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POL - Turismo, Brambilla: Italia in calo, occorre strategia sistemica
 
Turismo, Brambilla: Italia in calo, occorre strategia sistemica
Roma, 22 lug (Velino) - “L’Italia sta perdendo quote di mercato e rischia di perderne anche altre se non si porrà mano a una strategia che, con approccio finalmente sistemico, sia in grado di determinarne un complessivo rilancio”. Lo ha dichiarato Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, nell’audizione tenuta dinanzi alla commissione Attività produttive della Camera. “Se, infatti – ha spiegato -, nel 1980, l’Italia, per quanto riguarda i flussi turistici, era con l’8,7 per cento al primo posto in Europa e al secondo nel mondo dopo gli Stati Uniti, la nostra quota di mercato, nel 2007, è scesa al 5 per cento finendo dietro non solo agli Stati Uniti ma anche alla Francia e alla Spagna. E ora anche la Cina, fino a qualche anno fa quasi inesistente sotto il profilo della domanda turistica, ha raggiunto una quota di mercato, nei viaggi internazionali, che è ormai molto prossima al nostro 5 per cento. Del resto, in questo décalage, l’Italia è in buona compagnia perché, negli ultimi due decenni, il blocco dei paesi europei considerati forti sotto il profilo turistico (Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna e naturalmente Italia) è sceso da una quota di mercato che, nel 1980, era del 35 per cento, al 26 per cento nel 2007. E le stime sono per un notevole incremento, nei prossimi dieci anni, dei flussi turistici verso le destinazioni asiatiche la cui quota di mercato potrà raggiungere, nel tempo, dal 20 al 26 per cento del totale. Quindi non è solo l’Italia a soffrire, in Europa, a causa di questa allargata competitività determinata, in gran parte, dalla globalizzazione dei mercati".

"È anche vero però - ha evidenziato Brambilla - che il nostro paese sta soffrendo più degli altri come dimostra il fatto che la Gran Bretagna, la Francia ma ora anche la Spagna assorbono flussi turistici maggiori dei nostri mentre si affacciano nuovi e temibili competitor quali la Turchia, la Grecia e i paesi del Nord Africa. Il che non vuol dire che il nostro mercato turistico sia, come qualcuno, in questi giorni, ha ritenuto di dover affermare avallando stime che non hanno ancora alcun serio riscontro statistico, ormai prossimo al default. I dati consuntivi sul 2007 indicati dall’Istat e che sono per ora gli unici a darci un quadro reale della situazione non sono poi così sconfortanti: 95,8 milioni di arrivi complessivi +3 per cento rispetto al 2006 con arrivi stranieri aumentati del 4 per cento. Come non è da sottovalutare il fatto che la nostra bilancia commerciale turistica, sempre nel 2007, abbia realizzato un attivo di 10 miliardi di euro. E non mi pare che ci siano molti altri settori dell’industria italiana che oggi siano in grado di realizzare un simile risultato. Certo sulla domanda turistica e sarebbe assurdo negarlo pesa la crisi economica che, sul bilancio delle famiglie, viene oggi determinata dalla forte impennata dell’inflazione e dall’aumento quasi esponenziale del prezzo dei carburanti e di altri prodotti di base ma, da questo punto di vista, gli altri paesi europei, nostri più diretti concorrenti, non stanno meglio di noi. Certo, il 2008, si presenta come un anno difficile per il turismo italiano perché il nostro paese, che conta in gran parte sul turismo domestico, risentirà certamente della crisi economica e del calo generalizzato dei consumi che si è già chiaramente avvertito nel primo semestre dell’anno”.

Brambilla ha, poi, illustrato i dati di previsione: “L’indagine quantitativa sui comportamenti turistici completata il 23 giugno scorso su un campione di 17.500 individui rappresentativo della popolazione italiana e realizzata dall’Osservatorio nazionale del turismo istituito dal governo presso il dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo in collaborazione con Unioncamere indica, difatti, nel caro vita e nell’aumento dei prezzi le cause maggiori della contrazione della domanda. A giugno, secondo l'indagine, sono stati 25,9 milioni gli italiani che hanno espresso l’intenzione di andare in vacanza in un arco di tempo che va da luglio a settembre e di questi 16,7 milioni sono i certi e 9,2 milioni i probabili. 13,6 milioni hanno deciso di fare le loro vacanze in Italia mentre 5,9 milioni intendevano recarsi all’estero. 1,8 milioni sono invece quelli che, al 23 giugno, data di chiusura dell’indagine, non avevano ancora fatto la loro scelta. Come sempre il mese di agosto vedrà, con 9,9 milioni di italiani, la massima concentrazione delle vacanze, contro i 6,2 milioni di luglio, l’1,8 milioni di giugno e i 3,5 milioni di settembre. È cresciuta comunque la percentuale degli italiani ora tocca il 54 per cento che, per motivi economici, preferisce non fare le vacanze in agosto preferendo altri mesi”. Brambilla ha evidenziato un altro “dato significativo” circa il primo semestre di quest’anno: “Solo il 36,1 per cento degli italiani ha preferito soggiornare in albergo mentre oltre il 45 per cento, cioè quasi uno su due, ha scelto soluzioni diverse e, in molti casi, più economiche".

