Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite.
POL - Effetto-Walter: al Senato Pd a - 31
Roma, 29 ott (Velino) - L’entusiasmo generato dalla kermesse inaugurale del Partito democratico e del suo neo-leader Walter Veltroni tenutasi sabato a Milano era stato in parte mitigato già nel corso della stessa giornata dalle polemiche sorte immediatamente in seno alla nuova formazione, sulla nomina degli organi dirigenti. Ma per capire che, prendendo a prestito le parole sibilline del premier Romano Prodi, “il cammino dei pellegrini” sia ancora lungo e lontano dal sogno veltroniano, basta una piccola ricerca sul sito Internet di quello che, allo stato delle cose, è il luogo deputato a testare la capacità del nuovo progetto di compattare la maggioranza: il Senato. Il risultato non è proprio di quelli di cui andare fieri, poiché alla voce “variazioni dei gruppi parlamentari”, dall’inizio della legislatura e al netto degli avvicendamenti per dimissioni o elezione a magistrature più alte (come quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), il bilancio per l’Unione è in “rosso” di 26 senatori, che virtualmente salgono a 31, visto l’annunciato e imminente abbandono dei Liberaldemocratici Dini, Scalera e D’Amico e dei senatori di Ud Willer Bordon e Roberto Manzione.
All’apertura della legislatura, infatti, quando ancora i dubbi sulla reale prospettiva del Partito democratico erano superiori alle certezze, il gruppo ulivista di Palazzo Madama contava ben 114 componenti, risultando di gran lunga la componente più numerosa. Ora, il dato statistico informa che i componenti si sono ridotti a 88 ufficiali (83 virtuali), mentre quello politico spiega che, a parte un “prestito” iniziale alla componente delle Autonomie di sei senatori, necessari per costituire un nuovo gruppo da far partecipare alla ripartizione dei seggi nelle commissioni in virtù degli equilibratissimi rapporti di forza tra i due schieramenti, il resto delle defezioni sono state un effetto direttamente legato alla costituzione del Pd. La “transumanza” vera e propria ha inizio infatti nel maggio di quest’anno, dopo il congresso della Quercia che sancisce lo scioglimento del partito: ad abbandonare il gruppo ulivista per non avallare il nuovo progetto sono prima Roberto Barbieri, e poi 12 senatori diessini che andranno a formare il gruppo Sinistra democratica, dal quale a loro volta si distaccheranno Gavino Angius e Accursio Montalbano per dare vita, assieme a Barbieri, alla componente di Costituente socialista all’interno del gruppo Misto.
Sempre nello stesso mese, Bartolo Fazio abbandona l’Ulivo per andare a fare compagnia agli altri ex-ulivisti del gruppo Autonomie, mentre all’inizio di giugno c’è spazio per un’iniziativa in controtendenza, e cioè l’adesione dell’ex-vicepremier e leader dell’Udc Marco Follini. Ma si tratta di un episodio isolato, perché dopo la pausa estiva, con l’avvicinarsi delle primarie per il leader e per la Costituente del partito democratico, arrivano gli annunci di abbandono (ancora non formalmente registrati a livello parlamentare) di Lamberto Dini, Giuseppe Scalera, Natale D’Amico, Willer Bordon e Roberto Manzione, cui fa seguito per ultimo quello di Domenico Fisichella, che ha atteso il giorno delle primarie per “sganciarsi” dal Pd e contestualmente dal gruppo ulivista.