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CLT - Vaticano-Islam: Rivedere libri di testo? Critiche dagli storici
Roma, 11 mar (Velino) - “I testi scolastici dovrebbero essere rivisti, affinché non contengano materiale che possa offendere i sentimenti religiosi di altri credenti, a volte attraverso una presentazione errata di dogmi, di visioni etiche o di ricostruzioni storiche di altre religioni”. Sembra un’enunciazione da manuale del politicamente corretto, invece è una dichiarazione ufficiale del Vaticano. Per l’esattezza, la nota congiunta che la Santa Sede e il comitato permanente di al-Azhar per il dialogo tra le religioni monoteistiche hanno diffuso al termine della riunione annuale che lo scorso 24 e 25 febbraio si è tenuto a Roma. Con una novità assoluta, l’incontro non si è limitato ad affrontare, quale tema portante, la “promozione di una cultura di pace”, ma si è spinto a inserire anche la pedagogia nella due giorni di dibattito. Ponendo di conseguenza questioni di non poco tempo, soprattutto in considerazione dell’interlocutore del Pontificio consiglio per il Dialogo Interreligioso. L’università di al-Azhar del Cairo, infatti, al di là del prestigio che la fa considerare il faro della teologia sunnita nel mondo islamico, non è di orientamento moderato né di ispirazione progressista all’interno del mondo islamico. Le infiltrazioni dei Fratelli Musulmani al suo interno sono note e negli anni passati diversi suoi esponenti si sono dichiarati favorevoli agli attacchi kamikaze, come il rettore Ahmed al-Tayeb o lo sceicco Mohamed Sayed Tantawi, generalmente considerato la massima autorità teologica dell'Islam sunnita.
“Inoltre l’università di al-Azhar, in assenza di una gerarchia sulla scorta del ‘modello’ cattolico, nel mondo islamico è considerata solo una voce fra tante - commenta con il VELINO il vaticanista SANDRO MAGISTER - mentre le dichiarazioni congiunte come quella con la Santa Sede non circolano molto nel mondo arabo e spesso non sono nemmeno pubblicate sui quotidiani. Si tratta piuttosto di prese di posizioni a uso e consumo del pubblico occidentale, dove l’eco è maggiore”. Nulla di nuovo sotto il sole, secondo GIOVANNI SABBATUCCI. Lo storico che ha legato il suo nome al manuale più adottato nelle scuole secondarie italiane non vede particolari rischi nell’auspicio di correggere i testi scolastici. “Accadde lo stesso quando Storace chiese di istituire una commissione di esperti contro l’influenza della storiografia marxista”, ricorda il docente. E proprio come nel caso dell’ex governatore del Lazio, per quanto “sgradevole e un po’ inquietante”, neppure questa nuova presa di posizione cambierà il corso delle cose. “Questo auspicio è indice di un certo analfabetismo e una scarsa sensibilità da parte della Chiesa. E non è piacevole vedere che religione cattolica e Islam si trovano d’accordo non sul meglio ma sul peggio, ovvero sull’idea di un controllo sui libri scolastici - sottolinea il docente -. In ogni caso inizierò davvero a preoccuparmi il giorno in cui nascesse una commissione statale per dare le direttive su come scrivere i libri di storia. Nel frattempo, la scelta dei manuali resterà affidata agli insegnanti e al mercato”.
Ma anche se i rischi di censura o manipolazione restano lontani all’orizzonte, secondo Sabbatucci a favore di un epilogo simile potrebbe giocare un’inaspettata e involontaria convergenza fra destra e sinistra. Proprio a causa di “vizi” che chiamano in causa entrambi gli schieramenti. “In ambienti teo-con o vicini agli ‘atei devoti’, come sul Foglio, più volte negli ultimi anni è stata sottolineata la comune affinità di Islam e cattolicesimo sulla volontà di recuperare la dimensione del sacro e combattere contro la società secolarizzata”, rammenta Sabbatucci. Ma anche a sinistra un certo buonismo indotto dall’ossessione del politicamente corretto ha prodotto molti danni, riconosce lo storico: “Nel linguaggio adoperato in molti settori progressisti sono evidenti forme di autocensura. Anche la mobilitazione conosce una notevole sproporzione: il mondo laico e anticlericale si impegna in modo evidente e netto solo sulle questioni che riguardano la presenza della chiesa e dei cattolici nella nostra società. Lo stesso non accade per posizioni molto più retrograde e scorrette provenienti dal mondo islamico”. Come per la poligamia o la posizione della donna nella società, temi sui quali “dovrebbe esserci una forte riprovazione secondo i canoni progressisti e invece c’è solo reticenza. Senza contare, poi, che le possibili pressioni del mondo islamico potrebbero essere supportate da minacce concrete che renderebbero ancora più difficile una ferma reazione della società civile”.
