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CLT - Multiculturalismo / Bruckner contro Buruma sul caso Hirsi Ali
Roma, 6 feb (Velino) - Pascal Bruckner si è sentito chiamare in tanti modi da Ian Buruma e Timothy Garton Ash: "sovrano ribelle della Rive Gauche", "filosofo pantofolaio", "macho fuori moda", "ubriaco", "francofobo anglosassone". La sua colpa è stata di aver denunciato la soffice inconsistenza e il pericoloso masochismo autocelebrativo della sinistra intellettuale europea, a cui i due sofisticati accusatori appartengono da molti anni. Nel merito si è trattato dell'ultima polemica sul caso Theo van Gogh e la sua collaboratrice, l'ex deputata olandese di origine somala Ayaan Hirsi Ali, nemico numero uno della furia wahabita e salafita che alligna nei Paesi Bassi.
L'ultimo libro di Pascal Bruckner uscito in Francia si intitola La Tyrannie de la pénitence. Essai sur le masochisme occidental. Ha una copertina apocalittica, ricorda molto l'Inferno di Dirk Bouts: corpi nudi di uomini e donne fagocitati da mostri fra le fiamme dell'Ade. È un libro che parla di rimorso e di fanatismo, del senso di colpa dell'Europa, della discesa a patti delle élite occidentali con il nemico, della minaccia del terrorismo islamista e dell'islamizzazione incombente che ha libero corso persino nella patria dei diritti dell'uomo e del cittadino. Un malessere di cui, scrive Bruckner, sarebbero affette le élite europee in cui militano Buruma e Garton Ash. (segue)
Prima che Ayaan Hirsi Ali fosse accusata da Buruma e Garton Ash di esagerare, andare oltre, essere eccessiva e negare il rispetto, questa donna era stata dipinta dalla cultura di stato olandese come colei che ha "traumatizzato" il dialogo interreligioso. Così come Theo van Gogh era stato descritto come lo "scemo del villaggio" e il decano della storiografia olandese, Geert Mak, aveva paragonato il loro film Submission alle pellicole di propaganda di Joseph Goebbels. Come se i circoli intellettuali europei negli anni Quaranta avessero accusato Hannah Arendt e Wilhelm Reich, Charlie Chaplin e Herbert Marcuse, T.W. Adorno e Max Horckheimer, di causare ancora più odio fra le fila di chi avrebbe messo a ferro e fuoco le città europee deportando sei milioni dei loro fratelli e sorelle.
Murder in Amsterdam, il libro di Buruma dedicato alla morte del regista ucciso nell'autunno del 2004 dall'islamista Mohammed Bouyeri, aveva riacceso lo scontro sullo status della sceneggiatrice Hirsi Ali, costretta a lasciare la propria casa in Olanda per un'ingiunzione della magistratura (i vicini si sentivano minacciati), guardata a vista da una pattuglia della gendarmeria, minacciata di morte in quanto "apostata" e "blasfema" e alla fine rifugiatasi in quella Washington dove il rapporto fra comunità non è viziato dal falso compromesso multiculturalista, il modello strenuamente difeso da Buruma e ucciso una mattina di novembre di due anni fa. Johan Huizinga diceva giustamente che quello olandese è un popolo "soddisfatto". Al punto da inorgoglirsi di una tolleranza che è poi indifferenza. E si tramuta in quella che Hirsi Ali chiama "tradimento liberale". (segue)
Ian Buruma è il ritratto di questa soddisfazione. Come ha ben scritto sul Wall Street Journal un altro scrittore olandese, Leon de Winter, Buruma esordisce con un quadro superbo dell'Olanda, ma le sue conclusioni sulla minaccia islamista al cuore dell'Europa sono quelle di un giornalista cresciuto a piazza Dam fra i fricchettoni e gli antiautoritaristi. Lo stesso mondo abbandonato idealmente da Bruckner, ma in cui ancora si muovono Garton Ash e Buruma, che tentano gelosamente di difendere il fortino delle illusioni. Negli Stati Uniti non è stata l'espressione "fondamentalista dell'illuminismo", attribuita da Garton Ash alla dissidente somala, ad aver attirato sui due campioni del cotè liberal le ire della stampa simpatizzante con la causa di Ayaan Hirsi Ali.
La grande falla ideologica del libro di Ian Buruma si trova piuttostonell'affermazione che mentre "Voltaire scagliò i suoi insulti contro la Chiesa cattolica", l'illuminista Ayaan Hirsi Ali "ha rischiato di offendere solo una minoranza che si sentiva già vulnerabile nel cuore dell'Europa". È non solo falso, ma pericolosamente stupido. Perchè Voltaire non rischio mai la pelle dentro la propria casa nè si fece un milione di nemici che riconoscendolo in tv potevano scambiarsi informazioni su internet per pianificarne la decapitazione negli Champs-Elysées. È quanto afferma anche lo storico americano Paul Hollander sulla rivista kissingeriana National Interest: "Ayaan è stata costretta a vivere in clandestinità in Olanda e oggi si trova in esilio negli Stati Uniti. Mentre Voltaire non rischiò di essere assassinato néi di vivere sotto protezione".
