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CRO - G8/Mafia,clandestini e pirati: successo del modello italiano
 
G8/Mafia,clandestini e pirati: successo del modello italiano
Roma, 29 mag (Velino) - La prima e la più importante delle due giornate del G8 sicurezza di Roma, che ha messo a confronto i ministeri di Giustizia e Interni di 16 Paesi, non solo dell’Unione europea, è stata definita un successo non solo dal Guardasigilli Angelino Alfano e dal responsabile del Viminale Roberto Maroni che hanno fatto gli “onori di casa” al centro congressi Alcide De Gasperi all’Istituto superiore di polizia. Anche osservatori, delegazioni e tecnici dei Paesi partecipanti hanno convenuto che il modello italiano, nelle strategie di contrasto soprattutto al crimine organizzato, è da prendere ad esempio. E nel corso degli incontri sono stati raggiunti importanti accordi di collaborazione e sono state messe le basi per l’evoluzione della cooperazione contro le forme di criminalità transnazionali, dalla mafia al cyber crime passando per pirateria, riciclaggio e terrorismo. Vediamo i principali punti affrontati.

LA CONFISCA ANTIMAFIA INTERNAZIONALE - La lotta alle mafie e alle organizzazioni criminali transnazionali è il tema intorno al quale ruota la prima sessione del G8 sicurezza, apertosi poco dopo le 10.30 di oggi a Roma. La prima riunione dei rappresentanti della giustizia e dell’interno dei 16 Paesi presenti al G8 è stata preceduta da un saluto del Guardasigilli italiano, Angelino Alfano, e del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Alla riunione partecipano, oltre alle rappresentanze degli Stati membri, anche il commissario europeo, Jacques Barrot, il segretario generale di Interpol, Ronald Noble, il direttore esecutivo dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime), Antonio Maria Costa, il direttore Unicri (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) Sandro Calvani, e i ministri dell’Interno e della Giustizia della Repubblica Ceca, Paese che è presidente di turno dell’Unione europea. Oggetto dei lavori è, in particolare, l’aggressione ai patrimoni delle mafie e le prospettive di cooperazione internazionale, soprattutto per raggiungere l’obiettivo, come ha sottolineato anche il ministro Alfano, di “armonizzare le legislazioni di contrasto alla criminalità organizzata anche in ambito G8 oltre che nel quadro dell’Unione europea. Il nodo che è stato affrontato riguarda in particolare le legislazioni in tema di associazione mafiosa. Non tutti i sistemi giuridici, è stato osservato, consentono di contestare un reato che, in un certo senso, è “astratto”, ossia non necessariamente agganciato a reati concreti commessi proprio in forza del legame criminale. A questo punto però, è la posizione espressa dalle delegazioni europee ma anche dagli Stati Uniti, l’esigenza principale è quella di mettere a punto strumenti utili a bloccare i patrimoni del crimine, soprattutto sotto il profilo finanziario, indipendentemente dalla tipologia di reati previsti dai vari sistemi giuridici nazionali.

ESTESA LA CONVENZIONE DI PALERMO - Nel contrasto ai patrimoni delle mafie i Paesi del G8 seguiranno il modello italiano. “I Paesi membri del G8 - ha spiegato Maroni - hanno chiesto di condividere l’esperienza italiana nell’aggressione ai patrimoni mafiosi”. Un obiettivo che, come ha aggiunto il Guardasigilli Alfano, sarà raggiunto con la firma di “un protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Palermo, che consenta a tutti i Paesi di seguire il modello italiano nel sequestro dei capitali del crimine organizzato”. Dal canto suo il responsabile del Viminale ha ricordato che “nell’ultimo anno sono triplicati i sequestri, sia per numero che per valore, di beni controllati dalla mafia”. Secondo Maroni “il contrasto preventivo e la lotta ai traffici di droga, armi ed esseri umani, deve essere accompagnata da un adeguato contrasto finanziario che sia finalizzato alla riconversione dei patrimoni di mafia in risorse da mettere a disposizione dell’economia legale”. (segue)

