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ECO - Il "mediatore del credito". Ecco come funziona in Francia
 
Il "mediatore del credito". Ecco come funziona in Francia
Roma, 13 mar (Velino) - Oggetto di dibattito è l'idea del ministro dell'Economia Giulio Tremonti di costituire presso i prefetti degli osservatori ai quali possono rivolgersi le imprese che riscontrano difficoltà nell'accesso al credito bancario. Con il ministero è in corso "un confronto sulle modalità del monitoraggio", si legge in una circolare del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, il quale avverte che l'istituto di Via Nazionale è tenuto al segreto d'ufficio legato ai suoi compiti di vigilanza del sistema bancario. Tremonti non ha nascosto di essersi ispirato al sistema francese del "mediatore del credito". Un'esperienza che "sta funzionando", assicura il ministro. Oltralpe il "mediatore" non svolge solo un'attività di controllo dell'effettiva erogazione del credito, ma contribuisce alla risoluzione delle controversie e registra le criticità che emergono dalle segnalazioni delle imprese.

Tuttavia, non sono i prefetti a svolgere direttamente l'attività di mediazione. Ma ecco come funziona il modello francese e come sono stati superati gli ostacoli derivanti dal ruolo di vigilanza della banca centrale. Il sistema del "mediatore del credito" è stato istituito dal presidente Nicolas Sarkozy nell'ottobre del 2008, allo scopo di accertarsi dell'aumento dell'attività di credito alle imprese da parte delle banche a cospetto degli ingenti aiuti ricevuti dal governo. Alla guida della struttura è René Ricol, che presiede un comitato esecutivo di otto membri. Il "mediatore" ha una ramificazione territoriale. Si avvale infatti di una rete di mediatori locali, i direttori dipartimentali della Banca di Francia affiancati da alti funzionari del ministero del Bilancio e della Funzione pubblica. Le prefetture sono solo i luoghi istituzionali di incontro tra le parti, incluse le camere di commercio e le associazioni imprenditoriali. Sono fissate inoltre delle riunioni periodiche con i dirigenti locali delle banche per controllare i flussi di finanziamento.

Le imprese che incontrano difficoltà ad accedere al credito possono rivolgersi direttamente al "mediatore del credito" compilando un questionario (scaricabile sul sito internet) nel quale devono indicare le banche con le quali sono in contatto, dare informazioni sulla loro situazione finanziaria e sul loro saldo bancario degli ultimi sei mesi, e infine segnalare la natura dei problemi riscontrati. Le banche coinvolte vengono immediatamente messe al corrente della procedura e hanno una settimana di tempo per motivare la loro posizione, o trovare un accordo con l'impresa. Se la situazione resta bloccata, il mediatore sollecita l'intervento del mediatore locale, che è il direttore dipartimentale della Banca di Francia, incaricato di condurre i negoziati con le parti interessate. "In questo modo si garantisce il segreto bancario ed il rispetto della riservatezza", sottolinea René Ricol, e quindi il ruolo di vigilanza della Banca centrale. Se l'impresa rifiuta le proposte, o se nessuna proposta le viene avanzata, il caso arriva al mediatore nazionale, che ha otto giorni per dare seguito all'"appello" e, se necessario, risolvere il caso a livello e con strumenti nazionali.

Dai rapporti sull'attività del mediatore emerge un discreto successo. In base al rapporto su tutta l'attività fino al primo marzo, diffuso il 7 marzo scorso, circa 2.400 imprese hanno beneficiato del credito grazie all'intervento del mediatore (su 3.625 casi istruiti e sulle oltre 7.000 imprese che hanno compilato il questionario). I casi sottoposti all'attenzione degli istituti di credito hanno riguardato esposizioni per un ammontare complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. Le mediazioni hanno fatto registrare un tasso di successo del 66 per cento e si stima che abbiano contribuito a preservare 59.263 posti di lavoro. Il 90 per cento delle aziende assistite dal "mediatore del credito" ha meno di 50 dipendenti, in linea con la preoccupazione principale del presidente Sarkozy di difendere le imprese più piccole e soprattutto familiari. Nel 61 per cento dei casi, infatti, i crediti trattati sono stati inferiori ai 50 mila euro. Nel 22 per cento dei casi, inferiori a 10 mila; nel 21 per cento dei casi, compresi tra 50 e 150 mila euro; e solo nel 7 per cento dei casi, superiori a 500 mila euro.

"Tutte le banche partecipano, senza eccezioni", ha osservato con soddisfazione René Ricol. Anche perché le banche poco cooperative rischiano di vedersi rifiutare la possibilità di beneficiare del nuovo prestito di 10,5 miliardi di euro annunciato da Sarkozy. Tuttavia, ha anche aggiunto, "alcune imprese non riescono a capire che sebbene le banche abbiano subito perdite a causa della crisi finanziaria, e abbiano quindi delle responsabilità, ciò non dà un diritto assoluto al credito".
 
(Federico Punzi) 13 mar 2009 16:16
 
 
 
 
 
 
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