"Altra annotazione - ha osservato il sottosegretario -: oltre il 70 per cento degli italiani continua a scegliere l’automobile per le vacanze, nonostante i carburanti abbiano ormai prezzi proibitivi, mentre l’aereo assorbe l’11,6 per cento e il treno il 13,9 per cento. È comunque la riduzione della spesa pro capite il segno più corposo della crisi: sempre nel primo semestre di quest’anno gli italiani, per i soggiorni nel nostro paese, hanno speso in media 488 euro (media di 4,4 notti) cioè il 17,2 per cento in meno rispetto alla spesa sostenuta mediamente nel primo semestre 2007. Nello stesso periodo, per vacanze all’estero (media 6,8 notti) si sono spesi 1.077 euro, il 5,9 per cento in meno dello stesso periodo dell’anno precedente”. Il sottosegretario ha, inoltre, indicato le criticità del sistema: come attesta un’analisi svoltalo scorso anno da 529 tour operator internazionali specializzati nell’offerta italiana, "a fronte di quasi un 90 per cento di turisti che si mostra ‘assetata’ di informazioni dettagliate proprio sull’Italia poi solo il 36 per cento ha deciso effettivamente di prenotare o addirittura di acquistare una vacanza nel nostro paese. E poi, nel contempo, tende anche a crescere, come si è detto, la percentuale di turisti italiani che decidono di fare le loro vacanze all’estero anziché in Italia”. Brambilla ha osservato che il “nocciolo del problema” è quello “delle gravi carenze di un sistema complessivo di offerta” cioè “un rapporto costi-benefici che per molti turisti si presenta da noi meno concorrenziale rispetto a quello che viene offerto da altri paesi”.

I paesi competitor, ha spiegato il sottosegretario, “a differenza” dell'Italia, “hanno soprattutto provveduto per tempo a programmare pacchetti turistici che soddisfano l’esigenza del low cost” e “stanno davvero cominciando a darci la polvere”. A parte le classiche mete Venezia, Firenze e Roma, da cui passa oltre l’80 per cento dei turisti, ha osservato Brambilla, “come poter andare anche altrove rispettando, conti in tasca, quel rapporto costi-benefici, qualità-prezzo che, per questo tipo di turista sta diventando sempre più essenziale?”. Va male, per esempio, dove ci sono sì “prezzi accessibili ma infrastrutture, reti di trasporto e logistica, invece, nettamente deficitarie. Così – ha sottolineato il sottosegretario - il turista va sul web, si fa quattro conti e, pur certamente attratto dalle nostre bellezze culturali e paesaggistiche, poi decide di andare altrove. Hai voglia così a promuovere l’immagine dell’Italia: il turista, tenuto sempre più per mano dal grande operatore, va sempre dove può viaggiare meglio, avere migliori servizi e spendere di meno. E così il nostro turismo perde un potenziale di profitti che oggi vale quasi il dodici per cento del Pil ma che, con una programmazione sistemica di questo settore, potrebbe salire – e sappiamo bene quanto la nostra economia ne avrebbe oggi bisogno a 15-16-17 punti di prodotto interno lordo. E forse anche di più. Ed è appunto questo l’obbiettivo che si è posto il mio dipartimento”.

Brambilla ha spiegato, poi, quanto è stato fatto finora: “Il risultato più importante e significativo che, in queste prime settimane di attività, il mio dipartimento ha acquisito è senza dubbio il patto tra Stato e Regioni che, siglato il 21 giugno scorso a Riva del Garda in occasione della quarta conferenza nazionale del turismo, penso rappresenti una prima e reale svolta nella programmazione sistemica del turismo italiano”. Il documento sottoscritto a Riva del Garda dallo Stato e dal coordinamento degli assessori regionali del Turismo afferma, ha sottolineato il sottosegretario, “la necessità di promuovere, attraverso un’intesa Stato, Regioni, Imprese, un piano strategico del turismo italiano entro il 2008” che “dovrà individuare i mercati, gli obbiettivi e le azioni da compiere per incontrare la domanda turistica, formare un budget da investire attraverso l’Enit al quale poi le singole regioni decideranno su quali di essi aggiungere risorse proprie”. Il patto deve “dare il massimo rilievo anche alla qualità ricettiva che, usando la leva fiscale e gli strumenti urbanistici, deve essere migliorata attraverso l’adeguamento delle imprese e la loro dotazione di servizi”. È previsto che siano “armonizzate le aliquote Iva e rimessi in azione strumenti legislativi necessari a favorire la capitalizzazione delle imprese, a sostenere il passaggio dall’affitto alla proprietà, a scoraggiare il passaggio al patrimonio immobiliare delle risorse strutturali del turismo”.

