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EST - Olimpiadi: successo della cerimonia ma non si placano polemiche
 
Olimpiadi: successo della cerimonia ma non si placano polemiche
Roma, 8 ago (Velino) - È cominciata con una straordinaria danza ritmata dalle voci dei figuranti la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino. Una danza ad alta tecnologia, simile ad alcune arti marziali e con un originale uso delle luci che costituisce un’assoluta novità per quanto riguarda i Giochi olimpici. I 91 mila spettatori del Bird’s Nest, il nido d’uccello, lo stadio di Pechino che ospita la sfilata, hanno osservato con stupore diecimila persone perfettamente coordinate che suonavano tamburi con bastoni luminescenti, poi fatti roteare come quelli dei giocolieri. Uno spettacolo di prim’ordine quello messo su dal regista Zhang Yìmou, che ha alle spalle film del calibro di “Lanterne Rosse”, “Hero” e “La città proibita”. I bastoni roteanti, in seguito ad un improvvisa sottrazione della luce, sono diventati l’unica cosa visibile nello stadio, in un effetto particolarmente suggestivo. “Amici che venite da lontano, quanto siamo felici”, cantavano citando Confucio i figuranti. Poi è venuto il momento dell’erezione dei cinque cerchi di luce, sorvolati dalle venti fate che, nella tradizione cinese, rappresentano la bellezza e il romanticismo. Quindi, è entrata la bandiera della Repubblica popolare, scortata da militari di quello che è il più numeroso esercito del mondo (2,5 milioni di persone). In un’atmosfera di grande solennità si è quindi svolto l’alzabandiera, durante il quale il pubblico si è alzato in piedi per ascoltare l’inno nazionale. Parlando dalla tribuna da cui ha assistito all’evento, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha usato parole di elogio per lo show offerto: “È un grande spettacolo”, ha affermato, che conferma che la Cina “è un grande Paese”.

La magnifica esibizione del “Nido d’uccello” non placa però le polemiche che hanno a lungo preceduto l’apertura di queste Olimpiadi. I telecronisti di tutto il mondo hanno subito diffuso la notizia di una lettera inviata da numerosi atleti di diverse nazioni (inclusa l’Italia) al presidente cinese Hu Jintao affinché rispetti i diritti delle minoranze e la libertà di espressione. Anche l’arrivo del presidente francese Nicolas Sarkozy era stato preceduto dall’invio di una missiva al regime cinese: una lista di detenuti e dissidenti politici per i quali l’Unione europea – di cui la Francia è presidente di turno - chiede la libertà. Da Bangkok, prima di partire per Pechino, anche il presidente Usa, George W. Bush, aveva bacchettato la Cina sul mancato rispetto dei diritti dei cittadini. Un atto cui ha fatto seguito quella che – forse impropriamente – un telecronista Rai ha definito “una provocazione”: come portabandiera della squadra statunitense è stato scelto Lopez Lomong, mezzofondista di origine sudanese, in forma di protesta per il sostegno di Pechino al regime di Omar Bashir, considerato responsabile del genocidio in Darfur.

È cominciata con una straordinaria danza ritmata dalle voci dei figuranti la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino. Una danza ad alta tecnologia, simile ad alcune arti marziali e con un originale uso delle luci che costituisce un’assoluta novità per quanto riguarda i Giochi olimpici. I 91 mila spettatori del Bird’s Nest, il nido d’uccello, lo stadio di Pechino che ospita la sfilata, hanno osservato con stupore diecimila persone perfettamente coordinate che suonavano tamburi con bastoni luminescenti, poi fatti roteare come quelli dei giocolieri. Uno spettacolo di prim’ordine quello messo su dal regista Zhang Yìmou, che ha alle spalle film del calibro di “Lanterne Rosse”, “Hero” e “La città proibita”. I bastoni roteanti, in seguito ad un improvvisa sottrazione della luce, sono diventati l’unica cosa visibile nello stadio, in un effetto particolarmente suggestivo. “Amici che venite da lontano, quanto siamo felici”, cantavano citando Confucio i figuranti. Poi è venuto il momento dell’erezione dei cinque cerchi di luce, sorvolati dalle venti fate che, nella tradizione cinese, rappresentano la bellezza e il romanticismo. Quindi, è entrata la bandiera della Repubblica popolare, scortata da militari di quello che è il più numeroso esercito del mondo (2,5 milioni di persone). In un’atmosfera di grande solennità si è quindi svolto l’alzabandiera, durante il quale il pubblico si è alzato in piedi per ascoltare l’inno nazionale. Parlando dalla tribuna da cui ha assistito all’evento, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha usato parole di elogio per lo show offerto: “È un grande spettacolo”, ha affermato, che conferma che la Cina “è un grande Paese”.

