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POL - Campidoglio, Rutelli e quella "rottura" delle consulenze d'oro
 
Campidoglio, Rutelli e quella "rottura" delle consulenze d'oro
Roma, 22 apr (Velino) - Solo “una multa”, non una sentenza. E peraltro una gran “rottura di palle” visto che riguarda una storia “vecchia ormai di quindici anni”. Il candidato a sindaco di Roma, Francesco Rutelli, definisce così la decisione della Corte dei Conti, che nel 2000 impose alla sua amministrazione un risarcimento complessivo di 3 miliardi di vecchie lire per eccesso di spesa nelle consulenze della giunta capitolina. Cifra poi ridotta dalla Corte di Cassazione a 500mila euro, di cui oltre 60mila a carico di Rutelli. Al microfono di Radiosei, rispondendo a un ascoltatore, l’ex sindaco ha detto invece che la sanzione ammontava a circa “40mila euro”, cifra raccolta “con una colletta”. D’altra parte, ha ironizzato Rutelli, “se avessi dovuto restituire un milione di euro avrei dovuto lavorare in miniera per parecchi anni”. I collaboratori di cui si avvaleva il Campidoglio, ha spiegato ancora Rutelli, non godevano di “stipendi d'oro” e certamente “erano in numero inferiore rispetto a quelle di cui si avvaleva Gianni Alemanno quando era ministro dell’Agricoltura. “Altro che consulenze d'oro – ha detto Rutelli -, non c'era nè tredicesima nè altro. Invece che quelle consulenze, andiamo a vedere il numero di consulenti che ha avuto Gianni Alemanno da ministro dell'Agricoltura”. Abbandonando i toni da bon ton, il candidato del Pd ha infine detto che è impensabile che gli “si rompa le palle” per una storia che “risale ormai a quindici anni fa”.

Radicalmente opposta la prospettiva del deputato Pdl Francesco Giro. “Rutelli avrebbe fatto meglio a non candidarsi – ha detto il coordinatore laziale di Forza Italia –. È stato condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale per sette consulenze d'oro a pagare oltre un miliardo di vecchie lire, e dopo aver fatto ricorso è stato ricondannato con sentenza definitiva nel 2006. Mi chiedo - ha aggiunto Giro - se Rutelli per candidarsi alle amministrative abbia pagato la quota dovuta, perché altrimenti sarebbe ineleggibile. Non mi risulta che abbia pagato - ha concluso- ma spero che lo abbia fatto. E se ciò è avvenuto comunque ha pagato a 30 giorni dall'ufficializzazione della candidatura, una cosa grottesca e di cattivo gusto”.

La sentenza 1545/2000 della Corte dei Conti lascia poco margine all’interpretazione. Nel testo redatto dalla sezione giurisdizionale per la Regione Lazio presieduta da Vincenzo Bisogno “condanna” il sindaco, diversi esponenti della giunta e dirigenti “al pagamento a favore dell’Erario, beneficiario il Comune di Roma della somma complessiva di lire 2.238.664.265 oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese giudiziali”. A finire nell’occhio del ciclone furono alcuni “contratti d’oro” come quelli della segretaria particolare del sindaco (236 milioni delle vecchie lire), del coordinatore dello staff del primo cittadino (275 milioni) e quello del consulente del sindaco nel campo dell’immagine, della comunicazione e delle pubbliche relazioni (122 milioni). Incarichi “ad personam”, conferiti secondo i magistrati contabili “in violazione dei doveri di servizio e della normativa vigente” e per i quali invece il sindaco poteva utilizzare il personale interno del Comune. La Corte dei conti, perciò, chiese il risarcimento alle casse comunali di 3 miliardi e 329 milioni di lire. In particolare, a Rutelli fu chiesto di restituire un miliardo e 251 milioni di lire e gli altri due miliardi alla giunta. E tra gli assessori condannati a pagare figurava anche la responsabile del Bilancio, Linda Lanzillotta, moglie dell’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, che con la sua legge del 1997 consacrò la possibilità per sindaci, presidenti di Provincia e di Regione di costituire staff di consulenti esterni. In appello la magistratura contabile confermò la condanna, ma con uno sconto del 70 per cento sui rimborsi. La legittimità degli “addebiti risarcitori” venne poi riconosciuta definitivamente a gennaio del 2006 dalla Corte di Cassazione. Così sindaco e assessori furono condannati a versare all'erario oltre 500 mila euro, di cui oltre 64 mila a carico dell’ex sindaco Rutelli.

Questa la lista completa dei condannati dalla magistratura contabile: “1) RUTELLI Francesco, Sindaco del Comune di Roma; 2) TOCCI Walter, assessore alle politiche della mobilità e della Polizia Municipale del Comune di Roma; 3) LANZILLOTTA Linda, assessore alle politiche finanziarie del bilancio e delle risorse del Comune di Roma; 4) MONTINO Esterino, assessore alle politiche dei lavori pubblici e manutenzione urbana del Comune di Roma; 5) CECCHINI Domenico, assessore alle politiche del territorio del Comune di Roma; 6) LUSETTI Renzo, assessore alle politiche del personale e della qualità organizzativa dei servizi del Comune di Roma; 7) DEL FATTORE Sandro, assessore alle politiche dei servizi informativi e tecnologici del Comune di Roma; 8) DE PETRIS Loredana, assessore alle politiche della qualità ambientale del Comune di Roma; 9) CARDUCCI ARTENISIO Francesco, assessore alle politiche del turismo e grandi eventi del Comune di Roma; 10) PIVA Amedeo, assessore alle politiche sociali e dei servizi della persona del Comune di Roma; 11) BORGNA Giovanni, assessore alle politiche della cultura del Comune di Roma; 12) SANDULLI Piero, assessore alle politiche dei servizi informativi e tecnologici del Comune di Roma; 13) FARINELLI Fiorella, assessore alle politiche educative e dell'infanzia del Comune di Roma; 14) MINELLI Claudio, assessore alle politiche economiche e delle attività produttive del Comune di Roma; 15) BARRERA Pietro, dirigente superiore, capo di gabinetto del sindaco del Comune di Roma; 16) GAGLIANI CAPUTO Vincenzo, Segretario generale del Comune di Roma; 17) BIOLCHI Stefania, dirigente, responsabile del servizio del Comune di Roma; 18) LORENZETTI Fortunato, dirigente, responsabile del servizio del Comune di Roma; 19) FENU Alberto, dirigente superiore, responsabile del servizio del Comune di Roma".
 
(Mara Rigola) 22 apr 2008 17:19
 
 
 
 
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