
Roma, 6 ott (Velino) - A rilanciare la sfida sul protocollo del welfare, dopo una giornata di fuoco incrociato da vari settori contro Rifondazione comunista, è arrivato Franco Giordano, segretario del Prc: "Qui non c'è alcun problema di compatibilità economica. È un problema di volontà politica perché sono in campo le pressioni di Confindustria. E allora si scelga: o noi o Confindustria”. Per Giordano, che ha parlato al Comitato politico di Rifondazione, quello del Prc "non è un ultimatum ma una rivendicazione di segno positivo”. “Per questo – ha avvisato - chiediamo una modifica del protocollo che altrimenti non voteremo nè in Parlamento nè al governo”. Ipotesi che in mattinata era stata esclusa dal ministro del lavoro, Cesare Damiano: ''Quando si sottoscrive un protocollo con più di 40 parti sociali, per rispetto dell'azione del governo e di coloro che lo hanno firmato, si deve mantenere la rotta stabilita e noi lo faremo”. Dichiarazioni alle quali aveva risposto in un primo momento il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena nel suo intervento al Cpn di Prc: “Per noi – aveva puntualizzato - il governo resta un mezzo e non un fine”. Poi giocando con le parole, la stillettata: “Se dovesse diventare un fine, per Rifondazione sarebbe la fine. Per questo, se il governo non cambierà il protocollo Damiano, dovremo trarne le necessarie conseguenze".
A schierarsi contro il Prc è stato anche Raffaele Bonanni, leader della Cisl: “Chi dalla maggioranza chiede modifiche all'accordo sul welfare ha un atteggiamento ricattatorio che danneggia lavoratori e pensionati''. Sulle modifiche, Bonanni aveva confermato la contrarietà della Cisl e aveva poi ricordato che, comunque, ''la modifica non la fa un ministro e non la può fare il governo”. “Teoricamente – aveva spiegato - le modifiche le possono fare i sindacati, gli imprenditori e il governo tutte insieme decidendo di modificare una virgola, ma non un singolo soggetto''. Il tutto in un’ottica di “piena concordanza tra tutti i soggetti coinvolti”. Sull’eventualità di una modifica al protocollo, era intervenuto Enrico Boselli, parlando alla Costituente socialista: “Non si può chiedere ai riformisti di tenere le mani legate quando i massimalisti praticano la politica delle mani libere”. Quindi, pur non intendendo stravolgere il protocollo sul welfare, Boselli aveva avvisato che ''se si smonterà e si rimonterà il pacchetto welfare non ci saranno in campo solo le proposte dell'estrema sinistra ma anche le nostre''. Un altro attacco alla sinistra radicale era arrivato in mattinata dal leader di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo: ''Il protocollo sul welfare è per noi immodificabile''.
Montezemolo aveva poi spiegato come nell'intesa ci siano ''anche parti che non ci piacciono, come l'intervento in materia previdenziale per il superamento del cosiddetto scalone”. “Ma – aveva aggiunto - un accordo di quel tipo lo si sottoscrive o lo si respinge nella sua complessità e noi abbiamo valutato che fossero importanti gli elementi a favore delal competitività ''. Di conseguenza – secondo il presidente di Confindustria - ''il governo deve presentare alle Camere il protocollo così com'è e deve sostenerlo in Parlamento'', opponendosi alla sinistra radicale che "cerca di boicottare in tutti i modi il protocollo sul welfare scritto e firmato dal capo del governo di cui essa stessa fa parte”. L’affondo di Montezemolo alla sinistra radicale non era finito qui. In merito alla Finanziaria 2008, il leader di Confindustria aveva parlato di provvedimenti "che vanno nella giusta direzione, come la riduzione delle aliquote dell'Ires e dell'Irap, compensate da un allargamento della base imponibile. Ma i veti della sinistra radicale hanno impedito qualsiasi taglio alla spesa pubblica improduttiva che frena la crescita". Per il presidente degli industriali, questo è un “altro problema del paese” e quindi “bisogna avere il coraggio di tagliare le spese improduttive, nelle quali vanno a finire le tasse. In sintesi ci vogliono meno spese, più investimenti e meno tasse''.