ITALIA E USA SI SCAMBIANO BANCHE DATI DNA - Per rafforzare la cooperazione contro la criminalità organizzata Italia e Stati Uniti si scambiano le banche dati su impronte digitali e Dna. È questa la sostanza dell’accordo sottoscritto tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni e l’Attorney General degli Usa, Hipton Holder. Il protocollo d’intesa, controfirmato dal segretario statunitense delegato alla sicurezza, Jane Hall Lute, ha come obiettivo “il rafforzamento della prevenzione e dell’attività investigativa di contrasto alle gravi forme di criminalità”. L’accordo istituisce un meccanismo automatico di interrogazione e di comunicazione tra banche dati dei “rilievi dattiloscopici” (le impronte digitali) e del profili del Dna accolti “secondo le modalità vigenti nei rispettivi Stati”. In pratica, dal momento che negli Stati Uniti vi sono meno restrizioni nella raccolta e classificazione del Dna per motivi di giustizia, l’accordo siglato oggi in occasione del vertice di Roma rappresenterà un validissimo strumento di cononoscenza a disposizione degli inquirenti e investigatori italiani. A margine dell’incontro finalizzato alla firma dell’accordo, i ministri si rono complimentati con i vertici delle forze investigative e di polizia dei due Paesi “per i successi conseguiti contro la criminalità e in particolare contro i narcotrafficanti”. Operazioni investigative che costituiscono, ha sottolineato Maroni, “un modello di riferimento a livello internazionale. Per l’Italia era presente tra gli altri il capo della Polizia Antonio Manganelli che ha poi seguito i ministri Maroni e Alfano al breve incontro con la stampa.

LE PROPOSTE CONTRO PIRATERIA E RICICLAGGIO - Luoghi internazionali per combattere la pirateria e modelli di responsabilità delle società per le operazioni di riciclaggio. È l’obiettivo delle due proposte avanzate dall’Italia. Da un lato la pirateria a seguito dei “numerosi e allarmanti casi di pirateria registrati nel Golfo di Aden”. Dall’altro le responsabilità societarie in tema di riciclaggio internazionale di capitali e operazioni di “money laundering”. Per quanto riguarda la proposta anti pirateria, il Guardasigilli ha spiegato che “la proposta italiana sta nel fatto che si possano trovare luoghi internazionali dove poter combattere la pirateria”. Commentando gli esiti della prima parte dei lavori del vertice, Alfano si è detto “soddisfatto”. “È un ottimo inizio”, ha specificato riferendosi alla decisione di estendere la Convenzione di Palermo per la confisca dei beni alle organizzazioni criminali, ma anche all’accordo sulla pirateria per finire al protocollo sulla responsabilità delle società nelle attività di riciclaggio. In riferimento a quest’ultimo tema, ha precisato il ministro Alfano, la proposta si inserisce nel quadro delle attività di armonizzazione legislativa internazionale per rendere più efficiente e omogeneo il contrasto al crimine organizzato. Anche quando si tratta non più di mafiosi-imprenditori, ma di imprenditori-mafiosi che sono apparentemente inseriti nel tessuto legale dell’economia e della finanza ma che, in realtà, hanno alle spalle, o nel loro passato, risorse di capitali di provenienza illecita. (segue)

ITALIA-FRANCIA: SQUADRE COMUNI CONTRO I CLANDESTINI - L’Italia e la Francia avranno squadre investigative comuni per contrastare l’immigrazione clandestina. È il risultato di un accordo raggiunto dai ministri della Giustizia dei rispettivi Paesi, Angelino Alfano e Rachida Dati. Le squadre investigative comuni saranno competenti anche per le investigazioni relative al traffico di droga e di armi. In moltissimi casi infatti, hanno convenuto il Guardasigilli Alfano e il ministro francese Dati nel corso dell’incontro bilaterale, la tratta di esseri umani sfrutta i percorsi e le coperture utilizzate anche per stupefacenti e armamenti clandestini. Una circostanza dimostrata da diverse decine di procedimenti giudiziari in corso sia in Francia che in Italia. Il ministro Alfano sottolinea, questo proposito, la “piena sintonia fra Italia e Francia sugli strumenti da adottare e le metodologie da seguire nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale”.

