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POL - Crocifisso, accolto ricorso Italia. Frattini: Lavoro di squadra
Roma, 2 mar (Velino) - La Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha accolto il ricorso dell’Italia contro la sentenza del 3 novembre 2009 relativa al divieto di esposizione del crocifisso nei luoghi e negli uffici pubblici. La notizia è stata immediatamente commentata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha espresso “vivo compiacimento”. “Apprendo con vivo compiacimento la notizia dell’accoglimento, da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, della domanda di rinvio davanti alla Grande Camera del caso Lautsi, sull’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche - ha riferito -. È con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte”. Il titolare della Farnesina ha poi sottolineato “l’importanza della decisione del governo e dell’importante lavoro di squadra svolto dalla Presidenza del Consiglio e dal ministero degli Esteri per far valere un principio di rispetto dei valori profondi del credo religioso cristiano radicato nella grande maggioranza dei cittadini italiani. Guardiamo ora con fiducia - conclude il titolare della Farnesina - alla successiva tappa del procedimento che si svolgerà presso la Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
La vicenda ha la sua origine nel 2002 ad Abano Terme (Padova). Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese, ha iniziato una battaglia legale - sostenuta dall’Unione degli atei razionalisti (Uar) - dopo il rifiuto da parte della scuola frequentata dai suoi due figli di togliere il crocifisso dalle aule, sostenendo che si trattasse di una violazione del principio di laicità dello Stato. Dopo i pronunciamenti del Tar del Veneto, della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato, il caso è arrivato alla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2006. Lo scorso 3 novembre la sentenza, sulla quale il governo italiano ha annunciato immediatamente il ricorso. Il testo è stato messo a punto nei mesi successivi e presentato lo scorso 29 gennaio. “Con il ricorso - recita la nota con cui Palazzo Chigi ha annunciato l’avvenuta presentazione - il governo italiano ha dubitato della decisione, come corretta interpretazione e applicazione della Convenzione, per la libertà riconosciuta dalla giurisprudenza europea alla regolamentazione nazionale sulle questioni religiose. È stata rilevata l’inesistenza di una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato. Inoltre (...) si è fatto riferimento al margine di apprezzamento riconosciuto ai singoli Stati, in considerazione delle differenze di approccio al tema religioso. Un ulteriore motivo di censura ha riguardato l’interpretazione del concetto di neutralità confessionale dello Stato”.
Il Vaticano e i vescovi italiani si erano detti interdetti dalla sentenza. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, aveva parlato di sentenza “miope” e di “pesante interferenza” mentre la Cei parlava di “visione parziale e ideologica”. A più riprese, in occasione di riunioni ufficiali, il presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, è tornato a criticare la sentenza, definita “surreale” e “inaccettabile”. All’indomani del pronunciamento ha invitato “sia l’Europa, nei suoi organismi, a fare una riflessione seria, perché questo è un segnale che va in una direzione sbagliata”. E allo stesso tempo ha avallato ogni iniziativa del governo italiano tesa a contrastare la sentenza di Strasburgo. Alla notizia dell’imminente presentazione del ricorso ha sottolineato: “È da lodare, da apprezzare e da sostenere questa iniziativa del governo italiano”. Per il porporato si tratta di “riequilibrare rispettosamente questa sentenza rispetto alla realtà della gente”. Infatti, essa “va contro il sentire del popolo, il sentire della gente”.