Roma, 29 ago (Velino) - Walter Veltroni è pronto a dedicarsi alla politica nazionale se verranno stabiliti “maggiori poteri al primo ministro ed elezione diretta con sistema maggioritario bipolare”. Con queste dichiarazioni, il sindaco di Roma lascia tramontare l’ipotesi di un proprio impegno in Africa una volta lasciato il Campidoglio nel 2011. Di quell’impegno Veltroni cominciò a parlare di ritorno dal viaggio compiuto nel continente nero tra febbraio e marzo 2000, in qualità di vicepresidente dell’Internazionale socialista. Prima raccolse le impressioni di quel viaggio nel libro Forse Dio è malato, quindi nel marzo 2001 dichiarò: “Non so quanto tempo mi impegnerà l’incarico di sindaco. Ma comunque a un certo punto finirà e invece di diventare uno di quei politici per i quali si cerca un posto in un consiglio di amministrazione, vorrei dedicarmi alla questione dell’Africa”. In un’intervista al Giornale nell’ottobre 2002, Veltroni confidò di avere “in testa e nel cuore” la voglia di “andare in Africa e svolgere un ruolo sociale”. Desiderio che il primo cittadino della capitale ribadì nel febbraio successivo alla rivista Chi: “Una cosa ho chiara nella mente: che alla fine del mio mandato non voglio nessun altro incarico. Fare il sindaco lo considero il mio ultimo lavoro in politica. Potrei arrivare al 2011, anno in cui avrò 56 anni. Spero a quel punto di poter andare a fare un’esperienza lunga in Africa dove ho lasciato un pezzo di me”. Ancora nel maggio 2003, in un’intervista alla televisione France 2, Veltroni specificò cosa avrebbe fatto una volta scaduto il mandato al Campidoglio: “Andare in Africa con mia moglie e lavorare laggiù, per qualche Ong, se le condizioni della mia famiglia saranno tranquille e se ne avrò la forza”. Commentando queste dichiarazioni, i primi a non credere a un futuro impegno nel continente nero del sindaco di Roma furono proprio gli esponenti politici a lui vicini. L’attuale presidente del Senato, Franco Marini, affermò nell’estate 2003: “Walter è un furbo, un vero professionista della politica. Scrive libri di musica, sogna di andare in Africa e intanto sotto sotto lavora per sé”. Piero Fassino fu ancor più esplicito: “Ma quale Africa! Certo che punta a Palazzo Chigi. Non subito però, nel 2011, quando lui sarà ancora giovane e noi saremo dei vecchietti”.
Quindi, a partire dall’estate 2004, Veltroni cominciò a glissare sull’ipotesi di un suo futuro nel continente nero. A Gianni Minoli che alla festa dell’Unità di Roma gli chiese se nel 2011 sarebbe andato in Africa a fare volontariato, il sindaco rispose: “Che io sia vicino o lontano, il mio posto è in questa comunità e nel centrosinistra”. A una identica domanda, che gli fu posta a Genova nella primavera successiva, Veltroni replicò: “Fare programmi a lunga durata è molto difficile. Non so quali saranno le mie condizioni familiari, le varie situazioni della vita. Il mio progetto di vita è quello di considerare conclusa questa lunga stagione della mia vita che è stata l’impegno nella vita politica nazionale”. In un’intervista al Corriere della Sera nell’aprile 2005, il primo cittadino di Roma si augurò “di ottenere un secondo mandato da sindaco”, dopodiché, specificò “la mia storia politica si concluderà”. Quindi, alla inevitabile domanda su un suo impegno futuro in Africa, ancora una volta Veltroni rispose con un evasivo “vedremo”. Nelle esternazioni veltroniane, insomma, i riferimenti al progetto di trasferimento in Africa nel 2011 cominciavano a venir meno e lasciarono il posto, invece, a dichiarazioni incentrate su temi di politica nazionale. “L’Italia ha bisogno di un grande partito democratico e riformista”, commentò il sindaco di Roma all’indomani delle primarie che incoronarono nell’ottobre 2005 Romano Prodi leader del centrosinistra. Quindi Veltroni suggerì, pochi giorni dopo le elezioni dell’aprile scorso, di riformare il sistema elettorale per arrivare all’elezione diretta del premier. “Gli italiani devono poter decidere chi governa - disse a Omnibus -, come avviene nella scelta dei sindaci”. Infine, a maggio, rivalutò anche la legge Biagi attirandosi le ire della sinistra radicale.
L’ipotesi di una rentrèe nell’agone politico nazionale ha finito, quindi, per scalzare la soluzione africana per il 2011 che Veltroni coltivava solo pochi anni addietro. Alla vigilia dalla rielezione al Campidoglio, Veltroni, rispondendo in tv a una domanda di Daria Bignardi, ha confidato che la propria ambizione consiste nel “fare quello in cui credo”, aggiungendo che “con l’elezione diretta del premier cambierebbero molte cose”. In pratica una anticipazione di quanto dichiarato ieri dal sindaco riguardo le proprie intenzioni una volta terminato il mandato al Campidoglio. “Mi preparo a fare questi quattro anni nel modo migliore possibile, poi decideremo”, ha detto Veltroni, il quale ha aggiunto che scenderà in campo fra cinque anni “soltanto se ci saranno mutazioni radicali dal punto di vista istituzionale e politico”. Oggi, infine, specificando le condizioni con le quali sarebbe pronto a scendere in campo in Italia, Veltroni ha, forse definitivamente, allontanato l’Africa dal proprio destino.