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INT - Crociere: i progetti delle navi-città
Roma, 18 set (Velino) - La prima si chiamò “Prinzessin Victoria Luise” e fu varata nel 1891 per conto di un armatore tedesco. Era una nave da crociera, antesignana di una moda e di un piacere che, negli ultimi anni, hanno rivoluzionato il turismo mondiale e la stessa cantieristica. La grande crisi del ’29 mise in ginocchio questo settore che tornò in auge soltanto dopo quasi mezzo secolo. E oggi sembra davvero inarrestabile: l’anno scorso i crocieristi sono stati 16 milioni, quest’anno sfiorerranno i 18 milioni, per diventare 20 milioni nel 2015. Senza contare il probabile boom dei nuovi mercati come Cina, Giappone e India. Ci sono già 27 navi che stazzano più di centomila tonnellate e nel giro di un paio d’anni ne verranno varate una decina di dimensioni superiori. È proprio la corsa verso questo gigantismo a dare la misura del successo di questa formula di vacanza: lusso, divertimento, cibo raffinato, ogni giorno un nuovo posto da visitare. Insomma, il mondo delle crociere sembra non conoscere ostacoli. Stanno per entrare in servizio le navi da 158 mila tonnellate della Royal Caribbean, destinate a fregiarsi – ma sicuramente per poco tempo – del titolo di “nave da crociera più grande del mondo”: cabine per 4.270 ospiti e 1.360 membri di equipaggio. La stessa compagnia può vantare di avere messo a punto un’altra categoria di navi, la generazione “Genesis”, ciascuna da 220 mila tonnellate per 6.400 passeggeri.
Ma Hajime Tanaka, il plurimiliardario giapponese che ha realizzato in patria il circuito per le auto da Formula Uno, ha fatto progettare la “Princess Kaguya”, che dovrebbe essere lunga mezzo chilometro e ospitare nelle sue 3.600 cabine qualcosa come 8.400 passeggeri più 2.600 membri di equipaggio. Una città galleggiante di undicimila persone che potranno scegliere di mangiare in uno dei 55 ristoranti e godersi una smisurata area per lo shopping che verrebbe aperta al pubblico (a prezzi decisamente vantaggiosi) durante le soste nei vari porti. Ma proprio il problema dei porti è oggi l’unico freno a questi giganti del mare. Sono pochissimi quelli in grado di ospitare simili mostri e ciò comporterà che molti scali particolarmente interessanti dovranno essere saltati. Ma anche la cantieristica avrà i suoi problemi, nessuno può costruire negli attuali cantieri navi del genere (e infatti mister Tanaka sta progettando la sua meganave in due cantieri diversi, poi le due metà verranno saldate…). A insidiare il sogno di Tanaka c’è un americano, Norman Nixon, che ha messo a punto l’idea di una specie di portaerei lungo 1.300 metri, larga 240 e alta 100. Un’isola vera e propria con 17 mila appartamenti per 80 mila ospiti e 20 mila membri di equipaggio. Centomila persone su questa isola mobile che, al proprio interno, avrà una laguna con spiaggia e palmizi e – perché no? – anche una pista per l’atterraggio degli aerei. Siamo però al fantaturismo.
Quello attuale ed esistente vede comunque su queste navi, che oggi scorazzano nel Mediterraneo e nei Carabi, in Sud America e in Alaska, campi da tennis e piste di pattinaggio sul ghiaccio, scuole di surf con onde artificiali, pareti per arrampicate sulla roccia, megacasinò e teatri con migliaia di posti che hanno in cartellone spettacoli da fare invidia a Broadway. Gli italiani che vanno in crociera lo sanno bene e sono sempre più numerosi: più di mezzo milione l’anno scorso, oltre le 650 mila unità quest’anno. E la nostra cantieristica continua a essere all’avanguardia, coprendo il 45 per cento del mercato (35 ai norvegesi, 20 ai tedeschi). Ma soprattutto, il mondo delle navi da crociera ha portato in Italia sette milioni e mezzo di visitatori, molti dei quali di nazionalità nordamericana. Un business esaltante, un settore in continua espansione. La nostra Fincantieri è al centro di questo vortice e non si lascia sfuggire occasione per restarci: i nuovi ordini degli armatori fanno ipotizzre almeno quaranta nuove grandi navi da crociera nei prossimi due-tre anni e Fincantieri dovrebbe riuscire ad aggiudicarsi una ventina di queste commesse. Ma la nostra società pubblica non vuole restare indietro nemmeno nei sogni. E per questo ha progettato anche la “Tiffany”, una specie di nave-città con strutture abitative previste su uno scafo tradizionale. Forse, tra i tanti fantaprogetti, quello più realistico.