Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite.
EST - Birmania: Ue vara nuove sanzioni mentre Gambari è a Bangkok
Roma, 15 ott (Velino) - Il Consiglio affari generali e Relazioni esterne (Cagre) dell’Ue ha adottato nella riunione odierna del Lussemburgo un inasprimento delle sanzioni economiche verso la giunta militare birmana. Con effetto immediato i 27 ministri degli Esteri europei hanno vietato l’importazione nell’Ue di prodotti come il legno pregiato, le pietre preziose e semi-preziose e l'estrazione dei minerali e dei metalli provenienti dal paese del sud-est asiatico. Questo provvedimento segue il divieto di ingresso in Europa per i rappresentanti del governo birmano. Soddisfatto il ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema, il quale, insieme a Gran Bretagna e Svezia, era per un intervento immediato che offrisse un segnale forte della posizione europea. Dall’altra parte erano paesi come Francia, Belgio e Irlanda che chiedevano si aspettassero gli sviluppi della missione dell’inviato Onu, il nigeriano Ibrahim Gambari. D’Alema, che ha sottolineato come questo provvedimento possa essere rivisto alla luce delle notizie provenienti dall’Onu - le ha giudicate “misure di una certa efficacia”. “Non c'è dubbio – ha proseguito il vicepremier - che toccano gli aspetti più importanti del commercio internazionale con la Birmania e anche gli interessi personali delle famiglie dei capi della giunta militare”.
È iniziato oggi in Tailandia il nuovo viaggio di Gambari nella regione, allo scopo compiere una serie di colloqui con i rappresentanti dei paesi maggiormente vicini alla Birmania, sia geograficamente che economicamente. A Bangkok il diplomatico nigeriano ha incontrato il ministro degli Esteri, Nitya Pibulsonggram, e il primo ministro, Surayad Chulanont. La strategia dell’inviato Onu è quella di saggiare il terreno con i paesi della regione e di valutare quali possono essere le risposte delle Nazioni Unite per la crisi del paese asiatico. La missione toccherà anche Malesia, Indonesia, Giappone, India e Cina, mentre sembra confermato il ritorno di Gambari in Birmania per il mese di novembre. Dopo gli arresti di ieri compiuti da parte della giunta militare nei confronti degli oppositori politici, l’inviato Onu ha sottolineato come questi siano atti “estremamente inquietanti”. Durante la conferenza stampa seguita dopo l’incontro con Pibulsonggram, l'inviato Onu ha rivolto un appello al governo birmano “perchè rilasci tutti i prigionieri politici”, compresi quelli arrestati durante le manifestazioni iniziate alla fine del mese di settembre. La posizione tailandese è per una soluzione diplomatica della crisi, coinvolgendo ai massimi livelli le organizzazioni regionali, a partire dall’Associazione delle nazioni dell'Asia sud-orientale (Asean). Chulanont ha suggerito a Gambari di organizzare una serie di incontri – sullo stile di quelli compiuti dalle Nazioni Unite per la Corea del Nord, con i dieci paesi membri dell’organizzazione (che include anche Myanmar) congiuntamente a due dei paesi di riferimento della regione: Cina e India.
Resta in sospeso la questione legata agli interessi francesi in Birmania, che vedono coinvolta l’azienda petrolifera d’oltralpe Total. Il governo birmano in esilio, ha chiesto “il congelamento o l’abbandono” di ogni attività nel paese legata al gas e al petrolio. In un messaggio inviato il 10 ottobre al presidente francese, Nicolas Sarkozy e al suo ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, il primo ministro birmano in esilio, Sein Wen, ha chiesto a Parigi di adoperarsi per giungere “a una posizione comune dell’Ue più ferma attraverso l’adozione di sanzioni aggiuntive come il congelamento o l’abbandono di tutte le attività legate a gas, petrolio o altre risorse energetiche”. Intermedia la soluzione proposta, invece, dalla Federazione internazionale dei diritti dell'uomo. Secondo la Fidh - che rappresenta 155 organizzazioni umanitarie nel mondo - il versamento dei proventi delle esportazioni birmane dovrebbe essere versato su un conto controllato che sarebbe gestito “dalle parti in conflitto e dalla comunità internazionale”.