Roma, 9 mar (Velino) - Roberto Cota si scaglia contro le "liste truffa". Cota-Pdl e Lega Padana non hanno nulla a che fare con il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Piemonte né con la Lega di Umberto Bossi. Sono "liste patacca" presentate da Renzo Rabellino per ingannare gli elettori a danno di Pdl e Lega, denuncia il capogruppo della Lega alla Camera. Una "schifezza" che rischia di falsare le elezioni. Giovedì, riporta oggi La Stampa, il Tar si pronuncerà sul ricorso presentato dalla Lega, tramite l'avvocato Luca Procacci, contro la riammissione della lista Cota con un simbolo diverso, "che però è anche peggio dell'originale". E intanto Cota, quello vero, attacca: "Alcune firme sono false, poi abbiamo segnalato alla Procura nomi di persone che sostengono di non aver mai firmato". E' il caso di Alberto Cervetti, segretario della sezione della Lega Nord di San Mauro, Carlo Pavone, fratello di Rita e da tempo vicino al Carroccio, ma anche Giulia Zanon, Laura Peiretti e Luciana Littizzetto, il cui nome, insieme a tanti altri, compare in entrambe le liste contestate. I dati anagrafici "corrispondono", spiega a La Stampa Stefano Allasia, segretario provinciale del Carroccio.
Rabellino - si legge sul quotidiano torinese - conferma: "E' vero, anche Littizzetto ha firmato per noi... a inizio dicembre, davanti alla tabaccheria della Gran Madre... per varie questioni, tra cui il sostegno alla lista". L'interessata smentisce seccamente, riporta La Stampa: "Non ho firmato per nessuno, tanto meno per lui. Visto che ci sono già tanti pasticci nelle liste, vorrei non entrare in ulteriori casini. Rabellino abitava due piani sopra di me quando stavo con i miei genitori. Ma che vuol dire? Mi sembra tutto paradossale". "Quelli che ieri hanno accettato l'invito di Cota - si legge sul quotidiano torinese - ammettono di aver firmato ai banchetti sui temi diversi - abolizione del canone Rai, eliminazione delle strisce blu, l'innalzamento dell'argine del Po a San Mauro - ma non a sostegno delle liste di Rabellino". Le firme insomma sarebbero state raccolte sui temi più disparati mesi prima delle elezioni e poi usate a sostegno delle liste. I più "inferociti" sarebbero i tifosi del Toro: "A settembre - dichiara Laura Peiretti a La Stampa - Rabellino e i suoi avevano piazzato due banchetti di fronte allo Stadio Olimpico distribuendo volantini con la scritta 'Giù le mani dal Filadelfia!'. Hanno raccolto 5 mila firme". (segue)
Disparità di trattamento tra il "listino" Formigoni, escluso dopo un ricorso dei radicali dall'ufficio elettorale presso la Corte d'Appello di Milano, e quello del suo avversario Penati emergono anche da un dossier di 50 pagine, come riporta Enrico Lagattola su
il Giornale, che nasce dai controlli su tutte le liste effettuati dai rappresentanti del Pdl lombardo per dimostrare la teoria dei "due pesi e due misure" denunciata dal governatore Formigoni. Una manovra ordita da "diversi soggetti", l'aveva definita. Il documento - datato 8 marzo - è firmato dal coordinatore regionale e presidente della Provincia Guido Podestà, e dal deputato del Pdl Massimo Corsaro. La Corte d'Appello, a parità di irregolarità formali, avrebbe annullato solo quelle del Pdl, salvando invece quelle del Pd. Di stranezze, in effetti, ce ne sono.
Si legge su
il Giornale: "Una accanto all'altra, le sottoscrizioni contestate. Cancellati i nomi dei firmatari per garantirne la privacy, si procede in parallelo. Da un lato quelle del centrodestra, annullate. Di fianco, quelle del centrosinistra. Valide. E allora, 25 firme annullate alla lista 'Per la Lombardia' perché l’autentica è priva del timbro tondo. Stesso problema, ma 23 firme di 'Penati Presidente' vengono prese per buone. Avanti, 23 sottoscrizioni del centrodestra cancellate perché prive della qualifica dell'autenticante, e 23 del Pd accettate. Ancora, 25 adesioni pro-Formigoni in cui non compare il luogo dell'autentica si perdono per strada, mentre 9 del Partito democratico ugualmente 'difettose' passano indenni la verifica dell'ufficio regionale della Corte d'Appello. Mancano sottoscrittori nel certificato d’iscrizione cumulativo alle liste elettorali? Noi - denunciano ancora Corsaro e Podestà - perdiamo tre firme, mentre il Pd ne conserva 5 viziate dallo stesso 'cavillo'. A Venegono - come già raccontato nei giorni scorsi dal Giornale - si dimenticano di specificare 'Inferiore', e a Mariano Comense siglano Mariano 'C.se'? Firme perse. Cambio lato, e 24 sottoscrizioni del centrosinistra vengono accettate nonostante il luogo di iscrizione alle liste elettorali sia 'P.B.'. Peschiera Borromeo, pare. Così, una data di nascita difforme rispetto al certificato di iscrizione costa una firma a Formigoni, ma non a Penati. Perché il signor Giancarlo, nato nel Monzese il 14 maggio del 1928, sul modello depositato in tribunale diventa Gianpaolo, e ringiovanisce pure di un mese (14/06/1928). Però Gianpaolo vale. Fino al caso di Francesco Prina, consigliere regionale del Pd, che ha autenticato 7 firme senza essere abilitato a farlo. E ancora: timbri sbagliati, documenti mancanti, dati illeggibili e - si legge nel documento - 'diverse correzioni e integrazioni di dati' nelle liste del centrosinistra che avrebbero dovuto essere invalidate". (segue)
Sotto accusa, quindi, il comportamento non imparziale dell'ufficio elettorale presso la Corte d'Appello di Milano: nel documento Podestà e Corsaro formulano le loro domande:
1) "Come si spiega l'incredibile celerità con cui la richiesta di accesso agli atti formulata dai Radicali è stata concessa, e per di più per via telefonica e senza alcuna documentazione di merito?".
2) "Perché è stato autorizzato l'accesso, in difformità dal comportamento della grandissima maggioranza degli Uffici elettorali che in Italia hanno ricevuto analoga richiesta, e in difformità anche dal comportamento dell’ufficio elettorale circoscrizionale di Milano?".
3) "Perché l'Ufficio elettorale ha consentito al Partito radicale di presentare ricorso non sulla propria esclusione, ma sulla regolarità della documentazione di un'altra lista?".
4) "Quale articolo della legge elettorale consente tale procedura, dal momento che l'articolo 8 della stessa legge dichiara che la funzione dell'Ufficio in questa fase termina con la dichiarazione di ammissione, già emessa in data 28 febbraio?".
5) "Perché la verifica delle liste concorrenti è stata autorizzata al Pdl solo in presenza dei rappresentanti di tali liste, mentre la verifica della lista Pdl è stata consentita ai Radicali senza la presenza dei testimoni?".
6) "Come mai non è stata fatta sulle liste Penati la stessa revisione che ha portato all'esclusione di Formigoni?".