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POL - Dini: “Domani daremo un annuncio...”
Roma, 17 set (Velino) - C’è grande attesa, in casa ulivista e non solo, per la conferenza stampa che il senatore diellino ed ex-premier Lamberto Dini ha convocato per domani a Palazzo Madama. Un appuntamento fissato proprio nel momento in cui si fanno sempre più insistenti le voci di un abbandono, da parte del presidente della commissione Esteri, del progetto del Partito democratico, per il quale Dini era stato già inserito nel “Comitatone” dei 45, delegato a gestire il processo costituente del nuovo soggetto. Ma prima della conferenza di domani, nella quale illustrerà, assieme ai parlamentari a lui più vicini, “12 punti per rilanciare l’Italia”, il diretto interessato non si sbilancia e, interpellato, si limita a dire che “domani daremo un annuncio, ma non posso anticipare nulla”. Riprendono quota, dunque, le possibilità di una azione politica comune e organizzata da parte dei “liberaldemocratici”, a partire da quelli più vicini all’ex-premier, come ad esempio il senatore Natale D’Amico e agli altri diellini che aderirono alla Margherita provenendo da Rinnovamento italiano. “Quello che sarà presentato domani - aggiunge Dini - è non solo un documento, ma un programma”, un programma che, verosimilmente, rilancerà le linee di politica economica che Dini continua a ritenere incompatibile con la presenza, nella maggioranza di governo, della sinistra radicale. Questo primo anno di legislatura è stato caratterizzato, tra le altre cose, proprio dalla serrata critica dell’ex-premier all’atteggiamento a suo avviso subalterno e debole che il fronte riformista dell’Unione sta tenendo nei confronti dell’ala radicale, soprattutto in tema di pensioni e di spesa pubblica.
Dini (titolare a sua volta di una riforma pensionistica) ha più volte dichiarato, infatti, di ritenere irricevibile la richiesta di abolizione dello scalone pensionistico previsto dalla riforma Maroni, avanzata da Verdi, Pdci e Rifondazione, ma ha anche sottolineato la propria distanza sul piano della politica di bilancio, “minacciando” nel corso delle votazioni sul Dpef un emendamento in cui si impegnava il governo a controllare rigidamente la spesa primaria. A questo, ovviamente, si aggiungono anche gli attriti in tema di politica estera: da presidente della commissione Esteri Dini non ha mai nascosto la propria avversione per le posizioni dell’ala sinistra della coalizione, contrarie alla missione militare italiana in Afghanistan.