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ECO - Moria di api: Danni per 1 mld, ora petizione contro la chimica
Roma, 6 mar (Velino) - Una pericolosa “emorragia”. Così la Federazione italiana apicoltori (Fai) definisce la moria di api che da anni preoccupa gli esperti, i ricercatori e gli operatori del settore. “Lo spopolamento degli alveari sta all’agricoltura al pari di un’emorragia nel corpo umano”, spiegano dalla federazione di categoria aderente a Confagricoltura nel precisare che “le ragioni sono in buona parte note” e per cui occorrono immediate azioni di intervento, pena il crollo della produttività agricola nazionale. “La moria di api dipende da fattori concatenati a mosaico che compongono un quadro critico”, ha spiegato al VELINO Raffaele Cirone, presidente della Fai. E i maggiori accusati dalle organizzazioni di categoria e dai ricercatori rimangono i neonicotinoidi, pesticidi ‘sistemici’ prodotti da Bayer, Basf e Syngenta che entrano nel ciclo vitale delle piante fino a persistervi in epoca di fioritura. Trasformando così il fiore in un inganno letale per le api che vanno a bottinare. “È chiaro che i neonicotinoidi uccidono le api – ha proseguito Cirone – ma essi rientrano nelle cause locali”. Il presidente della Fai ha spiegato infatti che occorre un approccio multifattoriale per comprendere i motivi reali che si trovano alla base della moria delle api.
Bisogna distinguere, in primo luogo, le cause locali da quelle globali e le cause maggiori da quelle minori. “Se parliamo di neonicotinoidi a livello nazionale, non possiamo certo dire che essi costituiscono la maggiore causa dello spopolamento in Italia. Soprattutto se si prendono in considerazione quei terreni dove non ci sono coltivazioni agricole e in cui si sono verificate comunque gravi morie dei preziosi insetti”, ha aggiunto Cirone. E sulla questione Claudio Porrini, ricercatore esperto di api presso la facoltà di entomologia dell’univesità di Bologna, aveva già spiegato al VELINO che “due volte su tre sono i neonicotinoidi la causa della scomparsa delle api. Il resto è dovuto al corso naturale delle cose e ai cambiamenti climatici”. Ma anche la Varroa, diventato negli ultimi anni vettore pericoloso di un virus che attacca le api, è, secondo Cirone, “una causa da prendere in analisi”. Anche perché la mancanza di ‘pascoli’ idonei dove le api possano andare a bottinare non permette un’alimentazione adeguata che consenta ai preziosi insetti di sviluppare le difese immunitarie. “Questo è un problema - ha spiegato ancora il presidente dell’organizzazione di apicoltori – da non sottovalutare”.
E proprio sulla sindrome da spopolamento degli alveari e sulle problematiche legate al mondo dell’apicoltura, l’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, ha organizzato un convegno nazionale sul tema “L’universo ape in pericolo – azioni concrete per la sua salvaguardia”, che si svolgerà a Piacenza il prossimo 9 marzo 2007 nell’ambito dell’Apimell, la Fiera nazionale di apicoltura. Un’occasione, secondo Cirone, per delineare il quadro delle iniziative da adottare, nel breve e medio periodo, “al fine di arrestare la grave perdita di api che interessa ampi areali del nostro territorio nazionale e che oggi equivale a un danno di 40 milioni di euro per la sola Italia, 500 milioni di euro in Europa e un miliardo di euro su scala planetaria”. È quindi venuto il momento, secondo la Fai, di attuare l’articolo 1 della legge 313/2004 per la disciplina dell’apicoltura. Pochi sanno infatti che il provvedimento, che ancora non è stato recepito dalle regioni, considera l’ape italiana una vera e propria risorsa di interesse nazionale che, ha aggiunto Cirone, “va salvaguardata al fine di garantire l’impollinazione naturale e la biodiversità”. Senza la quale, come aveva detto Albert Einstein, “l’uomo sopravivrebbe solo quattro anni”.
Ad aprire il convegno della Fai sarà la finalista delle edizioni miss Italia 2006 e miss Mondo 2002 Susanne Zuber, nominata 'regina del miele', che formulerà un invito “affinché ogni apicoltore non rinunci mai, e dopo di lui i suoi figli, alla difesa e all’amore per le api”. E sempre durante Apimell 2008, Apitalia, la rivista specializzata del settore che conta circa 75 mila abbonati e Anai, l’Associazione nazionale apicoltori italiani, presenteranno una ‘petizione popolare’ contro l’uso della chimica in agricoltura. “L’obiettivo di ‘Liberi da veleni’, (questo il nome scelto per l’iniziativa), è quello di raccogliere circa 40 mila firme da sottoporre all’attenzione dei politici”, ha spiegato al VELINO Massimo Ilari, direttore della rivista. E intraprendere così un ‘rimodulazione’ completa del sistema agricolo “perché l’agricoltura sana non sia più un comparto di nicchia”. Si tratta di un’occasione quindi per “invertire la tendenza” e dare un duro colpo all’industria della chimica in agricoltura.