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POL - Csm, reazioni contrastanti ai "moniti" di Napolitano
 
Roma, 31 lug (Il Velino) - Un “monito importante” a favore dell’imparzialità e della terzietà dei giudici, secondo il Pdl. Un richiamo “in difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura”, per il Pd; “uno sprone anche per la politica” dice l’Udc mentre l’Idv auspica che le parole di Napolitano “non restino solo sulla carta”. Il mondo politico plaude all’intervento del capo dello Stato durante la cerimonia di commiato dei componenti uscenti del Csm che si è tenuta al Quirinale. Il Colle ha lanciato un monito affinché il sistema giustizia e la magistratura riacquistino “prestigio e consenso tra i cittadini”, sottolineando la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati” e per gli “stessi membri del Consiglio”. Napolitano è tornato inoltre a stigmatizzare “fenomeni di corruzione e di trame inquietanti che allarmano”, apparendo tra l’altro “legati all’operare di squallide consorterie” e ha invitato a “contrastare decisamente oscure collusioni di potere ed egualmente esposizioni e strumentalizzazioni mediatiche”.

Dal Pdl è Gaetano Quagliariello a sottolineare l’“importante monito sul rischio che la magistratura possa assurgere a ruoli impropri e in contrasto con la terzietà e la correttezza che una corretta amministrazione della giustizia impone”. Per quanto riguarda l'attività del Csm, aggiunge, “è da rilevare il richiamo del Capo dello Stato ai limiti da osservare nell'adozione di pratiche a tutela e nella formulazione di pareri. Più di una volta nel corso di questa legislatura l'utilizzo improprio di simili strumenti, per contenuti e per tempistica, ha esposto il Csm a critiche, polemiche e autorevoli censure, e ingenerato il timore di indebite interferenze su procedimenti giudiziari in corso, sul dibattito politico e finanche sullo stesso esercizio del potere legislativo del Parlamento”. Punta invece l’attenzione sul “richiamo alla necessità di chiarire al più presto quelle vicende che in queste settimane hanno gettato un'inquietante luce sull'intreccio tra corruzione, politica e magistratura” Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, secondo cui “altrettanto importanti sono stati i richiami in difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Il monito a garantire un rispettoso equilibrio tra i poteri ci appare, proprio in questi giorni, anche sul versante politico, quanto mai necessario”. Parole cui fanno eco quelle dell’Udc Lorenzo Cesa: “Il monito del Capo dello Stato contro le consorterie e le logiche spartitorie non riguarda solo la magistratura ma è uno sprone anche per la politica – afferma -, che è chiamata ad abbandonare interessi particolari e inutili contrapposizioni e a fare la propria parte per creare un rapporto più sereno e costruttivo tra i poteri dello Stato, nell'interesse dei cittadini”. E un auspicio a non far cadere nel vuoto gli ammonimenti del Colle arriva anche dall’Idv, forza politica spesso molto critica nei confronti della più alta carica dello Stato: “Dobbiamo solo sperare che non resti sulla carta l'auspicio del Capo dello Stato di un Csm fuori dalle logiche della partitocrazia, che riesca ad essere organo di autogestione trasparente ed insensibile alle pressioni che in questa fase di particolare degrado della vita politica e istituzionale certamente non mancheranno”.

Nel corso della cerimonia al Quirinale è intervenuto anche il vicepresidente uscente Mancino che, tracciando un bilancio del lavoro scolto, proprio sul prestigio della magistratura ha voluto sottolineare come “nei quattro anni di consiliatura pur tra polemiche e scontri, abbiamo avuto sempre a cuore il prestigio della magistratura, a difesa dell'autonomia e dell'indipendenza dei giudici: abbiamo lavorato per il ripristino di quel rispetto che è la cifra di ogni riconosciuta autorevolezza. La magistratura deve recuperare quel segno distintivo di un ruolo e di una funzione che in ogni ordinamento democratico fanno la differenza”. Mancino ha inoltre difeso la “prerogativa” del Consiglio superiore della magistratura di dare pareri non vincolanti al Guardasigilli, un tema sul quale so è poi espresso anche il Colle ribadendo che questi "non possono sfociare in un improprio vaglio di costituzionalità". Il Consiglio "non è e non vuole diventare una terza Camera e perciò nel riconoscere i propri limiti deve rispettare l'impianto costituzionale che in materia giudiziaria assegna il Parlamento il potere esclusivo di approvare le leggi" ha sottolineato Mancino che poi è intervenuto sulla riforma del Csm. A questo proposito "si è da alcune parti, corum ego, prospettato di riformare il Csm anche quanto alla composizione, attribuendo la elezione per un terzo ai magistrati, per un terzo al Parlamento in seduta comune e per l'altro terzo affidando la nomina al presidente della Repubblica, come accade per la composizione della Corte Costituzionale. Per confermare la natura del Csm quale organo di governo autonomo della magistratura si potrebbero vincolare le nomine di spettanza del capo dello Stato in modo che sia sempre assicurato, rispetto alla composizione complessiva, una maggioranza togata dell'intero organo". Ricordando che la proposta non è condivisa dall'Associazione nazionale magistrati, Mancino ha sottolineato infine che "una innovazione così radicale andrebbe assecondata e non rigettata, nell'interesse del buon nome del magistrato e della magistratura".

 
(red/riv) 31 lug 2010 18:44
 
 
 
 
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