L’obiettivo, ha specificato, è quello “di ripartire con una politica di competitività reale del nostro turismo rendendo più efficienti i luoghi di concertazione – e per questo Stato e Regioni hanno deciso, fatto anch’esso inedito, un’unica cabina di regia - e della promozione verso i mercati anche attraverso una profonda riforma dell’Enit che la rende ancora più operativa e flessibile”. Il sottosegretario ha puntualizzato: “I poteri e le prerogative delle Regioni verranno, in ogni modo, rispettati, ma ora ci sono finalmente le premesse per realizzare una strategia di attacco, sistemica appunto, che potrà consentire al nostro paese di affrontare, con strumenti vincenti, la competizione con gli altri mercati”. Il sottosegretario ha poi illustrato l’accordo quadro governo-Regione Campania che “avrà il compito di affrontare, coinvolgendo di volta in volta le amministrazioni centrali o locali interessate, tutti i problemi connessi al rilancio e alla promozione turistica di una Regione” che “sta ancora attraversando una fase di indubbio offuscamento per quanto riguarda l’immagine soprattutto all’estero”. Brambilla ha poi indicato le priorità da affrontare. A partire dall’Enit. Per il sottosegretario il neo presidente Matteo Marzotto è “particolarmente idoneo” al suo ruolo “perché credo che, per una più efficace ed esaustiva promozione del marchio Italia nel mondo, le strategie di promozione turistica e quelle ancora più rinsaldate e vitali del brand del prodotto made in Italy debbano ormai operare in simbiosi: l’una come traino dell’altra, l’una come complementare all’altra”.

A livello di azione di marketing, secondo il sottosegretario, “è proprio il momento di riposizionarci, come è indispensabile che sia per un paese che vuole fare del proprio marchio una ragione di investimento e di produzione di sempre maggiore risorse”. Per quanto riguarda l’Osservatorio nazionale del turismo, sono “tre gli obiettivi” da perseguire in breve. Ristrutturazione, creazione di “uno ‘sportello’ al quale ogni tipo di impresa, italiana o straniera, possa rivolgersi per meglio orientare e rendere più produttivi i suoi investimenti” e continua parametrazione dei “nostri risultati con quelli raggiunti dai paesi che, nel settore turistico, sono oggi i nostri più diretti concorrenti”. Brambilla ha espresso l’auspicio di ripristinare “entro la fine di quest’anno” il portale Italia.it, gia oggetto di un acceso dibattito. Infine, secondo il sottosegretario, è “assolutamente urgente” rivedere “la normativa sullo standard nazionale di classificazione alberghiera – le famose stelle. Abbiamo realizzato, in accordo con le Regioni e le categorie economiche, un sistema misto composto da standard minimi, certi e omogenei per tutto il territorio nazionale, che verranno assegnati dalle Regioni alle strutture turistico ricettive”. Brambilla ha annunciato “l’attivazione immediata di una task force che metta in campo le strutture professionali migliori per un rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo”. Per il sottosegretario, occorre “recuperare, in cinque anni, due posizioni nella graduatoria del Country Brand Index. Insomma, vogliamo risalire sul podio”.

Perché questa azione “risulti efficace”, si dovrà, ha sottolineato Brambilla, “pur nel rispetto delle singole competenze, fare sistema”. È prevista la “stipulazione di accordi specifici tra i tour operator italiani e quelli dei più grandi paesi del mondo in grado di sostenere il nostro turismo (Cina, Corea)”. Il sottosegretario ha parlato anche di un “innalzamento del livello di formazione dei nostri operatori”: attraverso “una scuola permanente di alta formazione e specializzazione per i nostri giovani”. Un occhio particolare alla “gestione dei grandi eventi in programma nell’arco dei prossimi cinque anni”, che deve, ha auspicato, “diventare assai più produttiva, per rilanciare il turismo”. Bisogna, secondo il sottosegretario, “studiare un piano di sostegno per tutte quelle imprese turistiche che intendano utilizzare le nuove tecnologie e finalizzarle a una più incisiva azione di carattere promozionale e commerciale”. Infatti, per Brambilla, “la mancanza di adeguate tecnologie costituisce per esse un gap che, nel medio termine, potrebbe avere pesanti ricadute negative”. Infine “la semplificazione delle procedute amministrative certamente assai utili per agevolare gli afflussi turistici da parte di paesi soprattutto extraeuropei”, per esempio, “per l’erogazione dei visti nei confronti dei turisti cinesi”.
 
(red/mlm) 22 lug 2008 19:25
 
 
 
 
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