IMMIGRAZIONE: MARONI CHIEDE SOSTEGNO Ue – Il ministro dell’Interno Roberto Maroni “sollecita” l’Unione europea a sostenere l’Italia nel contrasto all’immigrazione clandestina e al racket degli immigrati. Anche perché, ha precisato, “l’accordo con la Libia funziona e questo è un vantaggio per tutta l’Unione europea”. È quanto ha annunciato il responsabile del Viminale al termine della seconda sessione di lavori. “Ho sollecitato Jacques Barrot - ha detto il ministro - commissario alla Giustizia della commissione europea, affinché la commissione stessa e l’Unione intervengano a sostegno dei Paesi confinanti e dell’Italia nell’opera di contrasto all’immigrazione clandestina”. Il ministro ha proseguito spiegando le ragioni della “sollecitazione”: “l’accordo con la Libia funziona - ha evidenziato - e gli sbarchi sono cessati”. Una buona notizia, ha detto, “che giova a tutta l’Unione europea ed è per questo che la Ue deve intervenire a sostegno dei paesi di provenienza o di transito, come l’Italia”. Questo obiettivo sarà portato all’attenzione, ha annunciato Maroni, al prossimo consiglio europeo dei ministri della Giustizia e degli Affari interni, che si terra’ a Lussemburgo. (segue)

ACCORDI UE SU SUCCESSIONI E ROGATORIE - Nell’ambito del G8 Giustizia-Affari Interni del quale è in corso la sessione pomeridiana a Roma, Italia e Francia hanno raggiunto un accordo sui temi relativi alle successioni e alle rogatorie nello spazio comune europeo. In occasione dell’incontro bilaterale che ha sancito anche l’accordo sulle squadre comuni anti immigrazione clandestina, il Guardasigilli Angelino Alfano e il ministro della Giustizia francese Rachida Dati hanno concordato sul “rilancio dei progetti europei in materia di famiglia e successioni, in un’ottica di cooperazione rafforzata”. Si tratta di una materia che impegna moltissimo i tribunali dei Paesi dell’Unione, soprattutto da quando la “mobilità” delle professioni e le norme comunitarie che garantiscono il cosiddetto diritto di stabilimento all’interno della Ue hanno reso molto più frequenti rispetto al passato i casi di famiglie con “radici” in diversi Paesi. L’intesa Italia-Francia comprende inoltre “il comune intento di istituire una commissione rogatoria europea, in linea con quanto già attuato in materia di mandato d’arresto europeo, con il preciso obiettivo di snellire e velocizzare lo scambio delle prove”. Per questo il ministro Alfano si è impegnato a inviare un rappresentante per l’Italia alla riunione, che si svolgerà a Marsiglia l’8 e il 9 giugno prossimi, della Rete di Procuratori lanciata dalla Francia nel quadro della Unione per il Mediterraneo, finalizzata al miglioramento della cooperazione fra Europa e Mediterraneo”.

