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ECO - Alitalia, quella consegna del silenzio che a Tps non riuscì
Roma, 24 giu (Velino) - Ancora qualche giorno e la privatizzazione di Alitalia assumerà contorni più chiari. Il primo appuntamento è l’audizione di mercoledì del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, davanti alle Commissioni Bilancio e Lavori pubblici di Camera e Senato convocate in seduta congiunta alle 13,30 presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio. Il titolare del Tesoro, maggiore azionista della compagnia col 49,9 per cento, riferirà sugli ultimi sviluppi della vicenda ma indicazioni più precise probabilmente emergeranno dall’assemblea degli azionisti della Magliana in programma sabato prossimo. All’ordine del giorno ci sono l’approvazione del bilancio 2007, l'integrazione dei posti vacanti in cda con la nomina di due amministratori, la nomina del collegio sindacale e il conferimento dell'incarico al revisore dei conti. Ma è probabile che il presidente Aristide Police (domani vedrà il numero uno dell'Enac, Vito Riggio), o di sua spontanea volontà o incalzato dagli azionisti, affronti anche il tema del futuro della compagnia. Questa almeno è l’indicazione giunta dal presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, advisor di Palazzo Chigi per la privatizzazione dell’aviolinea. “Credo che una valutazione sulla situazione si potrà conoscere tra pochi giorni in occasione dell'assemblea di Alitalia”, ha dichiarato Giovanni Bazoli a margine della Relazione annuale del presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, presso la Sala della Lupa di Montecitorio.
Precedentemente, nella stessa sede, il patron di Air One, Carlo Toto, la cui partecipazione al salvataggio della Magliana è data sempre più per certa, aveva indicato in Intesa SanPaolo l’unica fonte a cui attingere nuove informazioni circa la privatizzazione di Alitalia. Da parte sua l’imprenditore abruzzese si era limitato a spiegare che “il lavoro si fa in silenzio e la notizia si dà quando è matura”. Una dichiarazione che fa il paio con la puntualizzazione di Bruno Ermolli di quattro giorni fa: “Su Alitalia non parlo, faccio ma non parlo”, era stato l’unico commento del presidente di Sinergica incaricato dal premier Silvio Berlusconi di costituire una cordata di imprenditori italiani in grado di partecipare all’acquisizione della Magliana. Oggi Ermolli ha partecipato alla riunione del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo ma ha escluso di aver affrontato il nodo Alitalia. Bocca cucita anche per il presidente di Piaggio, Roberto Colaninno che, a margine dell’assemblea dei soci, non ha commentato il possibile coinvolgimento nella privatizzazione della compagnia di bandiera. L’imprenditore, secondo indiscrezioni, potrebbe partecipare al salvataggio di Alitalia mettendo sul piatto fino a 200 milioni a condizione di ottenere la carica di presidente della compagnia.
La consegna del silenzio, insomma, almeno per ora pare funzionare. Lo stesso ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, ribadito il credito verso Santintesa (“aspettiamo fiduciosi”), sottolinea che prosegue il lavoro del governo per trovare una soluzione in grado di traghettare la compagnia fuori dalla crisi. Ma poi aggiunge: “Quello di Alitalia è un problema che meno se ne parla e meglio è”. Eppure mentre il governo riesce a contenere l’onda di indiscrezioni che nei due precedenti tentativi di privatizzazione erano costate pesanti oscillazioni per il titolo della Magliana, l’opposizione attacca: “Su Alitalia sentiamo una quiete che può preludere alla tempesta di commissariamenti e spezzatini”, dichiara Pierluigi Bersani, deputato del Pd e ministro dell'Economia del governo ombra. “Per i lavoratori e l'azienda – aggiunge l’ex ministro - ci auguriamo ancora che non sia così e che coloro che hanno affossato l'accordo con Air France abbiano qualcosa di meglio da proporre”.