Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite.
ECO - Gas: governo pensa a riserve in Adriatico, Mosca all'Opec "blu"
Roma, 14 lug (Velino) - Con il prezzo dei combustibili fossili alle stelle e la necessità di fare attenzione alla ormai salata bolletta energetica nazionale, arriva il via libera delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera allo sfruttamento dei giacimenti di gas dell’Alto Adriatico. Il provvedimento, contenuto all’interno del decreto legge sulla manovra in conversione a Montecitorio, rischia però di alimentare le polemiche. Da un lato il governo con il ministro Claudio Scajola in testa e gli industriali italiani, favorevoli a portare avanti il progetto. Dall’altro i vertici della regione Veneto più cauti sull’ipotesi di sfruttamento delle risorse a largo delle coste italiane. Secondo il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan “la fame di energia è sempre più grande, ma prima di estrarre gas in Alto Adriatico mi devono almeno dimostrare che non c'è subsidenza, perché oggi siamo in grado di dimostrare esattamente l'opposto”. Dello stesso tenore l’intervento del vicepresidente della Giunta regionale del Veneto, Franco Manzato: “Non si tratta di essere pro o contro il Governo - ha spiegato - ma di parlare con la voce della comunità per difenderne gli interessi e il territorio”.
Quello della subsidenza, cioè un lento e progressivo abbassamento verticale del fondo di un bacino marino o di un'area continentale, è una ferita aperta soprattutto in Veneto, nella zona del Polesine. Il governo, proprio per evitare qualsiasi problema, ha inserito nel decreto una norma di salvaguardia che elimina il divieto attualmente in vigore per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi, solo nel caso sia accertata la “non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste”. Misura ulteriormente garantita da due emendamenti che stabiliscono l’intesa del Consiglio dei ministri con la Regione Veneto nella verifica dei rischi e l’intervento del ministero dell’Ambiente tramite il costituendo Istituto di ricerca per la protezione ambientale (Irpa). Per gli industriali si tratta invece di una opportunità da non lasciare sfuggire. Secondo Emma Marcegaglia “la possibilità di avere giacimenti interni è certamente un fatto positivo”, tanto più che il paese “produce il 60 per cento della propria energia dal gas” e ne “importa il 90 per cento”. Per Antonio Costato, vice presidente di Confindustria con delega all'energia, “bisogna essere realisti”: “Esistono tecniche per asseverare scientificamente qualsiasi tipo di movimento di subsidenza” e poi, ha ricordato “dall'altra parte dell'Adriatico, a poche decine di chilometri, c'è chi sta estraendo gas, e parecchio, e pure con la partecipazione di imprese italiane”.
Anche l’Udc non ha fatto mancare il proprio appoggio: “Poter contare su un giacimento di gas 'made in Italy', come quello presente nell'alto Adriatico, è di per sé una grande opportunità”, ha ribadito il deputato dell'Unione di Centro, Luca Volonté. A cui ha replicato stizzito Piergiorgio Stiffoni, senatore veneto della Lega Nord: “Se vogliamo fare la scelta di perdere Venezia, la laguna veneta e tutto il Delta del Po è una scelta che dobbiamo fare tutti insieme perché i rischi ci sono, sono ampiamente dimostrati dall' erosione delle coste e il collega Volonté insieme alla presidente di Confindustria e al suo vice veneto dell' associazione industriale, evidentemente non ha mai visitato questi luoghi. Che Volonté parli di qualche altra cosa".
Meno di un mese fa anche Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, si espresso con favore all’ipotesi avanzata da Scajola: “Non disponiamo di enormi riserve - aveva spiegato - ma stiamo certamente meglio di altri paesi europei come Germania, Francia e Spagna” e per questo “dobbiamo creare le condizioni necessarie allo sfruttamento delle risorse”. D’altro canto i big dell’economia mondiale si stanno muovendo. È di oggi l’annuncio di una partnership energetica tra Mosca e Teheran tra Gazprom e Nioc, la compagnia petrolifera nazionale iraniana, per l'esplorazione e la produzione congiunta di gas e petrolio. Un accordo che, secondo il quotidiano Gazeta, potrebbe anticipare la creazione di un'Opec del gas che avrebbe il proprio debutto già a Mosca il prossimo ottobre in occasione della riunione dei paesi produttori.