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POL - Il canto stonato del “pettirosso” di Gino Paoli annuncia bufera
Roma, 22 gen (Velino) - Un brano forte e controverso, con una tematica delicata come quella di una violenza sessuale ai danni di un minore. “Il pettirosso” di Gino Paoli, canzone contenuta nell’ultimo Cd del cantautore genovese “Storie”, nei negozi da domani, già fa discutere: la commissione parlamentare per l’Infanzia ha deciso di convocare al riguardo Paoli, nell’ambito della indagine conoscitiva contro la pedo-pornografia. La presidente Alessandra Mussolini non ha dubbi: “È un testo equivoco”. È la storia straziante dello stupro di un vecchio ai danni di una bambina, in cui lui alla fine muore e lei ne prova pietà. “Visto il testo della canzone abbiamo deciso di audirlo perché è equivoco e non c’è una giustificazione per atti del genere – afferma al VELINO la Mussolini -. Una povera bambina – continua - non può arrivare a perdonare. Giustificare, invece, può diventare devastante soprattutto in certi ambienti. Fornire un alibi è fuorviante”. E la leader di Azione sociale rincara: “Se fosse stata in vigore la legge contro la pedofilia culturale forse Paoli non avrebbe potuto cantare questo brano. Le istituzioni devono controllare e dare dei segnali forti ai giovani e a quegli ambienti difficili che certe azioni sono sbagliate”, ribadisce sottolineando come la commissione stia lavorando molto “per combattere gli abusi sui minori”. Allo studio vi è una proposta di legge “contro la pedofilia culturale che tra pochi giorni sarà firmata in Parlamento”.
La Mussolini precisa comunque di non aver nulla da ridire sulla professionalità di Paoli (“è bravissimo”) ma il cantautore ha “scritto una canzone che parla di pietas verso un pedofilo per questo ci saranno delle conseguenze”. “Occorre - sottolinea - controllare anche le tematiche che affronta l’arte e questo è uno dei compiti della commissione bicamerale dell’Infanzia. Paoli sarà il primo cantante a essere ascoltato, ma c’è sempre una prima volta per tutto”. La deputata del Pdl è decisa e annuncia di voler controllare “anche ciò che viene diffuso nei media”. Spesso vengono usate tematiche forti o temi scabrosi per attirare l’attenzione e ciò “non è giusto nei confronti dei minori”. “In questo senso – aggiunge - ho già effettuato una segnalazione a proposito della pubblicità della Renault Twingo con protagonista un travestito. Non si possono far vedere cose del genere ai bambini perché non le capiscono. Anche mia figlia mi ha chiesto spiegazioni al riguardo. Occorre fare attenzione a ciò che si trasmette con la pubblicità perché questa ti porta a normalizzare cose che tanto normali non sono”.
“La canzone di Paoli è fuori luogo”: è il commento che rilascia al VELINO la deputata del Pdl Gabriella Carlucci, vicepresidente della commissione bicamerale dell’Infanzia. “Non capisco perché un’artista come lui pensi di farsi pubblicità attraverso tematiche del genere. Queste sono tragedie tremende, mi chiedo che motivo ci fosse di raccontarle in questo modo. Qual è lo scopo? Pubblicità? Scalpore? Tutto ciò è di pessimo gusto”. “In questo momento stiamo utilizzando - aggiunge - tutti gli strumenti a disposizione per questa difficile battaglia come l’indagine conoscitiva sulla pedofilia in rete e abbiamo creato dei programmi informatici per tutelare i minori su Internet. Inoltre tra qualche giorno discuteremo del disegno di legge sullo stalking. In questo senso la vicenda di Paoli è veramente fuori luogo e di cattivo gusto”. Non è dello stesso avviso la deputata radicale eletta nelle liste del Pd Donatella Poretti che esclude si tratti di apologia di reato. “Seguirò con interesse la vicenda - afferma al VELINO -, ma non credo che questo sia il caso. Io credo nella libertà di espressione e, soprattutto nella libertà contro la censura. Non si può controllare l’arte, uno strumento che è in grado di raccontare anche uno stupro con la giusta capacità lirica. Paoli ha ottenuto di far parlare di sé, ma non credo che Paoli sia un filopedofilo. Certamente non incoraggerei l’ascolto in un asilo nido, perché è una canzone dai temi forti e complessi, ma non credo ci sia apologia di reato”.
Riguardo al tema del perdono affrontato nella canzone “Il pettirosso”, la Poretti ricorda che è un passo affrontato da molte persone violentate e non si può entrare nel merito di ogni vicenda. “Non si possono però mettere dei canoni alle modalità espressive dell’arte, certe storie vanno raccontate. La realtà non è solo bianca e nera, ma è fatta anche di tonalità grigie. È proprio in questo spazio che va ad indagare l’arte. Porre censure e limiti sarebbe assurdo”. “‘Il pettirosso’ nasce dalla pretesa di umanità per tutti e due i protagonisti, anche del mostro”: così Paoli ieri aveva presentato il brano durante il concerto in occasione dei suoi 50 anni di carriera. “Il vecchio - ha spiegato l’autore di “La Gatta” e “Il cielo in una stanza” - è un borderline che non sa cosa è bene e cosa è male. Lo stupro non si consuma fino in fondo, il vecchio ha un attacco di cuore mentre tenta la violenza e la bambina che lo vede a terra morente prova pietà invece di odio, anche perché priva di sovrastrutture. Credo ci sia della pietas greca, la comprensione invece della condanna: solo così in una società si evitano gli sbagli nel futuro. Dovrebbe insegnarci molte cose, se guardiamo agli ultimi avvenimenti”.