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SPE - Nei cinema “La classe” di Cantet, docu-film sulla scuola
Roma, 10 ott (Velino) - Venticinque alunni adolescenti, tra i 13 e i 15 anni e il loro professore di lettere. Siamo a Parigi in una classe di un liceo “difficile”, della banlieue, con studenti di origine e culture diverse. Il rapporto tra studenti e professore è raccontato, documentato in “La classe” (“Entre les murs”) di Laurent Cantet, film premiato a Cannes con la Palma d’Oro e candidato dalla Francia al premio Oscar. Dopo il successo ottenuto in patria (nei primi 10 giorni di programmazione ha totalizzato circa 600 mila spettatori per un incasso di oltre 3 milioni e mezzo di euro) la pellicola arriva oggi in Italia (70 copie distribuite da Mikado) e, soprattutto in un momento in cui il dibattito sulla riforma del ministro Gelmini si accende sempre di più, rappresenta una buona occasione di confronto e analisi.
Cantet (“Verso Sud” e “Risorse umane”) aveva da tempo intenzione di realizzare un film su ciò che accade in un liceo. Determinante l’incontro con Francois Bégaudeau (autore del libro “La classe” nel quale racconta la sua esperienza di insegnante delle scuole medie) che ha accettato anche di interpretare il film. Da parte di Cantet non vi è stata alcuna pretesa di confezionare un lavoro rappresentativo di tutta la scuola francese, è “uno spaccato di una particolare realtà, di un particolare quartiere multietnico, il XX arrondissement”, spiega lo stesso regista.
Per “La classe” Cantet ha organizzato dei laboratori aperti con gli studenti dell’istituto Francoise Dolto. I ragazzi non hanno mai avuto una sceneggiatura a disposizione, durante i laboratori “cercavano momenti di dialogo, confronto e ragionamento”. “Un impegno importante – racconta Cantet – che hanno affrontato con entusiasmo e coinvolgimento. Spesso questi ragazzi vengono definiti svogliati e apatici. Io li ho trovati capaci di improvvisare e recitare: la cultura deve interessarli, altrimenti non c’è possibilità di integrazione”. Nessun attore quindi e anche i professori sono gli stessi che lavorano al Dolto come i genitori, veri genitori degli studenti. Unico ruolo costruito a tavolino è la madre di Souleymane.
Il linguaggio a metà tra finzione e documentario è la vera forza del film: assistiamo allo sforzo quotidiano del professore di lettere (di francese) Marin di istaurare un rapporto di confronto e rispetto con i suoi ragazzi, e i dialoghi e le situazioni che nascono sono unici. “Abbiamo scelto di mostrare cosa succede quando un professore cerca di far parlare gli studenti di se stessi, di farli maturare, quando la scuola diventa uno spazio democratico”, continua Cantet che ha definito quella classe “una sorta di cassa di risonanza del mondo esterno”. Il successo d’Oltralpe ha sorpreso il regista che pone l’accento su quanto il lavoro abbia richiamato al cinema tanti adolescenti, “attratti generalmente dai film hollywoodiani”. “Hanno capito – aggiunge – che ‘La classe’ li ritrae in modo giusto, con rispetto e precisione senza le solite immagini negative”. Infine Cantet sottolinea le similitudini tra il suo lavoro e “Gomorra” di Matteo Garrone: “I film non sono così lontani, entrambi prendono spunto dalla realtà…”.