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Wielgus, la stampa tedesca: "Il 2007 inizia male per Ratzinger"
Berlino, 8 gen (Velino) - Una reazione tardiva: questa l’opinione prevalente nella stampa tedesca sul ruolo di Papa Joseph Ratzinger nelle clamorose dimissioni dell’arcivescovo di Varsavia, monsignor Stanislaw Wielgus. “Il 2007 inizia male per Benedetto XVI” titola il Kölner Stadt Anzeiger, il più diffuso quotidiano pubblicato a Colonia, sede della più importante diocesi in Germania, dove il pontefice tedesco ha compiuto la sua prima visita all’estero nell’agosto 2005 in occasione della Giornata mondiale della Gioventù. “Benedetto è notoriamente un uomo che non cambia volentieri una decisione presa – scrive il giornale coloniese –. Anche nel caso Wielgus, fino all’ultimo egli ha cercato di farlo. Per ben due settimane il Vaticano, nonostante sempre nuove rivelazioni sui contatti di Wielgus con il servizio segreto, ha tenuto duro sulla sua linea ufficiale: la Santa Sede “nella sua decisione per la nomina del nuovo arcivescovo di Varsavia ha esaminato tutte le circostanze della sua vita, anche quelle relative al suo passato”. “Tuttavia, dopo che Wielgus alla fine ha ammesso i suo contatti con il servizio segreto, anche nella Santa Sede hanno dilagato contrarietà e irritazione – continua il Kölner Stadt Anzeiger –. Se e in che misura il caso Wielgus ha danneggiato il Vaticano e Benedetto, lo dirà il futuro. Ma in tutto questo tiramolla, il Papa non ha fatto una bella figura (in italiano nel testo tedesco, ndc)”

Il Die Welt si chiede criticamente se nella gestione della crisi non vi siano stati errori o negligenze “sotto il Papa proveniente dalla Germania ed i suoi celebratissimi diplomatici”. Da questo dubbio traspare il timore che le sconvolgenti dimissioni del successore designato del primate Glemp possano riflettersi negativamente sui già delicati rapporti tra Varsavia e Berlino. “L’interrogativo non svanirà in fretta – scrive Die Welt, sempre molto attento alle vicende vaticane –. Tanto più considerando che non erano mancati moniti d’avvertimento da parte dell’episcopato polacco e del governo”. Molto critico anche l’editoriale del quotidiano [CRheinische Post, di orientamento cristiano-democratico pubblicato a Düsseldorf : “Lo scandalo del dimissionario arcivescovo Wielgus nuoce alla reputazione della Chiesa cattolica, non solo in Polonia. La Chiesa come istituzione morale non è riuscita a trovare un atteggiamento adeguato verso la velenosa eredità del servizio segreto comunista. E il Papa Benedetto XVI ha sostenuto troppo a lungo un porporato che con il suo comportamente si è sempre di più compromesso”. “Nella sua visita in Polonia – fa notare il Rhenische Zeitung – il Papa aveva chiesto al clero di non ergersi a giudice della passata generazione. Tuttavia, l’asprezza con cui in Polonia si discute l’infiltrazione del servizio segreto nella Chiesa, esige da parte della guida ecclesiastica una scelta di campo. (....) Vengono alla luce sempre più particolari sulla collaborazione di religiosi con il servizio segreto, ma la guida della Chiesa si oppone ad un ampio chiarimento”.

La ZDF, secondo canale pubblico della televisione tedesca, riferisce che monsignor Wielgus non rappresenta l’unico “incidente” della chiesa polacca con lo spionaggio del regime comunista. “Negli ultimi mesi numerose “autorità morali” hanno dovuto ammettere di avere spiato amici e conoscenti in cambio di denaro o privilegi – si afferma in un servizio dell’emittente di Magonza –. Però nella chiesa sembra dominare il principio che non bisogna farlo sapere ai comuni fedeli. Così, ad un monaco di Cracovia che voleva fare luce sui coinvolgimenti dei sacerdoti della sua diocesi con i servizi segreti, è stato vietato di rilasciare interviste”. La conclusione della ZDF è che nella chiesa polacca manca “il coraggio” di fare i conti con il passato e il caso Wielgus è “il faro del fallimento”.
 
(prg) 8 gen 2007 17:06
 
 
 
 
 
 
 
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