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EST - Telefonia mobile: ingannevole è la pubblicità più d'ogni cosa
Bruxelles, 5 set (Velino) - L’Unione europea sta indagando sulla “sovrattassa” che le compagnie di telefonia mobile impongono – a quanto pare solo nel nostro Paese – sulle ricariche dei telefoni cellulari. La miccia è stata accesa da una petizione on line lanciata in aprile che denunciava questo “balzello” arbitrario e la sua peculiarità tutta italiana. L’iniziativa ha raccolto finora quasi 450 mila firme e ha avuto larga eco tra siti internet e associazioni di consumatori, per finire anche sul celebre blog di Beppe Grillo. La Commissione Europea, che figurava tra i destinatari, l’ha esaminata e ha scritto al promotore della petizione, ringraziandolo per la segnalazione e per aver “fornito dati utili”, con particolare riguardo al “monitoraggio dello sviluppo della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, anche al fine di assicurare e proteggere gli interessi dei consumatori”. Nella lettera si sottolinea inoltre che la Direzione generale per la Concorrenza della Commissione europea “tiene nella massima considerazione” quanto indicato e che “ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto denunciato”. Il problema – come si legge su Punto Informatico - non è di lieve entità: “Se acquistando 25 euro di traffico telefonico in realtà se ne pagano 30 perché cinque euro sono costo di ricarica, allora anche il prezzo delle chiamate cambia per l’utente: ciò significa che il profilo tariffario adottato, pubblicizzato dagli operatori, nei fatti non corrisponde alla realtà della spesa effettuata”. E al consumatore non resta che farsi i classici “due conti”, dato che il tutto è chiaramente enunciato nelle condizioni di vendita pubblicate dagli operatori e calcolare che, per esempio, un costo di ricarica di cinque euro su una ricarica da 30 euro (con quindi 25 euro di traffico effettivo) comporta una maggiorazione del 20 per cento.
Proteste, raccolte di firme, denunce all’Antitrust, lettere di utenti esasperati: è chiaro che col passar del tempo gli scheletri negli armadi dei provider di telefonia mobile cominciano a venir fuori, anche se troppe volte il tentativo di farsi ascoltare da parte delle associazioni per la difesa dei consumatori e degli stessi utenti finisce per somigliare alla lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Ma le magagne del settore non sono cominciate oggi e non si fermano certo qui. Già nel 2004 l’Antitrust aveva giudicato “ingannevole”, vietandone l’ulteriore diffusione, la campagna pubblicitaria dell’operatore H3G (più noto al pubblico come Tre) che promuoveva la carta prepagata ‘Tua ricaricabile’ per videotelefonino. In seguito alla segnalazione venuta da alcune associazioni di consumatori e da semplici cittadini, l’Autorità aveva definito i messaggi pubblicitari “idonei ad indurre in errore i consumatori sulle caratteristiche tecniche e le condizioni economiche del servizio offerto, e, per tale motivo, idonei a pregiudicarne il comportamento economico e ledere le imprese concorrenti”.
Passano gli anni, ma i lupi delle telecomunicazioni perdono il pelo senza a quanto pare perdere il vizio. Proprio quest’anno, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha comminato 60.100 euro di multa a Tim per l’ingannevolezza del messaggio pubblicitario relativo alla promozione “-50 euro. Entra in Tim; parole e messaggi a un centesimo fino a Natale e sconti sui telefonini fino a 50 euro”. Secondo l’Authority il messaggio poteva indurre i consumatori a ritenere che fosse possibile ottenere lo sconto su tutti e tre i telefoni raffigurati sul manifesto pubblicitario (modelli Nokia, Motorola e Nec), mentre in realtà era possibile solamente per il Samsung SGHZ107 (non raffigurato sul cartellone) e per il Motorola V3x (effettivamente il più costoso, mentre per gli altri cellulari lo sconto effettivamente ottenibile era di 20 euro). Nel comminare la sanzione si è inoltre tenuto conto del fatto che Tim rappresenta “uno dei principali operatori del settore della telefonia mobile” e che un messaggio del genere diffuso su scala nazionale e presente in molte città in maniera capillare rappresenta “uno strumento di elevata capacità di penetrazione presso i consumatori”. E non è certo la prima volta che Tim incappa nelle maglie dell’Antitrust: risale infatti allo scorso febbraio la sanzione di 71.100 euro comminata al celebre provider dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato. Il motivo? Anche allora “pubblicità ingannevole” per gli spot dell’offerta “1Xtutti” che, sia sulla carta stampata che nei messaggi televisivi, lasciavano intendere ai potenziali clienti condizioni molto diverse da quelle effettivamente offerte.