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CLT - Google, le “ombre” di una sentenza che fa discutere
 
Google, le “ombre” di una sentenza che fa discutere
Roma, 24 feb (Velino) - “La direttiva dell’Unione europea sull’e-commerce, che in Italia è stata recepita nel 2003 parla chiaro: gli intermediari non possono essere ritenuti responsabili di quello che viene pubblicato sui loro siti”. Non giudica la sentenza, Massimiliano Trovato, ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni ed esperto della regolamentazione dei nuovi media (“bisogna vedere di concreto cosa riporteranno le motivazioni”), ma interpellato dal VELINO si mostra scettico verso la decisione del tribunale di Milano di condannare per violazione della privacy tre dirigenti di Google, colpevoli di non avere impedito la messa in rete su Youtube di un video con atti di bullismo nei confronti di un ragazzo down. Se infatti l’accusa principale del procedimento, quella di diffamazione, è caduta, a far condannare a sei mesi di reclusione David Carl Drummond (all’epoca presidente del cda di Google Italy), George De Los Reyes, (ex membro del cda) e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google, è stata la presunta responsabilità oggettiva per il trattamento illecito dei dati del ragazzo.

Un’imputazione “grottesca” secondo Trovato, che ritiene “insostenibile che Google possa filtrare i contenuti in ingresso e ancora più improbabile che debba anche procurarsi presso tutti i soggetti coinvolti in un video le relative autorizzazioni”. Neppure la scarsa chiarezza dell’informativa sul trattamento dei dati personali, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe alla base della condanna, sembrerebbe giustificare una sentenza simile: “Si tratta in ogni caso di violazioni di natura formale più che sostanziale, e comunque non tali da esigere la reclusione”. Non è la prima volta che la rete finisce al centro delle polemiche per episodi censurabili di e-commerce. L’anno scorso aveva fatto discutere la vendita di cimeli nazisti, autenticati dallo storico negazionista David Erving, su e-Bay. Finora non era mai accaduto, tuttavia, che Google venisse condannata per il contenuto di un video caricato su Youtube, in Italia né in Europa.

La sentenza coincide con un periodo tutt’altro che facile per il motore di ricerca americano, negli ultimi tempi al centro di un attacco concentrico in Italia da parte di diversi settori, uniti nel chiedere un giro di vite sulla rete. Da ultimo, il blitz (fallito) del decreto Romani, che prevedeva filtri al web e assimilava i servizi televisivi a quelli Internet. È in questo clima di forte ostilità che è maturata una sentenza destinata non solo a far discutere, come già sta facendo, ma che potrebbe anche creare un precedente nel quadro regolamentare comunitario. Senza dimenticare che la decisione dei giudici di Milano, nel caso in cui venisse impugnata a Strasburgo, potrebbe anche essere oggetto di una procedura di infrazione da parte della Ue qualora venisse riconosciuta difforme rispetto alla normativa vigente.
 
(fan) 24 feb 2010 18:39
 
 
 
 
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