto di ricercare elementi interpretativi che costituiscano una convergenza sui reciproci contributi tra Commissione, Authority e Rai, nell’interesse generale, cioè del servizio pubblico e del Paese. Tutto, in ogni caso - conclude la nota - sarà rimesso alla commissione”. In concreto, per ora il regolamento resta così com’è. L’azienda fornirà al più presto alla commissione una sorta di simulazione di palinsesto risultante dall’applicazione letterale delle nuove disposizioni. Martedì prossimo si riunirà di nuovo l’ufficio di presidenza della Vigilanza per valutarne l’impatto, in base alla simulazione della Rai, ed eventualmente per studiare un intervento interpretativo che lasci qualche margine all’azienda. Sembrano escluse, al momento, ipotesi di modifica del testo.

All’audizione dinanzi all’ufficio di presidenza della Vigilanza, il presidente Rai Paolo Garimberti si è presentato col “mandato unanime” assegnatogli stamani dal Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini per “rappresentare le criticità” del testo varato coi voti del centrodestra e del radicale Marco Beltrandi, relatore del provvedimento. Lo ha riferito lo stesso Garimberti, varcando la soglia di San Macuto per l’incontro cui hanno preso parte anche il direttore generale Rai, Mauro Masi, e il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò. Garimberti si dice “profondamente deluso” dalle scelte della Vigilanza, esposte a suo giudizio a critiche “che sono di ordine giuridico, con profili di contrasto con la legge sulla par condicio, che riguardano la gestione dei palinsesti, che dovrebbero essere rivisti, e che sono di ordine economico e anche relativi all’autonomia giornalistica”. Inoltre, per Garimberti il pubblico non può “vedere solamente tribune elettorali”. Su un punto il presidente di Viale Mazzini insiste: “Non si può pensare che gli effetti del regolamento possano essere ottenuti dalla sua interpretazione. La Rai applicherà letteralmente le nuove norme della Vigilanza, che si deve assumere le sue responsabilità. Io non faccio mediazioni o contrattazioni”. Dopo il summit di San Macuto, Garimberti incontrerà i conduttori delle trasmissioni Rai cui si applicherà il regolamento: “Incontrerò conduttori come Santoro e Paragone, parlerò con loro anche alla luce di quello che sarà detto oggi”. Il presidente di Viale Mazzini respinge infine le accuse di “passività”, ricordando che doveva “sentire il Cda e leggere il regolamento”. E se finora è stato prudente è stato “per il bene dell’azienda”.

Quanto al presunto "favore" a Mediaset, ieri la commissione Servizi e prodotti dell’Agcom ha fissato un orientamento in base al quale il regolamento sulla par condicio dovrebbe essere rispettato anche dalle emittenti private. D’altra parte, per prassi l’Agcom applica, nello stabilire le regole elettorali per le tv commerciali, il modello fissato dalla Vigilanza per la Rai. Intanto, cresce il “fuoco amico” sul radicale Marco Beltrandi, protagonista - in quanto relatore del testo - della decisione presa dalla commissione, con il sostegno del centrodestra e dello stesso Beltrandi (grazie anche all’astensione dell’Udc). Ieri il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ha ricevuto dall’ufficio di presidenza della commissione il mandato per cercare una mediazione, senza finora ottenere risultati tangibili, stante la contrarierà di Pdl e Lega. Dal canto suo, Beltrandi si dice pronto a fermare con qualsiasi iniziativa nonviolenta eventuali tentativi di “modifiche o ‘interpretazioni’ del regolamento sulla par condicio approvato regolarmente l’altro ieri dalla Commissione di Vigilanza”. Ma è innanzitutto il centrodestra, con la forza dei numeri di cui dispone in Vigilanza, a fare argine: la legge sulla par condicio è “illiberale e liberticida”, come ieri ha ribadito il premier Silvio Berlusconi, ma il centrosinistra - avverte Alessio Butti (Pdl), membro della commissione di Vigilanza Rai - non può reagire in modo “schizofrenico”, parlando “di regime e di bavaglio”, se le regole sulla parità di accesso vengono “osservate alla lettera” ed estese ai talkshow. Qualsiasi ipotesi non potrà non tenere conto della necessità, per i diversi programmi di approfondimento, di rispettare i principi della legge sulla par condicio. A meno che, come ha detto Butti, non venga modificata la par condicio: “Ha ragione Berlusconi, ha ragione Calabrò, hanno ragione i cento senatori che hanno sottoscritto il mio disegno di legge di revisione della par condicio. E allora bando all’ipocrisia e si metta mano a questa legge liberticida e illiberale”.

Proprio alla proposta elaborata da Butti fa riferimento il viceministro per le Comunicazioni, Paolo Romani, invitando a ripartire da lì “dopo le Regionali”. Secondo Romani “i cardini di una possibile riforma sono una maggiore libertà per gli operatori dell’informazione, che non ci sia più questa scellerata distinzione tra informazione e comunicazione, che vuol dire blindare tutto ciò che è comunicazione, il diritto di tribuna garantito ai nuovi partiti e l’introduzione del concetto di proporzionalità”. Un perentorio invito a “riconsiderare la scelta o limitare i danni” parte dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che non vede alcuna contrapposizione tra i programmi di approfondimento giornalistico e l’accesso ai media dei partiti più piccoli. “Capisco i problemi dei radicali e delle forze minori e capisco il problema del centrodestra di voler occultare la realtà, ma sono questioni che non si assomigliano tra loro”, afferma il segretario democrat, convinto che ci sia la possibilità “di fare tutte e due le cose”. Ma il segretario Psi, Riccardo Nencini, dissente: “L’audience, in un’azienda come la Rai, non può essere l’unico criterio di giudizio neppure per le trasmissioni di approfondimento politico”, afferma il segretario Psi, Riccardo Nencini. “Stupisce - aggiunge Nencini - che il presidente della Rai, Garimberti, e conduttori così esperti come Floris e Santoro, non se ne rendano conto. La cosiddetta ‘par condicio’ non è sicuramente la legge migliore che ci sia, ma quella dell’audience è infinitamente peggiore”.
 
(ndl) 11 feb 2010 14:40
 
 
 
 
 
 
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