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POL - Referendum anti-Lodo, Veltroni si smarca da Di Pietro
Roma, 31 lug (Velino) - Italia dei valori e Partito democratico incrociano le lame sul referendum anti-Lodo Alfano. Dopo la mossa di Antonio Di Pietro, che ieri ha depositato il quesito in Cassazione, Walter Veltroni e i suoi fedelissimi si smarcano. Rimandando alle “saggissime parole di Oscar Luigi Scalfaro”, Veltroni mette in guardia da un effetto boomerang. E dal suo staff confermano: se singoli esponenti del Pd vorranno sottoscrivere i quesiti (gli ulivisti Arturo Parisi e Franco Monaco hanno già offerto il loro sostegno) saranno liberi di farlo, ma per il Pd le priorità restano altre: salari, stipendi, pensioni, inflazione. Una scelta “giusta, seria e saggia”, commenta Marco Follini. Dello stesso avviso i senatori Gerardo D?Ambrosio e Stefano Ceccanti. Di “atto di saggezza che lascia ben sperare per la stagione delle riforme che deve cominciare a settembre” parla anche dalle file della maggioranza Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri. Critico invece Monaco: “Veltroni informa che il Pd non sarà tra i promotori del referendum contro il lodo Alfano. Non ho inteso se sia decisione personale o deliberato di organi del partito. Ne prendo atto, ma la motivazione, e cioè la paura di perdere che indebolirebbe così il Pd, non mi convince”, afferma il deputato ulivista del Pd.
Monaco ammonisce che “rinunciare a battersi per paura della sconfitta è il modo più sicuro di mettere sin d’ora a verbale la propria debolezza” e che “nel popolo del Pd si avverte un acuto, diffuso bisogno di esprimere democraticamente il proprio dissenso e persino la propria indignazione”. Prevedibilmente contrariato Di Pietro: “Se c’è un modo per perdere - osserva il leader dell’Idv - sempre è proprio quello di non giocare mai la partita. Non ha senso dire che siccome il referendum potrebbe fallire, allora è meglio non promuoverlo, anzi, il senso c’è. Ed è lo stesso che trovò Ponzio Pilato quando si lavò le mani lasciando che ciò che doveva accadere accadesse. Nel nostro piccolo è ciò che sta avvenendo in Italia, dove il principio minimo di uno Stato di diritto, cioè che la legge deve essere uguale per tutti, è stato calpestato”. Usando accenti non lontani da quelli del prodiano Monaco, Di Pietro fa presente a Veltroni che “ci sono battaglie che si combattono non perché bisogna per forza vincerle, ma per mantenere la dignità e potersi guardare allo specchio la sera quando si torna a casa”.