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CLT - Cultura, Attilio Belli dà “fuoco ai Quartieri Spagnoli” di Napoli
 
Cultura, Attilio Belli dà “fuoco ai Quartieri Spagnoli” di Napoli
Napoli, 21 mag (Il Velino/Il Velino Campania) - “Uno studente napoletano, esponente di un gruppo sovversivo, si rifugia a Parigi nei primi anni Ottanta per non essere definitivamente trascinato nella lotta armata. Torna nella sua città dopo venticinque anni, ossessionato dal mito del fuoco come forza purificatrice, forse anche rigeneratrice. Riguardare Napoli dopo tanto tempo si rivela un esercizio doloroso: fatica a riconoscersi in una realtà profondamente in crisi, nei diseredati, suoi vecchi riferimenti, e inciampa in una serie di individui ben più determinati di lui - terroristi islamici, camorristi, costruttori senza scrupoli, ultrà, esponenti dei centri sociali, ragazze spregiudicate - che il fuoco lo vogliono sul serio. Nella città s'incrociano emozioni tristi e forme di violenza molto diverse tra loro e fuori controllo. Deve accettare amaramente che proporsi come badante della propria città, ricorrendo al fuoco, è molto più difficile che farlo con cura per un vecchio aristocratico, diversamente abile... Il fuoco che avanza gli sembra un fuoco senz'anima. E la distanza con il nuovo terrorismo dilagante gli appare incommensurabile. I libri finiscono per diventare l'unica salvezza, ma anche una prigione invalicabile”. È questa la sintesi di “Fuoco ai Quartieri Spagnoli”, ultimo libro di Attilio Belli, urbanista e ordinario alla Facoltà Federico II di Napoli, che per la prima volta si misura con la narrativa, dopo aver pubblicato fin dal 1970 saggi di pregnante valore didattico e politico. Il racconto, sviscerato con attente descrizioni, in 169 pagine edite da Tullio Pironti, fa assaporare e respirare la difficoltà del contesto sociale ed economico che narra. Linguaggio diretto, chiaro, scevro da condizionamenti. Profondamente reale. Un racconto. Quasi una cronaca.

 
(red) 21 mag 2010 17:20
 
 
 
 
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