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SPE - *Cinema, Salvatores: Un film a Napoli, città da pellicola
--IL VELINO CAMPANIA--
 
*Cinema, Salvatores: Un film a Napoli, città da pellicola
Napoli, 19 mar (Velino/Velino Campania) - A Napoli per presentare il suo ultimo film “Happy Family”, il regista Gabriele Salvatores si racconta al VELINO svelando i retroscena della sua ultima opera. E confessa il sogno di girare sotto il Vesuvio, ovvero uno dei luoghi più simbolici di quel Sud del mondo descritto più volte dal regista dalle origini partenopee ma da anni a Milano.

Salvatores, il 26 marzo in tutte le sale italiane esce il suo ultimo film “Happy Family” tratto dall’omonimo testo teatrale di Alessandro Genovesi: come nasce il passaggio dal teatro al cinema?
“Sono andato al Teatro dell’Elfo a vedere lo spettacolo di Genovesi e subito ho pensato: questo lo facciamo. Il testo si prestava facilmente ad un adattamento cinematografico, quindi, dopo una prima stesura, in accordo con Genovesi, abbiamo cambiato solo alcune scene e aggiunte altre, come quella finale della barca creata completamente ex novo. Il film come la piece teatrale è ambientata a Milano, e narra dell’incontro casuale di due famiglie e di come si relazionano tra di loro”.

La felicità e la paura sono i due temi centrali.
“La felicità dovrebbe essere la base della nostra esistenza. Purtroppo spesso siamo presi da tante cose da non rendercene conto. Ad esempio nella costituzione Americana la felicità è un diritto, nella nostra no, ma questo non dovrebbe limitarci nella sua ricerca ed eliminare tutto ciò che ci impedisce di esserlo. L’infelicità nasce dall’esigenza di voler controllare tutto. Citando Groucho Marx “Nella vita non c’è una trama” ed è questa la magia della vita e paradossalmente quello che spaventa di più. Da qui la paura di vivere, di essere felici, di innamorarsi quando invece proprio il rischio è alla base della vita”.

Salvatores lei ha debuttato dietro le quinte teatrali: tornerebbe a farlo?
“Perché no? Il teatro è il luogo dove veramente l’attore è il re. Mi piacerebbe però tornare alla commedia dell’arte, ovvero offrire agli attori un canovaccio lasciandoli liberi di esprimere se stessi e la loro arte. E questo è stato fatto anche con gli attori del mio film, è stato dato loro un copione e una scatola con degli oggetti e poi lasciati liberi di creare il proprio personaggio”.

Il film è stato proiettato in America riscuotendo un buon successo ed è uno dei pochi registi italiani apprezzati negli Stati Uniti, attribuisce questo alla sua capacità di sperimentazione?
“Forse si, ma non solo. Nasce anche dalla mia capacità di relazionarmi al diverso e alle atre culture e questo lo devo proprio alle mie origini partenopee: Napoli è sempre stata una spugna che ha assorbito tutte le culture con le quali è venuta a contatto, facendole proprie e adattandole a sé”.

Ha girato in tutto il mondo: dal Messico, all’Africa, al Nord Italia a Napoli girerebbe un film?
“Assolutamente si. Perché Napoli è una città molto cinematografica, ma si deve stare attenti a non farla diventare una cartolina, evitando gli aspetti puramente iconografici. È senza dubbio una città piena di vita, reale, concreta, ma anche magica, superstiziosa, fatta di sole, ma anche di ombre, di concretezza, ma anche di pura magia”.
 
(odi) 19 mar 2010 18:51
 
 
 
 
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