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POL - Senato, il manifesto di Schifani: Bisogno di legalità e riforme
Roma, 29 apr (Velino) - Sicurezza, legalità e lotta alle mafie. È attorno a questi concetti che è ruotato il discorso di insediamento del nuovo presidente del Senato Renato Schifani. L’ex capogruppo azzurro a Palazzo Madama, eletto alla prima votazione e visibilmente emozionato, ha delineato i tratti del proprio mandato, assicurando “impegno ad adempierlo con il massimo scrupolo di garante delle regole, dei diritti dell’opposizione, della maggioranza e delle esigenze del governo”. Quindi ha salutato il capo dello Stato Giorgio Napolitano, “supremo garante della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni”, l’ex presidente Franco Marini e l’ex capogruppo di maggioranza, Anna Finocchiaro. Ma subito dopo si è voluto soffermare a lungo su due aspetti: la necessità di combattere le mafie e il bisogno di contrastare l’illegalità. “Sento forte la necessità di un impegno crescente per la sicurezza e per l’affermazione dei valori di legalità – ha detto –, perché ho vissuto, insieme a tutti gli altri siciliani, il dolore di vedere la mia terra ferita, vessata, umiliata e, insieme, l’orgoglio di vedere una Sicilia che non si è mai piegata né mai data per vinta ed è stata capace invece di rialzarsi e gridare il suo rifiuto della violenza, della prepotenza e dell’illegalità”. Il neo presidente ha dato atto al Parlamento di “aver legiferato proficuamente, stabilizzando il 41bis, il cosiddetto carcere duro, e di aver ha sostenuto magistratura e polizia giudiziaria in quella fruttuosa opera che da sette anni a oggi ha consentito la cattura di pericolosi latitanti ai vertici della criminalità organizzata, recidendo molti rami della mala pianta del racket delle estorsioni”. Ma non basta. Schifani si è detto “fermamente convinto” che la lotta a tutte le mafie “non dovrà avere, ma neanche mostrare, alcuna pausa”. E “voglio rivolgere un pensiero a quegli eroi civili della lotta alla mafia che, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno donato la loro intelligenza e la loro vita. Tanti, troppi caduti tra magistrati, uomini delle Forze dell’ordine, giornalisti, imprenditori, ai quali ci inchiniamo riconoscenti e debitori”.
Un appello, quindi, a non sottovalutare il problema della sicurezza e della legalità: “Sono le richieste più pressanti che vengono dalla gente, dal Nord al Sud. Insieme infatti all’azione di contrasto a tutte le mafie, occorre intensificare e migliorare le strategie per combattere quella dilagante criminalità che sta rendendo invivibili ampie aree del nostro paese. Si tratta di un problema che va affrontato con la necessaria attenzione perché serie e fondate sono le preoccupazioni dei cittadini anche in ordine alla relazione tra una parte significativa dei reati commessi e la immigrazione clandestina di soggetti con pesanti storie criminali. Abbiamo il dovere pertanto di non sottovalutare questi aspetti agendo con rigore e severità ove occorre senza dimenticare la grande tradizione di tolleranza e accoglienza che dobbiamo conservare nei confronti di quella immigrazione sana e regolare che ha invece bisogno del nostro aiuto. L’esistenza di una questione meridionale e di una questione settentrionale – ha proseguito poi Schifani – appare ormai acclarata, pur nella differenza fra le due aree del paese, e richiede interventi importanti per superare il divario fra Nord e Sud e per consentire di proseguire un percorso virtuoso di crescita che sia contestuale se non vogliamo un paese a due velocità. Il Settentrione ha confermato di essere il cuore produttivo del paese, crescendo nell’efficienza del sistema e integrandosi agli standard europei ma mostrando un crescente bisogno di una maggiore efficienza dello Stato e della pubblica amministrazione. Il Mezzogiorno, dal canto suo, ha dimostrato in questi anni di saper trovare la capacità di promuovere uno sviluppo fondato sulle proprie risorse rifiutando l’assistenzialismo e le prebende e pretendendo invece interventi in favore delle infrastrutture e delle imprese. Soltanto conciliando le esigenze e rispondendo alle istanze delle due aree del nostro paese, ed impegnandoci con forza e convinzione per tessere quell’indispensabile legame forte fra Nord e Sud, sapremo onorare quell’unità d’Italia così fortemente voluta e di cui, durante questa legislatura che si apre, nel 2011, celebreremo insieme i 150 anni di vita”.
