
Roma, 7 lug (Velino) - “Sì” al lodo Alfano, “no” al conflitto tra politica e giustizia “che dura ormai da troppi anni” e all’Italia “è costato la perdita di innumerevoli opportunità di crescita e sviluppo”. Lo dicono trentasei costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico, firmatari di un appello diffuso a tre giorni di distanza dalla lettera con cui giuristi vicini al centrosinistra hanno bocciato il provvedimento che prevede la sospensione dei processi penali per le quattro più alte cariche dello Stato. Un appello, quello diffuso la settimana scorsa al quale non hanno aderito Augusto Barbera e neppure Stefano Ceccanti, costituzionalista vicino a Walter Veltroni ora senatore del Pd. Primo firmatario del nuovo appello per dire “sì” al lodo è Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale. Adesioni anche da Giuseppe de Vergottini, Giorgio Lombardi, Beniamino Caravita di Toritto, Giovanni Pitruzzella, Nicolò Zanon. “Crediamo - si legge nell’appello - che siano aprioristiche e perciò dannose posizioni oltranziste nei confronti di misure come il cosiddetto ‘Lodo Alfano’, che si sforzano di bilanciare ragionevolmente i diversi interessi in gioco in quel conflitto tra politica e giustizia che dura da ormai troppi anni e al nostro Paese è costato la perdita di innumerevoli opportunità di crescita e sviluppo. Nel rispetto delle indicazioni fornite a suo tempo dalla Corte costituzionale e come indicato pochi giorni fa dello stesso capo dello Stato, il ‘Lodo’ mira a garantire una temporanea immunità ai soggetti investiti delle cariche politico-istituzionali più importanti. Consente a chi ha responsabilità di governo di dedicarsi a esse con la necessaria serenità e il dovuto impegno, senza per questo pregiudicare il principio dell’eguale soggezione di tutti alla legge penale. Riteniamo che sottovalutare queste esigenze - osservano i firmatari - presenti il rischio di far precipitare il Paese in vere e proprie emergenze istituzionali, nella contingenza economica oltretutto meno adatta. Anche questa, ne siamo fortemente convinti, è una preoccupazione che deve animare chi ha a cuore la Costituzione e i suoi principi”.
In apertura del documento, i costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico si dicono convinti che “gli attuali conflitti tra politica e giustizia meritino pacatezza e raziocinio, e non prese di posizione oltranziste assunte da intellettuali che si ritengono a priori, sempre e comunque, dalla parte del ‘bene’, della moralità, della Costituzione ‘minacciata’. Da uomini liberi e responsabili - proseguono -, pensiamo che il muro contro muro in nome di principi assolutizzati non giovi a nessuno, così come riteniamo ingenuo ricondurre ogni tensione tra politica e giustizia a un referendum pro o contro Berlusconi. Pensiamo che l’indipendenza della magistratura e dell’attività giurisdizionale devono essere bilanciate con la difesa della separazione dei poteri e del principio della sovranità popolare, che affida a chi ha vinto le elezioni il diritto di governare, e a chi è all’opposizione il diritto di candidarsi a succedergli mediante la proposizione di programmi alternativi, nella convinzione che ciò rafforzerebbe quegli strumenti di controllo e bilanciamento in grado di limitare l’esercizio del potere politico già previsti dal nostro sistema costituzionale. Da uomini liberi e responsabili, riteniamo che tutto ciò sia ancora più importante in un momento in cui le difficoltà crescenti richiedono un’incisiva azione di governo, immune da quella spirale di inefficienze, indecisioni e supplenze indesiderate che l’Italia ha già abbondantemente patito”.
Di seguito il testo integrale dell’appello “alla ragione per un nuovo rapporto tra politica e giustizia”: “Noi sottoscritti crediamo che gli attuali conflitti tra politica e giustizia meritino pacatezza e raziocinio, e non prese di posizione oltranziste assunte da intellettuali che si ritengono a priori, sempre e comunque, dalla parte del ‘bene’, della moralità, della Costituzione ‘minacciata’. Da uomini liberi e responsabili, pensiamo che il muro contro muro in nome di principi assolutizzati non giovi a nessuno, così come riteniamo ingenuo ricondurre ogni tensione tra politica e giustizia a un referendum pro o contro Berlusconi. Pensiamo che l’indipendenza della magistratura e dell’attività giurisdizionale devono essere bilanciate con la difesa della separazione dei poteri e del principio della sovranità popolare, che affida a chi ha vinto le elezioni il diritto di governare, e a chi è all’opposizione il diritto di candidarsi a succedergli mediante la proposizione di programmi alternativi, nella convinzione che ciò rafforzerebbe quegli strumenti di controllo e bilanciamento in grado di limitare l’esercizio del potere politico già previsti dal nostro sistema costituzionale. Da uomini liberi e responsabili, riteniamo che tutto ciò sia ancora più importante in un momento in cui le difficoltà crescenti richiedono un’incisiva azione di governo, immune da quella spirale di inefficienze, indecisioni e supplenze indesiderate che l’Italia ha già abbondantemente patito. Per tutte queste ragioni, crediamo che siano aprioristiche e perciò dannose posizioni oltranziste nei confronti di misure come il cd. ‘Lodo Alfano’, che si sforzano di bilanciare ragionevolmente i diversi interessi in gioco in quel conflitto tra politica e giustizia che dura da ormai troppi anni e al nostro Paese è costato la perdita di innumerevoli opportunità di crescita e sviluppo. Nel rispetto delle indicazioni fornite a suo tempo dalla Corte costituzionale e come indicato pochi giorni fa dello stesso capo dello Stato, il ‘Lodo’ mira a garantire una temporanea immunità ai soggetti investiti delle cariche politico-istituzionali più importanti. Consente a chi ha responsabilità di governo di dedicarsi a esse con la necessaria serenità e il dovuto impegno, senza per questo pregiudicare il principio dell’eguale soggezione di tutti alla legge penale. Riteniamo che sottovalutare queste esigenze presenti il rischio di far precipitare il Paese in vere e proprie emergenze istituzionali, nella contingenza economica oltretutto meno adatta. Anche questa, ne siamo fortemente convinti, è una preoccupazione che deve animare chi ha a cuore la Costituzione e i suoi principi”.