La magnifica esibizione del “Nido d’uccello” non placa però le polemiche che hanno a lungo preceduto l’apertura di queste Olimpiadi. I telecronisti di tutto il mondo hanno subito diffuso la notizia di una lettera inviata da numerosi atleti di diverse nazioni (inclusa l’Italia) al presidente cinese Hu Jintao affinché rispetti i diritti delle minoranze e la libertà di espressione. Anche l’arrivo del presidente francese Nicolas Sarkozy era stato preceduto dall’invio di una missiva al regime cinese: una lista di detenuti e dissidenti politici per i quali l’Unione europea – di cui la Francia è presidente di turno - chiede la libertà. Da Bangkok, prima di partire per Pechino, anche il presidente Usa, George W. Bush, aveva bacchettato la Cina sul mancato rispetto dei diritti dei cittadini. Un atto cui ha fatto seguito quella che – forse impropriamente – un telecronista Rai ha definito “una provocazione”: come portabandiera della squadra statunitense è stato scelto Lopez Lomong, mezzofondista di origine sudanese, in forma di protesta per il sostegno di Pechino al regime di Omar Bashir, considerato responsabile del genocidio in Darfur.

Malgrado queste prese di posizione, sia Bush che Sarkozy sono stati tra i pochi capi di Stato e di governo ricevuti dal presidente cinese Hu Jintao, assieme all’israeliano Shimon Peres, al brasiliano Luis Inácio Lula da Silva, al premier russo Vladimir Putin e a quello giapponese Yasuo Fukuda. Tra i grandi assenti, invece, il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso. L’organismo comunitario – sebbene si nasconda dietro un “non avevamo programmato la nostra presenza” – non è stato invitato alla cerimonia.

Frattini, presente alla cerimonia assieme al sottosegretario con delega allo Sport, Rocco Crimi, ha contestato l’ipotesi di boicottare la sfilata come ipotizzato da molte parti, incluso all’interno del Pdl, osservando che “l’Italia ragiona con la Cina su tutti i temi politici - diritti umani inclusi - tutto l’anno, non soltanto durante le tre settimane olimpiche”. “Siamo convinti – ha proseguito fiduciosamente il titolare della Farnesina in un’intervista a Sky Tg24 – che la saggezza cinese che ha organizzato queste Olimpiadi in modo così efficace saprà capire che dopo questi Giochi il mondo continuerà a chiedere apertura, tolleranza e dialogo”. In Italia, comunque, non sono mancate manifestazioni di solidarietà con la causa del Tibet e del Dalai Lama: dalla dimostrazione di Assisi, che ha coinvolto esponenti trasversali del mondo politico, a numerose altre iniziative. Non ultimo l’invito rivolto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno al Dalai Lama di intervenire alla Festa del cinema per conferire al leader religioso la “cittadinanza onoraria” della capitale.