Quanto al reale destinatario dell’auspicata revisione, Sabbatucci non ha dubbi: “È chiaro che il riferimento è all’Occidente, non credo che la questione si ponga anche per il modo in cui manuali scolastici palestinesi affrontano la questione dello Stato d’Israele. Sulla stessa lunghezza d’onda anche ANNA FOA, docente di Storia moderna all'università La Sapienza e autrice per Laterza di una storia degli ebrei nel ‘900. “Figuriamoci se nei paesi arabi, dove non c’è la libertà di insegnamento dell’Occidente e i testi sono una diretta emanazione dello Stato e del potere religioso, i manuali di storia, profondamente antiebraici, cambieranno in virtù di questo accordo. Semmai - sottolinea la storica - mi pare chiaro che l’auspicio è rivolto in casa nostra. È una notizia che mi lascia perplessa, mi sembra assolutamente folle e che urta contro tutti i principi democratici. Bisogna chiamare le cose col loro nome: questo è un tentativo di censura”. I toni più duri, la docente li riserva in particolare per la Santa Sede, accusata apertamente di “una caduta di stile”: “La Chiesa cattolica, sia in Italia che nei Paesi occidentali, non ha mai avanzato una proposta del genere: mi pare più che sufficiente per fare attenzione a questo sviluppo”.
Foa non esita a parlare apertamente di intenti censori: “Bisogna chiamare le cose col loro nome: questo è un tentativo di censura. Sono allibita, è una notizia che mi lascia perplessa, mi sembra assolutamente folle e urta contro tutti i principi democratici. I rappresentanti religiosi non possono intromettersi nei manuali - attacca la professoressa - tanto più che in Italia non c’è uno ‘di Stato’, ma la libertà di adottare quello che il docente ritiene più adatto. I libri sono già rivisti curati e quando accade ci sono scandali, sono ritirati dal mercato, senza bisogno che intervengano i comitati”. La storica tuttavia non ritiene legittimo “scomodare” il riferimento all’Eurabia (“non mi sembra ci siano le condizioni per parlare di questa evoluzione o, meglio, involuzione”) ed è scettica anche sui rischi per la ricerca: “La storiografia cattolica finora si è sempre distinta per la libertà di espressione e non è mai stata emanazione diretta di una volontà centralizzata, ma aperta a molte opinioni differenti. Intellettuali, storici e docenti si sono battuti sempre contro una serie di tentativi di decidere per legge - conclude Foa - e credo abbiano ancora la forza di respingere proposte del genere se ce ne fosse bisogno”.
L’unico a difendere l’auspicio del Vaticano e del Comitato congiunto per il dialogo tra il Vaticano e l’università di al-Azhar del Cairo è lo storico liberale PIETRO MELOGRANI. “La tolleranza non è mai un male e se questo auspicio può portare a essere più tolleranti nei confronti degli altri e a capirli, tanto meglio. Insomma, le intenzioni mi sembrano buone”, dichiara Melograni, secondo cui l’auspicio è “necessario”, considerando l’incremento, nelle scuole italiane, dei figli degli immigrati. “Esistono forme di intolleranza visibili e quindi probabilmente è così anche nei manuali”, aggiunge lo storico, che vede piuttosto un rischio molto più concreto in casa nostra: “Spesso molto dipendente dal docente: se l’insegnante è settario, non c’è nulla da fare. Sotto questo aspetto vedo molti più pericoli nell’ideologia della sinistra”.