Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite.
POL - Brusca e quel "papello" letto su Repubblica
Roma, 22 mag (Velino) - Nel corso dell’udienza di oggi del processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia per il presunto mancato arresto del boss Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, uno dei più famosi “pentiti”, forse il più famoso “pentito” dopo Tommaso Buscetta, interrogato nell’aula bunker di Rebibbia (il processo si dovrebbe fare a Palermo, ma è stato spostato a Roma per ragioni di sicurezza), ha finalmente svelato quale è la fonte delle sue clamorose rivelazioni. Il filo conduttore di questo processo, come di tutti quelli che l’hanno preceduto, è sempre lo stesso: la “trattativa” tra lo Stato e la mafia. Secondo l’eterno teorema dei professionisti dell’antimafia, dopo le stragi di mafia, quella di Capaci, dove fu ucciso con la moglie e la scorta Giovanni Falcone, e quella di due mesi dopo di via D’Amelio, dove fu ucciso con la scorta Paolo Borsellino, lo Stato, lo “Stato parallelo”, impaurito e compromesso, avrebbe trattato con la mafia per fare cessare le stragi e per farsi consegnare Totò Riina. Base della trattativa sarebbe stato il famoso “papello”, un pezzo di carta che avrebbe elencato le condizioni poste dalla mafia, come la revisione delle condanne subite dai boss con il maxiprocesso e l’abolizione del carcere duro varato con l’introduzione dell’articolo 41bis del codice.
Nessuna di queste condizioni in realtà è stata mai concessa e realizzata da parte dello Stato, tuttavia le stragi cessarono e la mafia consegnò allo Stato Totò Riina. Ma il generale Mori e il capitano Sergio De Caprio, il famoso “Capitano Ultimo”, che arrestarono Riina, sono stati indagati per anni e infine processati perché, in cambio della consegna di Riina, non avrebbero perquisito immediatamente il covo in cui Riina aveva vissuto e lo avrebbero lasciato incustodito per una ventina di giorni, per consentire alla mafia di ripulirlo e fare sparire gli importanti documenti che vi sarebbero stati custoditi. Mori e De Caprio sono stati assolti con formula piena, ben quindici anni dopo l’arresto di Riina e il presunto e inesistente reato di favoreggiamento, ma Mori, questa volta senza De Caprio ma con Obinu, è stato di nuovo indagato e ora viene processato, sempre per favoreggiamento alla mafia, per non aver arrestato Provenzano, pur avendone conosciuto il covo per le rivelazioni di un altro “pentito”, un certo Ilardo. E all’origine di questo nuovo presunto favoreggiamento vi sarebbe stata sempre quella presunta “trattativa”e quel fantomatico “papello”.
Nel corso dell’udienza di ieri Giovanni Brusca, interrogato dall’accusa, sostenuta sempre dai pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, ha raccontato di aver saputo da Riina che, dopo la strage di Capaci, “persone dello Stato e delle Istituzioni” si erano “fatti sotto” per trattare la cessazioni delle stragi, e che Riina aveva consegnato loro il “papello” con le richieste per mettere fine agli attentati, e di avere anche saputo da Riina il nome dell’“uomo delle istituzioni” a cui era rivolta la trattativa (nome che Brusca non ha voluto fare in aula per via di indagini in corso che lo vincolano al segreto). Oggi la difesa ha chiesto a Brusca se avesse mai visto e conosciuto Mori o De Caprio o Obinu e questo presunto “uomo delle ostituzioni”, e se avesse mai visto e letto questo famoso “papello”. Brusca ha risposto di non aver mai visto e conosciuto Mori e De Caprio e Obinu e uomini delle istituzioni, e di non mai aver visto o letto il “papello”. E alla domanda: come fa allora ha sapere il contenuto di questo “papello”, le così dette “condizioni” poste da Riina per far cessare le stragi?, ha risposto: le ho lette sul giornale, il quotidiano “La Repubblica”.