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ECO - Pollo al cloro, Ue decide il 28 maggio. Una: Un passo indietro
 
Pollo al cloro, Ue decide il 28 maggio. Una: Un passo indietro
Roma, 14 mag (Velino) - L’Unione europea si prepara a decidere – il prossimo 28 maggio – se consentire al "pollo al cloro" statunitense di passare le frontiere e di arrivare in Europa a conclusione del secondo incontro del Consiglio economico transatlantico (Cet) tra Unione europea e Stati Uniti. Si tratterebbe quindi di revocare il divieto Ue del 1997 relativo all’importazione di carne di pollo proveniente dagli Stati Uniti. Un divieto originato della pratica usata negli Usa per ‘disinfettare’ le carcasse di pollo con bagni di antimicrobici (prodotti a base di ipoclorito di sodio, comunemente chiamato varechina). In gioco ci sono gli accordi stabiliti dall’agenda transatlantica – che secondo Coldiretti gli americani potrebbero rimettere in discussione - il cui obiettivo è proprio quello di favorire la cooperazione normativa e commerciale tra Europa e Stati Uniti. Una sorta di embargo commerciale quindi. La proposta di Bruxelles attualmente al vaglio prevede però dei vincoli relativi all’immissione del pollo statunitense nel mercato europeo: un periodo di prova di due anni; un’etichettatura che specifichi il tipo di trattamento che la carne ha subito; un lavaggio successivo al trattamento attraverso acqua potabile.

Provvedimenti che non bastano però alle organizzazioni agricole e di categoria che esprimono preoccupazione e alzano la voce. “Facciamo parte dell’Unione europea e perciò dobbiamo obbedire, ma siamo assolutamente contrari”, ha dichiarato al VELINO Aldo Muraro, presidente dell’Unione nazionale avicoltori (Una). In Europa l’uso del cloro è stato abolito già negli anni Ottanta, quando si pensava che potesse far male alla salute umana. “Da allora lavoriamo lungo la filiera per fare in modo di abbattere preventivamente la formazione di batteri. Così da non rendere necessario l’uso di sostanze come il cloro”, ha concluso Muraro. “Fare oggi un passo indietro ci sembra veramente un controsenso”. La decisione Ue – se dovesse essere quella di aprire le frontiere al "pollo al cloro" – consentirebbe al mercato americano, secondo Umberto Borrelli, responsabile zootecnico della Confederazione italiana agricoltori (Cia), “di accedere a un potenziale business di 200 milioni di euro”. Ma il problema non riguarda solo l’aspetto economico. Borrelli ha spiegato al VELINO che, in un periodo in cui gli stipendi non bastano, il timore è che i consumatori si orientino verso un prodotto di bassa qualità come appunto il pollo di provenienza americana. “Anche perché – precisa il responsabile della Cia – da quello che sappiamo noi, la questione riguarda le carni lavorate destinate alla ristorazione di basso profilo o ai discount. Non comprendiamo – conclude infine – il motivo del periodo di prova di due anni”.
 
(esp) 14 mag 2008 16:43
 
 
 
 
 
 
 
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