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EST - Terrorismo: pressioni Usa sul Pakistan per legami Isi-talebani
Roma, 30 lug (Velino) - Stephen R. Kappes, vice direttore della Central intelligence agency (Cia) statunitense, il 12 luglio è volato segretamente a Islamabad e, insieme all’ammiraglio Mike Mullen capo di Stato maggiore della Difesa Usa, ha incontrato i vertici militari pachistani. Tema dei colloqui, secondo quanto rivelato da alcuni media internazionali, i legami che intercorrono tra i servizi segreti locali (l’Isi) e i guerriglieri che operano nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan. L’emissario della Cia ha portato con sé numerose prove sulle strette relazioni che intercorrono tra alcuni 007 e gruppi di talebani in Waziristan, tra cui quelli responsabili del recente attacco all’ambasciata indiana a Kabul. In particolare “l’Agenzia” ha puntato il dito sui legami tra alcuni funzionari dell’Isi e i miliziani di Maulavi Jalaluddin Haqqani. Quest’ultimo è un leader talebano del nord del Waziristan e opera sia in Afghanistan sia in Pakistan. Inoltre è legato a doppio filo ad alcuni capi di al Qaeda e in passato ha fornito ai terroristi basi sicure e appoggio logistico. Il soggetto, peraltro, è noto da tempo all’intelligence Usa e alle forze di sicurezza di Kabul, che hanno a che fare quotidianamente con il suo gruppo, l’“Haqqani network”.
Stephen R. Kappes, vice direttore della Central intelligence agency (Cia) statunitense, il 12 luglio è volato segretamente a Islamabad e, insieme all’ammiraglio Mike Mullen capo di Stato maggiore della Difesa Usa, ha incontrato i vertici militari pachistani. Tema dei colloqui, secondo quanto rivelato da alcuni media internazionali, i legami che intercorrono tra i servizi segreti locali (l’Isi) e i guerriglieri che operano nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan. L’emissario della Cia ha portato con sé numerose prove sulle strette relazioni che intercorrono tra alcuni 007 e gruppi di talebani in Waziristan, tra cui quelli responsabili del recente attacco all’ambasciata indiana a Kabul. In particolare “l’Agenzia” ha puntato il dito sui legami tra alcuni funzionari dell’Isi e i miliziani di Maulavi Jalaluddin Haqqani. Quest’ultimo è un leader talebano del nord del Waziristan e opera sia in Afghanistan sia in Pakistan. Inoltre è legato a doppio filo ad alcuni capi di al Qaeda e in passato ha fornito ai terroristi basi sicure e appoggio logistico. Il soggetto, peraltro, è noto da tempo all’intelligence Usa e alle forze di sicurezza di Kabul, che hanno a che fare quotidianamente con il suo gruppo, l’“Haqqani network”.
A Islamabad Kappes, dopo aver fornito le prove di questi legami, ha esortato vivamente i vertici militari pachistani a trovare velocemente una soluzione al problema. A questo proposito, ha offerto l’aiuto della Cia e delle altre agenzie federali americane. Anche il generale Martin Dempsey, comandante delle forze statunitensi nell’Asia sud occidentale, lunedì ha compiuto una visita a sorpresa nelle aree tribali pachistane come ulteriore gesto per sottolineare la preoccupazione di Washington sul futuro della zona. Sul versante politico, invece, la stessa richiesta sarà presentata oggi dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, al primo ministro di Islamabad, Yousaf Raza Gilani, in visita a Washington. Quest’ultimo nei giorni scorsi aveva rilasciato alcune interviste nelle quali escludeva categoricamente che i servizi segreti del suo Paese avevano legami con i leader tribali o con al Qaeda. Ma il premier non aveva ancora visto i documenti degli 007 Usa.
I legami tra l’Isi e la guerriglia tribale nacquero alla fine degli anni’80, durante l’occupazione russa dell’Afghanistan. La Cia cercava di creare danni a Mosca supportando i mujaheddin con armi ed equipaggiamenti. Portarli ai guerriglieri però era un problema e di conseguenza l’Agenzia si rivolse al Pakistan. A seguito di ciò fu firmato un accordo in cui gli Usa avrebbero finanziato le spedizioni, ma solo l’Isi si sarebbe occupato di consegnarle e di tenere i rapporti diretti con la resistenza afgana. In un secondo momento, poi, anche l’Arabia Saudita entrò nell’affare, soprattutto quando la guerriglia diventò religiosa e nacquero i talebani. In quel periodo, gli Usa uscirono dal “gioco” e l’Isi pakistano divenne l’unico “player” della partita, supportato esternamente dal Mukhabarat saudita. Dopo l’11 settembre 2001, Washington si riaffacciò sull’Afghanistan per combattere gli “studenti di Dio”, con l’aiuto del Pakistan e dei suoi servizi segreti. Ma, molti 007 di Islamabad ormai avevano instaurato ottimi legami con la guerriglia tanto da imparentarsi con elementi di spicco dei talebani. E questi agenti sono ancora in servizio attivo.
