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POL - Bertolaso: Non merito la berlina, forse qualcosa è sfuggito
 
Bertolaso: Non merito la berlina, forse qualcosa è sfuggito
Roma, 13 feb (Velino) - La polvere sollevata dal ciclone mediatico che ha investito il capo della Protezione civile Guido Bertolaso comincia a posarsi lasciando intravedere nuovi risvolti della vicenda. E qualcosa potrebbe essere “sfuggito”. “In dieci mesi abbiamo dovuto fare lavori per cui ci sarebbero voluti dieci anni. Forse ho sbagliato a fidarmi di certe persone”, spiega il sottosegretario sul quale più di qualcuno ha già puntato l’indice accusatorio “giustizialista”, in un'intervista a Skytg24. La tentazione di farsi da parte, perchè sarebbe venuta meno la "serenità necessaria", in Bertolaso è forte. Se – come spiega a La Stampa un suo collaboratore – vuole andare via, riposarsi “perché queste polemiche politiche lo fanno vomitare”, il premier però non ci sta e lo vuole invece “inchiodato” al suo posto: “Bertolaso non si tocca, i magistrati si vergognino”, grida da Bruxelles. E se il procuratore fiorentino Giuseppe Quattrocchi replica “non rispondo a nessuno, io faccio il mio lavoro”, è lo stesso capo della Protezione Civile a mettere i puntini sulle “i” non vedendo l’ora di chiarire con la procura questo “grandissimo equivoco”: “Ho tutti gli elementi per dimostrare la mia correttezza; purtroppo temo che i tempi si allungheranno molto e questo mi impedirà di chiarire e di tornare con la serenità che mi serve al lavoro che stavo facendo”. Poi il “mea culpa”: “Forse mi sono fidato troppo di qualcuno, al G8 qualcosa può essere sfuggito”.

Ma per quanto riguarda le intercettazioni che lo vedrebbero coinvolto in orge, festini e comportamenti a favore di alcune imprese “francamente – precisa Bertolaso – mi sembra umiliante”. Alla Maddalena “abbiamo dovuto correre, quindi non sono stato in grado di controllare tutto al meglio giorno per giorno... Se qualcosa ho mancato me ne faccio una colpa e un rammarico, ma non per questo devo essere messo alla berlina”. Ma è anche vero che per ora le accuse rimangono solo ipotesi: non esistono infatti riscontri certi, diretti o indiretti del passaggio di denaro fra l’imprenditore Diego Anemone e Guido Bertolaso, si legge sul Giornale. E non si è neppure trovata traccia di un solo euro dei 50 mila di cui Anemone, per conto suo, parla al telefono con un amico sacerdote. Così come non finisce nelle tasche di Bertolaso nemmeno un centesimo – scrive ancora il quotidiano diretto da Vittorio Feltri – dei diecimila euro che alla fine Anemone riesce a recuperare. Anzi, non vi è neppure la certezza che i due si siano incontrati quel giorno. Ma certo suona comunque strano che possano bastare diecimila euro come contropartita per l’aggiudicazione di appalti milionari. Tanto da spingere il sottosegretario a ironizzare: “pensare che si possa imbonire o addirittura comprare con diecimila euro uno come me, che ha gestito lavori per centinaia di milioni di euro è perfino umiliante”.

Alle illazioni che sia una escort o che ne abbia addirittura procurate, ha reagito duramente Regina Profeta, ex soubrette televisiva e oggi responsabile degli eventi danzanti del Salaria Sport Village, più volte candidata nelle liste del centrosinistra.

"Questa storia mi ha distrutto, io sono una persona per bene", ha da parte sua dichiarato al Corriere Francesca, la fisioterapista di 42 anni, sposata dal 4 febbraio scorso, alla quale Bertolaso si afidava per curare il mal di schiena. "Ho fatto semopre e solo il mio lavoro, , sono una fisioterapista, un'estetista. Mica una escort...".

Angelo Balducci, da parte sua, nella quattro ore di interrogatorio che lo hanno visto di fronte al giudice fiorentino Roberto Lupo, ha respinto ogni addebito, sia per quanto riguarda i rapporti con l'imprenditore Diego Anemone ("Un amico di lunga data, non ha mai influito sulle mie scelte pubbliche"), sia per le accuse di corruzione, per le quali ha sfidato i giudici a trovare "un solo atto contrario ai miei doveri d’ufficio".
 
(esp) 13 feb 2010 11:30
 
 
 
 
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