
Roma, 13 nov (Velino) - È deciso, la frutta che arriva sulle tavole non dovrà più essere necessariamente splendente e con curve perfette. Gli Stati membri dell'Unione europea hanno votato - Italia esclusa - le proposte della commissione che abrogano le norme specifiche di commercializzazione di ventisei tipi di frutta e ortaggi. Il provvedimento rientra nell'ambito delle iniziative attraverso cui Bruxelles cerca di razionalizzare e semplificare la normativa comunitaria. Mariann Fischer Boel, commissaria all'Agricoltura e allo sviluppo rurale, ha affermato: “È un'iniziativa esemplare per eliminare adempimenti burocratici inutili. Non abbiamo certo bisogno di legiferare su questo tipo di questioni a livello europeo: è molto meglio lasciare quest'incombenza agli operatori del mercato. E nella congiuntura attuale, caratterizzata da prezzi elevati dei prodotti alimentari e da difficoltà economiche generalizzate, è opportuno permettere ai consumatori di scegliere fra la più vasta gamma possibile di prodotti. È assurdo buttar via prodotti perfettamente commestibili semplicemente perché non hanno una forma perfetta”.
Fortemente critica sul provvedimento la Confagricoltura. “In pratica - spiega l’organizzazione degli imprenditori agricoli - si è rinunciato a regole che, attraverso la definizione del calibro, del peso, del numero dei frutti, della uniformità, hanno contribuito a fare giungere sulle tavole dei consumatori prodotti apprezzabili dal punto di vista estetico ed organolettico di cui è certa l’origine e con un prezzo determinato in funzione delle varie categorie di qualità. Una tutela importante per i consumatori europei”. L’organizzazione aggiunge che “l’attuale quadro regolamentare della Comunità è sempre stato apprezzato e utilizzato da tutti gli attori della filiera; e ha assicurato, dal produttore al consumatore, la trasparenza e la sicurezza giuridica nelle transazioni, fornendo parametri omogenei e oggettivi che hanno permesso di caratterizzare ed identificare il prodotto che viene commercializzato”. Secondo il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, “con la nuova regolamentazione comunitaria si è abbassata la guardia sulla qualità dei prodotti ortofrutticoli, rischiando di esporre il mercato ad importazioni incontrollate dai Paesi terzi di prodotti con caratteristiche non eccelse”.
Preoccupazione espressa anche dalla Coldiretti che punta l’indice sul problema dei prezzi. “Con l’abolizione degli standard minimi di vendita per la frutta e verdura diventa più importante fare attenzione alla qualità per non cadere nell’inganno dell’acquisto di prodotti di scarto a prezzi elevati”. Il provvedimento infatti sopprime le regole attualmente in vigore, sulla dimensione, il peso e la qualità di origine di alimenti come cipolle, melanzane e albicocche che verrebbero così assoggettati a una generica definizione di merce sana, leale e mercantile, mentre lascia in vigore gli standard commerciali per dieci prodotti ortofrutticoli ritenuti rappresentativi per il mercato. (mele, agrumi, pere, kiwi, insalate in genere, pesche e nettarine, fragole, peperoni, uva da tavola e pomodori). Per la Coldiretti “il venir meno dell’obbligo di garantire l’omogeneità del prodotto offerto in vendita rischia di favorire la vendita di scarti a più alto prezzo e impedisce di fare scelte di acquisto trasparenti attraverso il confronto di frutta e verdura con le stesse caratteristiche. Attenzione anche - precisa ancora l’organizzazione agricola - alle confezioni che mettono in evidenza la frutta e verdura migliori per nascondere quelle di scarto”.
“La riduzione delle norme di standardizzazione commerciale dei prodotti ortofrutticoli, decisa dagli Stati europei su proposta della Commissione Ue, è un errore gravissimo che purtroppo penalizzerà i produttori italiani (portatori di un ‘made in Italy’ nell’eccellenza di molti prodotti ortofrutticoli), ma anche quelli di altri paesi mediterranei, come Spagna e Grecia”. È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori secondo la quale dietro alla decisione europea ci sono forti interessi economici e pressioni lobbistiche da parte dei paesi del Nord Europa “al fine di avere mani libere nelle modalità di scambio della merce sui grandi mercati e nell’apertura ad un import sempre più indifferenziato. E su questo c’è stata molta disinformazione nei confronti del consumatore”. Secondo la confederazione agricola “non si tratta, infatti, come alcuni media hanno affermato, di un auspicabile stop a ingiuste discriminazioni tra i diversi prodotti, soprattutto circa la relative lunghezze di zucchine, melanzane. Il problema è di altra natura perché quello che viene eliminato oggi - sottolinea - sono le condizioni minime (calibri, varietà, categorie qualitative) per offrire agli operatori onesti dei mercati europei alcuni importanti strumenti per operare le scelte, attraverso una comparazione delle diverse partite ed una equa correlazione ai rispettivi prezzi”.