Stephen R. Kappes, vice direttore della Central intelligence agency (Cia) statunitense, il 12 luglio è volato segretamente a Islamabad e, insieme all’ammiraglio Mike Mullen capo di Stato maggiore della Difesa Usa, ha incontrato i vertici militari pachistani. Tema dei colloqui, secondo quanto rivelato da alcuni media internazionali, i legami che intercorrono tra i servizi segreti locali (l’Isi) e i guerriglieri che operano nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan. L’emissario della Cia ha portato con sé numerose prove sulle strette relazioni che intercorrono tra alcuni 007 e gruppi di talebani in Waziristan, tra cui quelli responsabili del recente attacco all’ambasciata indiana a Kabul. In particolare “l’Agenzia” ha puntato il dito sui legami tra alcuni funzionari dell’Isi e i miliziani di Maulavi Jalaluddin Haqqani. Quest’ultimo è un leader talebano del nord del Waziristan e opera sia in Afghanistan sia in Pakistan. Inoltre è legato a doppio filo ad alcuni capi di al Qaeda e in passato ha fornito ai terroristi basi sicure e appoggio logistico. Il soggetto, peraltro, è noto da tempo all’intelligence Usa e alle forze di sicurezza di Kabul, che hanno a che fare quotidianamente con il suo gruppo, l’“Haqqani network”.
A Islamabad Kappes, dopo aver fornito le prove di questi legami, ha esortato vivamente i vertici militari pachistani a trovare velocemente una soluzione al problema. A questo proposito, ha offerto l’aiuto della Cia e delle altre agenzie federali americane. Anche il generale Martin Dempsey, comandante delle forze statunitensi nell’Asia sud occidentale, lunedì ha compiuto una visita a sorpresa nelle aree tribali pachistane come ulteriore gesto per sottolineare la preoccupazione di Washington sul futuro della zona. Sul versante politico, invece, la stessa richiesta sarà presentata oggi dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, al primo ministro di Islamabad, Yousaf Raza Gilani, in visita a Washington. Quest’ultimo nei giorni scorsi aveva rilasciato alcune interviste nelle quali escludeva categoricamente che i servizi segreti del suo Paese avevano legami con i leader tribali o con al Qaeda. Ma il premier non aveva ancora visto i documenti degli 007 Usa.
A Islamabad Kappes, dopo aver fornito le prove di questi legami, ha esortato vivamente i vertici militari pachistani a trovare velocemente una soluzione al problema. A questo proposito, ha offerto l’aiuto della Cia e delle altre agenzie federali americane. Anche il generale Martin Dempsey, comandante delle forze statunitensi nell’Asia sud occidentale, lunedì ha compiuto una visita a sorpresa nelle aree tribali pachistane come ulteriore gesto per sottolineare la preoccupazione di Washington sul futuro della zona. Sul versante politico, invece, la stessa richiesta sarà presentata oggi dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, al primo ministro di Islamabad, Yousaf Raza Gilani, in visita a Washington. Quest’ultimo nei giorni scorsi aveva rilasciato alcune interviste nelle quali escludeva categoricamente che i servizi segreti del suo Paese avevano legami con i leader tribali o con al Qaeda. Ma il premier non aveva ancora visto i documenti degli 007 Usa.
I legami tra l’Isi e la guerriglia tribale nacquero alla fine degli anni’80, durante l’occupazione russa dell’Afghanistan. La Cia cercava di creare danni a Mosca supportando i mujaheddin con armi ed equipaggiamenti. Portarli ai guerriglieri però era un problema e di conseguenza l’Agenzia si rivolse al Pakistan. A seguito di ciò fu firmato un accordo in cui gli Usa avrebbero finanziato le spedizioni, ma solo l’Isi si sarebbe occupato di consegnarle e di tenere i rapporti diretti con la resistenza afgana. In un secondo momento, poi, anche l’Arabia Saudita entrò nell’affare, soprattutto quando la guerriglia diventò religiosa e nacquero i talebani. In quel periodo, gli Usa uscirono dal “gioco” e l’Isi pakistano divenne l’unico “player” della partita, supportato esternamente dal Mukhabarat saudita. Dopo l’11 settembre 2001, Washington si riaffacciò sull’Afghanistan per combattere gli “studenti di Dio”, con l’aiuto del Pakistan e dei suoi servizi segreti. Ma, molti 007 di Islamabad ormai avevano instaurato ottimi legami con la guerriglia tanto da imparentarsi con elementi di spicco dei talebani. E questi agenti sono ancora in servizio attivo.
I legami tra l’Isi e la guerriglia tribale nacquero alla fine degli anni’80, durante l’occupazione russa dell’Afghanistan. La Cia cercava di creare danni a Mosca supportando i mujaheddin con armi ed equipaggiamenti. Portarli ai guerriglieri però era un problema e di conseguenza l’Agenzia si rivolse al Pakistan. A seguito di ciò fu firmato un accordo in cui gli Usa avrebbero finanziato le spedizioni, ma solo l’Isi si sarebbe occupato di consegnarle e di tenere i rapporti diretti con la resistenza afgana. In un secondo momento, poi, anche l’Arabia Saudita entrò nell’affare, soprattutto quando la guerriglia diventò religiosa e nacquero i talebani. In quel periodo, gli Usa uscirono dal “gioco” e l’Isi pakistano divenne l’unico “player” della partita, supportato esternamente dal Mukhabarat saudita. Dopo l’11 settembre 2001, Washington si riaffacciò sull’Afghanistan per combattere gli “studenti di Dio”, con l’aiuto del Pakistan e dei suoi servizi segreti. Ma, molti 007 di Islamabad ormai avevano instaurato ottimi legami con la guerriglia tanto da imparentarsi con elementi di spicco dei talebani. E questi agenti sono ancora in servizio attivo.