Schifani ha insistito sull’opportunità di fare le riforme di cui l’Italia ha bisogno: “L’avvenuta semplificazione del quadro politico potrà aiutare la stabilità e potrà aprire in tempi brevi una feconda stagione di riforme condivise. La riduzione dei gruppi parlamentari potrà rappresentare una significativa facilitazione dei lavori di quest’aula e delle commissioni. Quella maturità dovrà essere la fonte primaria per alimentare la capacità di ascolto che le forze politiche oggi rappresentate in Parlamento dovranno esercitare per farsi interpreti di tutte le esigenze del paese, comprese quelle delle minoranze oggi non più presenti. Questo per la politica è un valore ed è uno degli elementi idonei a ricollocarla al suo posto ambito: non a destra, al centro o a sinistra, ma in alto: dove al di là delle democratiche competizioni elettorali e dei suoi esiti, è possibile confrontarsi, ciascuno con la propria sensibilità, per il bene comune. Questa semplificazione ne richiama un’altra: quella del linguaggio, della comunicazione politica con la quale il Palazzo non deve più parlare a se stesso e per se stesso, ma ai cittadini. Questo nostro tempo, questo attuale tempo della politica ci offre una straordinaria opportunità. Sta a noi saperla cogliere”. Il neo presidente ha sottolineato “il rinnovato amore dei cittadini verso il proprio paese, verso la nostra Patria; e le sempre più presenti espressioni politiche che ne mettono in evidenza i caratteri regionali e territoriali non fanno altro che esaltarne le diversità nell’unità, le ricchezze nazionali e nello stesso tempo le necessità locali. La nostra – ha chiarito – è sempre stata una terra di grandi talenti, dove sono nati ed hanno operato geni che hanno fatto la storia dell’umanità; dobbiamo dunque rafforzare nel mondo l’immagine di un’Italia che produce, che crea, che esporta, che è orgogliosa della propria storia e delle proprie tradizioni. E che, davanti alle difficoltà, sa reagire con determinazione. Lo dimostrano le decine di migliaia di imprenditori che, nonostante le oggettive difficoltà della congiuntura internazionale, riescono a tenere testa alla sfida globale”.
“Dobbiamo difendere senza tentennamenti le nostre radici cristiane, la nostra identità che tanto ha contribuito alla nascita dell’Occidente e della nostra civiltà. Dimenticare le proprie radici significa perdere l’anima, non ritrovare più se stessi, non trovare più le ragioni forti dell’appartenenza che ci permettono di accogliere e dialogare con gli altri, senza cedimenti e senza ipocrisie. L’Occidente, l’Europa e l’Italia o ritornano alle proprie radici o sono destinati a un irreversibile tramonto. Siamo chiamati dunque a tenere alto il nome e il prestigio dell’Italia. Sia nel contesto dell’Europa unita di cui siamo stati fin dall’inizio fondatori, sia nel contesto internazionale, attraverso il saldo rapporto atlantico e il ruolo geopolitico nella grande area del Mediterraneo. Il nostro Paese deve ribadire sempre di più al mondo il suo ruolo di portatore di pace e di democrazia. Sulla concreta solidarietà democratica ai Paesi in difficoltà l’Italia sta offrendo un contributo di altissimo valore. Ha il merito, che nasce da un dovere umanitario, delle missioni di pace che, sotto l’egida dell’Onu, contribuiscono all’impianto di servizi umanitari e spesso all’avviamento di nuove democrazie. Seguiamo con ammirazione e partecipazione l’operato dei nostri uomini impegnati in questi rischiosi territori ed a loro va la nostra sincera gratitudine”. Applausi quando si è soffermato sul ruolo dei soldati italiani impegnati in missioni all’estero: “Il nostro pensiero gratissimo e commosso va anche a coloro che hanno sacrificato la vita per l’umanità in nome dell’Italia e dei suoi valori: ai ragazzi di Nassiriya e agli altri che, come loro, hanno scritto il loro nome nel Pantheon degli eroi per la pace. È un ricordo, quello di questi uomini caduti per la pace, che rimane indissolubilmente congiunto a un altro, al ricordo della compostezza con cui i loro cari hanno vissuto la loro tragedia familiare. È stata una vera, indimenticabile, lezione per tutti”.
Ultimo pensiero ai giovani: “Di grande consolazione, e certo non ragione di rassegnazione, appare a tutti l’evidente spinta che li ha mossi a difendere i nostri valori più importanti, quella cioè di preservare dalla violenza e dall’oppressione criminale il nostro futuro, il futuro dei nostri figli. Ed è proprio a loro, ai giovani, a quelli a cui siamo chiamati a consegnare un’Italia più florida e più sana, che voglio dedicare il mio pensiero conclusivo. Ai giovani chiedo di guardare alla politica e alla forza delle istituzioni perché alle loro istanze, che sappiamo essere prioritariamente la casa, il lavoro e la cultura risponderemo con l’impegno e l’ausilio necessario di tutte le forze politiche. La nostra saggezza, se c’è, vale come testimonianza e patrimonio per la loro audacia, il loro entusiasmo, la loro fiducia. Siamo chiamati a sostenerli nel percorso che li porta a diventare adulti e a svolgere ruoli che oggi noi svolgiamo. Soltanto se avremo le carte in regola, se avremo fatto quando dovuto e quanto necessario, potremo guardarli negli occhi e vedervi specchiato il nostro paese, la nostra Italia”.