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CLT - Caravaggio, scanner Cnr scopre “pentimento” sotto Cena di Emmaus
Roma, 18 feb (Velino) - C’è un “pentimento” nella “Cena di Emmaus” di Caravaggio conservato nella Pinacoteca di Brera. A scoprirlo è stato uno scanner realizzato appositamente dall’Istituto nazionale di ottica (Ino) del Cnr di Firenze, che su “mandato” dell’Opificio delle pietre dure ha realizzato un sistema Multi-Nir (Scanning Multispectral IR reflectography), in grado di acquisire immagini all’infrarosso in 14 lunghezze d’onda, raggiungendo i 2300 nanometri contro i 1050 dei mezzi tradizionali. Durante l’indagine è riaffiorata sul lato sinistro della tela la presenza di un una finestra aperta su paesaggio dominato da un albero frondoso da cui, nella prima versione, proveniva la luce che illuminava i personaggi. Nella stesura definitiva, però, Caravaggio preferì occultare questi elementi spaziali e naturalistici. Al suo posto realizzò un sfondo scuro, in grado di suggerire un’atmosfera più raccolta e spirituale dove era la figura stessa di Cristo a emanare la luce all’ambiente circostante, quale segno rivelatore della sua presenza divina. E che il pittore abbia cambiato idea quando aveva già steso del colore sulla tela, lo hanno confermato le indagini realizzate mediante fluorescenza a raggi X dall’università di Perugia e dall’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Cnr, che hanno provato la presenza di un paesaggio verdeggiante oltre l’apertura sullo sfondo.
E dire che all’inizio delle ricerche tecniche sull’artista, la riflettografia - non avendo permesso risultati immediati o eclatanti come quelli ottenuto con la radiografia - fu presto abbandonata, senza capire che l’esito negativo delle indagini era dovuto ai limite strumentali più che all’assenza di disegni preparatori. Oggi invece, grazie a questa scoperta, la soprintendente dell’Opificio delle pietre dure, Isabella Lapi Ballerini, può affermare che la “Cena” rappresenta “la boa intorno alla quale avviene la virata da un’espressione implicata nel naturalismo al denso e teatrale spiritualismo degli ultimi anni”. Una considerazione dovuta non secondariamente al fatto che il dipinto fu eseguito nel 1606, all’indomani dell’omicidio che portò Caravaggio alla fuga da Roma, durante il rifugio presso la famiglia Colonna, nei feudi laziali. Tanto che la stesura finale anticipa quegli elementi stilistici riscontrabili nella fase della maturità, nelle tele realizzate a Napoli, Malta e in Sicilia.
Ma il “pentimento della finestra” non è l’unica scoperta. La potenza del sistema Multi-Nir, realizzato grazie ai finanziamenti del progetto europeo Eu-Artech, è tale infatti da permettere di visualizzare perfino un disegno nero su preparazione scura attraverso “una successione di immagini monocromatiche, multi banda, perfettamente sovrapponibili, rivelatrici di numerose caratteristiche delle parti nascoste, quali l’underdrawing, pentimenti e tecnica esecutiva”, come spiega il responsabile del gruppo Beni culturali dell’Ino-Cnr, Luca Pezzati. Lo scanner ha rivelato anche la presenza di un disegno preliminare sulla tela, facendo così affiorare i contorni grafici del volto di Cristo, degli apostoli, delle mani, oltre alla presenza di incisioni tipiche della fase giovanile del Caravaggio. Una rivelazione che conferma che non è del tutto vera la tesi secondo cui il pittore non ricorresse alla fase grafica preliminare, dipingendo direttamente col colore sulla tela. Secondo gli esperti dell’Opificio, infatti, Caravaggio pur non avendo bisogno di una lunga preparazione prima di dipingere, non rinunciava a fermare idee e modelli tramite dei segni sulla tela. Con queste scoperte si aprono adesso nuove prospettive nell’analisi delle tele autografe di Caravaggio, che potrebbero rivelare a loro volta la presenza di disegni preliminari. La “Cena” di Emmaus, intanto, oggi è arrivata da Milano a Roma, presso l’Ambasciata della Santa Sede in Italia, e da domani sarà esposta alle Scuderie del Quirinale per la grande mostra dedicata al quarto centenario della morte dell’artista lombardo.