Lasciando da parte le polemiche di carattere politico, la cerimonia è proseguita con la sfilata degli atleti delle nazioni in gara: 204 delegazioni sportive in passerella (dovevano essere 205 ma all’ultimo momento il Brunei non ha presentato atleti). Ha aperto la sfilata delle nazioni la Grecia, per il suo ruolo “storico” di promotrice delle Olimpiadi. L’Italia ha occupato il posto numero 190, decisione dovuta ai caratteri cinesi, diversi da quelli occidentali. La sfilata ha registrato alcuni momenti “storici”: a partire dall’applauso intenso e forte per Taiwan, l’isola “ribelle” che Pechino vuole mantenere sotto la propria sovranità. Non è andata bene all’ingresso dei russi (un boato non amichevole) e degli americani (si sono sentiti molti fischi). È stato il presidente cinese Hu Jintao a dare il via alla cerimonia finale. Con l’ingresso della bandiera olimpica, innalzata sul pennone accanto a quella cinese, e la musica dell’inno olimpico, poi il giuramento e l’accensione della fiamma olimpica. L’ultimo tedoforo è stato il ginnasta Li Ning, che ha portato la fiamma dopo un “volo” compiuto grazie a corde sospese. Ma la cerimonia di apertura sarà ricordata anche per un piccolo “giallo” durante la sfilata degli azzurri. La regia televisiva ha spostato l’inquadratura durante il passaggio di alcuni atleti che sventolavano il tricolore con una scritta (“Da Jesi a Frascati e Trieste vinceremo per le feste”). Alcune agenzie hanno per questo parlato di censura…

Malgrado queste prese di posizione, sia Bush che Sarkozy sono stati tra i pochi capi di Stato e di governo ricevuti dal presidente cinese Hu Jintao, assieme all’israeliano Shimon Peres, al brasiliano Luis Inácio Lula da Silva, al premier russo Vladimir Putin e a quello giapponese Yasuo Fukuda. Tra i grandi assenti, invece, il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso. L’organismo comunitario – sebbene si nasconda dietro un “non avevamo programmato la nostra presenza” – non è stato invitato alla cerimonia.

Frattini, presente alla cerimonia assieme al sottosegretario con delega allo Sport, Rocco Crimi, ha contestato l’ipotesi di boicottare la sfilata come ipotizzato da molte parti, incluso all’interno del Pdl, osservando che “l’Italia ragiona con la Cina su tutti i temi politici - diritti umani inclusi - tutto l’anno, non soltanto durante le tre settimane olimpiche”. “Siamo convinti – ha proseguito fiduciosamente il titolare della Farnesina in un’intervista a Sky Tg24 – che la saggezza cinese che ha organizzato queste Olimpiadi in modo così efficace saprà capire che dopo questi Giochi il mondo continuerà a chiedere apertura, tolleranza e dialogo”. In Italia, comunque, non sono mancate manifestazioni di solidarietà con la causa del Tibet e del Dalai Lama: dalla dimostrazione di Assisi, che ha coinvolto esponenti trasversali del mondo politico, a numerose altre iniziative. Non ultimo l’invito rivolto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno al Dalai Lama di intervenire alla Festa del cinema per conferire al leader religioso la “cittadinanza onoraria” della capitale.

Lasciando da parte le polemiche di carattere politico, la cerimonia è proseguita con la sfilata degli atleti delle nazioni in gara: 204 delegazioni sportive in passerella (dovevano essere 205 ma all’ultimo momento il Brunei non ha presentato atleti). Ha aperto la sfilata delle nazioni la Grecia, per il suo ruolo “storico” di promotrice delle Olimpiadi. L’Italia ha occupato il posto numero 190, decisione dovuta ai caratteri cinesi, diversi da quelli occidentali. La sfilata ha registrato alcuni momenti “storici”: a partire dall’applauso intenso e forte per Taiwan, l’isola “ribelle” che Pechino vuole mantenere sotto la propria sovranità. Non è andata bene all’ingresso dei russi (un boato non amichevole) e degli americani (si sono sentiti molti fischi). È stato il presidente cinese Hu Jintao a dare il via alla cerimonia finale. Con l’ingresso della bandiera olimpica, innalzata sul pennone accanto a quella cinese, e la musica dell’inno olimpico, poi il giuramento e l’accensione della fiamma olimpica. L’ultimo tedoforo è stato il ginnasta Li Ning, che ha portato la fiamma dopo un “volo” compiuto grazie a corde sospese. Ma la cerimonia di apertura sarà ricordata anche per un piccolo “giallo” durante la sfilata degli azzurri. La regia televisiva ha spostato l’inquadratura durante il passaggio di alcuni atleti che sventolavano il tricolore con una scritta (“Da Jesi a Frascati e Trieste vinceremo per le feste”). Alcune agenzie hanno per questo parlato di censura…
 
(Giampiero de Andreis) 8 ago 2008 16:49
 
 
 
 
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