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EST - Italiani scomparsi, Venezuela diventa il "paese dei misteri"
Salvador de Bahia, 23 gen (Velino) - Tra aerei "scomparsi" e giovani "spariti" il Venezuela nelle ultime settimane sta diventando per il nostro Paese la "terra dei misteri". Le pagine delle cronache internazionali sono state infatti occupate nelle ultime settimane da una pericolosa serie di fatti di cronaca che ha visto al centro nostri connazionali che vivono o si trovano in vacanza nella nazione latinoamericana. L'inizio dell'anno ha registrato la misteriosa scomparsa di otto italiani che si trovavano a bordo di un piccolo aereo diretto nell'arcipelago caraibico di Los Roques: una tragedia che ha assunto con il passare dei giorni e delle settimane contorni sempre più inquietanti e confusi e sulla quale, ad oggi, né le istituzioni venezuelane né l'Unità di crisi della Farnesina sono riuscite a fare chiarezza. La sparizione di due giovani di neanche trent'anni, uno dei quali già liberato mentre dell'altro non si ha ancora alcuna notizia, ha fatto poi nuovamente salire la preoccupazione per la sicurezza dei cittadini italiani che vivono o lavorano nel paese governato dal "caudillo" Hugo Chavez. Si tratta di episodi che non hanno nulla in comune tra di loro, ma che contribuiscono ad accrescere la sensazione che il Venezuela non sia, per più di un motivo, un posto sicuro per i cittadini italiani, siano essi residenti o semplici turisti. Nel primo caso, dopo la ricostruzione fornita dalle autorità venezuelane e sostenuta dal nostro governo, che parlava di un inabissamento del velivolo in seguito a un guasto dei motori, sulla sorte dei nostri connazionali dispersi le teorie e le ipotesi alternative hanno cominciato a diffondersi sempre più rapidamente. A fomentarle soprattutto la disperazione e la voglia di chiarezza di parenti e amici degli scomparsi, di cui non è ancora stata trovata nessuna traccia.
Secondo la versione ufficiale dodici passeggeri e due piloti a bordo di un bimotore Let 410 della Transaven, dopo aver lasciato l'aeroporto Maiquetia di Caracas e dopo che a circa 83 km dall'arrivo il pilota ha lanciato un sos a causa dell'avaria dei motori, sarebbero sostanzialmente scomparsi nel nulla. Del velivolo infatti ancora oggi, a distanza di tre settimane, non sono stati recuperati che alcuni frammenti e un giubbotto di salvataggio, oltre al corpo di un uomo, si tratterebbe del copilota, scoperto da alcuni pescatori. Nei giorni scorsi Elisa Deiesu, un'amica di Stefano Fragione (il giovane romano scomparso nell'incidente insieme alla neo sposa Fabiola), ha rilanciato in una lettera dubbi e interrogativi che in questi giorni si sono accumulati nelle menti di molti di loro. Deiesu sottolinea infatti alcune incongruenze nella ricostruzione ufficiale, che non è in grado di spiegare che fine abbia fatto l'aereo, suffragate dai primi risultati dell'autopsia sul corpo recuperato, che non avrebbe acqua nei polmoni e sarebbe stato svestito e con diverse contusioni. Il fatto che il telefono cellulare di una delle persone scomparse abbia continuato a squillare per 24 ore dopo la scomparsa, come quello appartenente al pilota che sarebbe stato ritrovato in Colombia, porta i familiari a credere nell'ipotesi di un dirottamento. Non si tratterebbe di una novità nella zona dove ci sono precedenti analoghi, conclusisi in maniera tragica. Un'ipotesi angosciante che, sostengono i familiari e gli amici degli scomparsi che hanno messo in piedi un sito visitatissimo nelle ultime settimane (www.stefanoefabiola.org), non serve a costruire false speranze, ma certamente apre scenari decisamente diversi e inquietanti sulla vicenda.
"Le ricerche – denuncia Deiesu – sono state molto lente, lo Stato italiano ha fatto poco o niente per poterli ritrovare e il Venezuela ha pochi soldi da impiegare per le ricerche di soccorso". Tanti gli interrogativi che non hanno ancora trovato risposta: "Perché così poca chiarezza? - insiste Deiesu nella lettera - Perché non hanno cercato nelle tante isole vicine? Perché le ricerche sono state così lente? Perché non pensare subito ad un dirottamento? Se un aereo cade si spezza, e allora dove sono almeno le valigie, gli effetti personali? Non si è spezzato? Possibile che non abbia lasciato in mare nemmeno una macchia d'olio e che gli aerei partiti subito dopo non abbiano visto niente?". La preoccupazione maggiore manifestata dalle famiglie coinvolte, in questo momento, sembra essere però che le ricerche vengano dichiarate presto concluse con esito negativo: per richiamare l'attenzione sulla necessità di chiarire i molti lati oscuri dell'accaduto hanno quindi deciso di indire un sit-in davanti a Montecitorio per la giornata di giovedì 24 gennaio, a partire dalle 18.30. Non meno preoccupanti i sequestri che nei giorni scorsi hanno riguardato due ragazzi italiani di meno di trent'anni, dei quali solo uno al momento si è risolto in maniera positiva. Il primo caso è quello relativo a Erick Eduardo Lapi, 27 anni, figlio dell'ex Governatore dello Yaracuy (accusato di peculato ed evaso dal carcere in cui era rinchiuso), sequestrato mentre era alla guida della sua vettura. Per la sua liberazione i rapitori avrebbero richiesto un riscatto di due milioni di dollari ma il giovane sarebbe poi stato rilasciato in circostanze ancora non chiarite. Ancora più oscura la vicenda relativa a Fabio Zavagnini, 23 anni, giovane ingegnere scomparso giovedì scorso senza che da allora i rapitori abbiano fatto avere alcuna notizia. Analoga sorte, inoltre, è toccata meno di due settimane fa all'imprenditore di origine italiana Luis Eduardo Lavieri, 62 anni.