Ian Buruma ritrae magnificamente una società che ha piantato in asso se stessa. Sfrattando la sua dissidente più preziosa, la sua voce più autenticamente libera. E dando del pazzo al suo regista figlio di combattenti antinazisti. Solo che Ian Buruma è il primo a non aver fatto niente per trattenerla. Comunque a Hirsi Ali la frase "fondamentalista dell'illuminismo" piace molto, tanto più ripete che un Voltaire farebbe al mondo islamico meglio di tutti gli hadith, "che dicono esattamente come viveva un musulmano nel settimo secolo". (segue)
Timothy Garton Ash nella sua critica a Bruckner scrive che i modelli europei "non sono riusciti a far sentire a casa loro in Europa gli immigrati musulmani e i loro discendenti". L'intellettuale inglese ignora forse che la sua patria è stata colpita il 7 luglio del 2005 proprio dai figli del multiculturalismo, giovani islamisti nati in Inghilterra, come quelli che nel 2003 partirono per andare a farsi esplodere nel lungomare di Tel Aviv? Come era indigeno Mohammed Bouyeri, il marocchino che ha pugnalato a morte Theo van Gogh. Sul suo petto lasciò queste parole: "Sono sicuro che tu, America, sarai distrutta. Sono sicuro che tu, Europa, sarai distrutta. Sono sicuro che tu, Olanda, sarai distrutta. Sono sicuro che tu, Hirsi Ali, sarai distrutta. Sono sicuro che voi, fondamentalisti miscredenti, sarete distrutti". Firmato Saifu Deen al Muwahhied, "la spada della fede unita".
Theo van Gogh aveva seminato la sua battaglia libertaria di premonizioni, sapeva che "l'occidente libero può perdere la guerra delle idee" ma che ne vale comunque la pena perchè "la libertà di parola è l'unica cosa che può salvare i liberi cittadini dai barbari". Due mesi prima di usare il suo pugnale sul corpo del "porco infedele", Bouyeri aveva immaginato un futuro per l'Olanda: "Le nuvole nere della morte si addenseranno sopra il vostro paese. Dovrete redimere la morte e le torture dei nostri fratelli e sorelle con il vostro sangue. Diventerete tutti un obiettivo, tram, bus, treni, centri commerciali. Sarà solo una frazione di secondi e vi troverete morti. L'insopportabile fetore della morte vi manderà su e giù lo stomaco. Cercherete voi stessi fra intestini e pezzi di carne. Toccherete il dolore della perdita e il dolore della mutilazione. La vita si trasformerà in un inferno". (segue)
E poco prima di partire per la missione omicida aveva lasciato scritto: "Con l'aiuto di Allah voglio servire i mie fratelli e sorelle in Arabia Saudita, voglio raccogliere soldi per al Qaida e perpetrare attacchi così posso andare in paradiso. Cohen usa la parola 'rispetto', un termine innocuo che usiamo per dare l'impressione che siamo minoranza discriminata. Chiediamo rispetto, cioè stiamo per sottomettervi alla nostra volontà. Risolveremo il problema Ayaan Hirsi Ali abbastanza presto, nonostante le guardie del corpo. Allah lo sa bene. È solo questione di tempo, ci sarà un bel funerale come quello di un altro infedele, Pim Fortuyn. Allah è il flagello con cui conquisteremo Amsterdam. Dormite bene, bravi cittadini di Amsterdam".
Una dichiarazione di guerra raccolta da Pascal Bruckner e che i vari Buruma hanno appeso al cappio della correttezza culturale e politica. Ayaan Hirsi Ali ha detto che "l'occidente ha perso l'istinto di riconoscere che può esserci una cosa chiamata nemico o una minaccia per la libertà. Anche quando i tuoi oppositori dicono 'vogliamo distruggerti', la reazione è 'per favore, parliamo del fatto che vuoi distruggermi'". È questo il significato che Buruma e Garton Ash danno al termine "dialogo". (segue)
In olandese esiste una parola, "gedogen", che indica quanto di più vicino ci sia alla nostra tolleranza. Ma è un suono feroce, radicale, costruito sulle stesse pietre culturali con cui hanno lapidato una rifugiata. Un suono che contiene l'eco di un triste esilio. Di cui ha beneficiato l'America ottimista a discapito dell'Europa meschina. Dall'affresco superbo e orgoglioso di Buruma e Garton Ash manca sempre un tassello: Submission, il film di Van Gogh e Hirsi Ali per il quale il regista è morto e la sceneggitrice perseguitata. La pellicola è stata ritirata in gran fretta, cancellata dai festival, mai più recensita, evirata dagli schermi televisivi. Per paura di ritorsioni islamiche. È su questa paura che i fragili artigli di Buruma non riescono ad affondare.
Quasi vent'anni fa Pascal Bruckner, nel suo L'illusione democratica: come vivere senza nemici, descriveva il moto che oggi è all'opera nelle opinioni pubbliche di fronte alle vittime jihadiste. Distogliere lo sguardo, lasciare che si sfoghi altrove la belva terrorista, separare il proprio destino da chi quella minaccia intende affrontarla. Prima di lui Winston Churchill aveva messo in guardia l'Inghilterra di Garton Ash dalla tentazione di sfamare la tigre sperando di non esserne attaccato.