CONTRO PEDOPORNOGRAFIA ARRIVANO I ‘SITI CANAGLIA’ - Dopo i “Paesi canaglia” che sostengono o fiancheggiano il terrorismo, arrivano i “siti canaglia” che diffondono la pedopornografia online. I ministri di Giustizia e Interni sono d’accordo sulla compilazione di “liste nere” dei siti pedopornografici per combattere e sconfiggere il fenomeno della pedopornografia online. In particolare sarebbero create delle “black list” dei siti che potrebbero essere gestite da organizzazioni internazionali quali l’Interpol. Una iniziativa che va nella direzione di “risposte tecnologicamente all’avanguardia” indispensabili, secondo le delegazioni presenti al G8, per combattare adeguatamente il cyber crime. Oltre a ciò occorre però, è stato detto, il consolidamento di una prassi internazionale di scambio di informazioni. A medio termine, i ministri hanno convenuto che bisogna istituite un gruppo di lavoro che, insieme all’Interpol e all’Unodc, l’Ufficio dell’Onu che si occupa del contrasto alla droga e al crimine, si occupi di fronteggiare il fenomeno.

PIRATERIA: SI PENSA A POLIZIA SU NAVI COMMERCIALI E A TRIBUNALI SPECIALI - Tra le misure ipotizzate per combattere il fenomeno della priateria potrebbe esserci anche un presidio della polizia sulle navi commerciali. L’ipotesi di un “marshall” viene avanzata dal direttore esecutivo dell’Unodoc, Antonio Costa, a margine dei lavori del G8 sicurezza a Roma. Sul tema della pirateria, secondo Costa, si assiste a “un concerto di idee che talvolta non sono rassicuranti”. E per dare una risposta omogenea al problema, tra le ipotesi vagliate dai ministri di Interni e Giustizia dei 16 Paesi presenti al G8 c’è anche, annuncia Costa, “quella di prevedere funzionari di polizia a bordo delle navi commerciali che navigano in zone a rischio”. Una possibilità che richiama, spiega il direttore esecutivo Unodoc, i “marshall” a bordo degli aerei. A sottolineare la necessità di una soluzione del genere, dice Costa, alcuni episodi concreti: “Abbiamo avuto nelle ultime settimane due casi di arresti di pirati poi sbarcati fuori bordo perché non sanno come gestirli”. A questo proposito Costa ricorda che già attualmente l’Onu “consiglia di portare a bordo dei mezzi militari che operano nell’Oceano indiano dei funzionari di polizia dei Paesi costieri” per poter così procedere all’arresto e al processo degli arrestati secondo il diritto vigente sulle terraferma competente per territorio. L’esigenza di collaborazione contro la pirateria che “colpisce l’economia e la sicurezza in mare” è stata tra i punti affrontato nel corso della sessione di lavoro del G8 sicurezza dedicata ai temi migratori. “La necessità di individuare anche sedi giurisdizionali idonee per perseguire i responsabili di azioni di pirateria - ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano - ha visto concordi tutti i partecipanti”. A questo proposito il ministro ha reso noto che “alcuni hanno proposto la creazione di tribunali internazionali specifici”, mentre non manca chi ritiene che si possano utilizzare le competenze delle Corti internazionali già costituite. “In ogni caso - ha concluso Alfano - i lavori si sono conclusi dando mandato ai tecnici dei rispettivi Paesi a lavorare ad una soluzione sulla quale si possa consolidare una posizione comune.

SOCIAL NETWORK CONTRO CYBER CRIME – La collaborazione dei social network con gli investigatori è la “ricetta” del ministro della Giustizia Angelino Alfano per combattere il cyber crime. Il Guardasigilli, nel dare atto al ministro dell’Interno Roberto Maroni “dei notevolissimi successi conseguiti dall’azione contro la pedopornografia”, ha ricordato che la criminalità telematica si serve soprattutto del furto d’identità. “È questo uno dei temi - ha detto Alfano - che vanno affrontati con priorità nell’ambito della lotta al cyber crime”. E uno dei primi obiettivi, secondo il ministro, “e’ avviare una costante collaborazione tra i social network e le forze investigative”. La questione del furto telematico d’identità, ha ribadito Alfano, “e’ stata posta all’attenzione degli organi investigativi e giudiziari anche in occasione degli incontri che il ministero della Giustizia italiano ha tenuto negli Stati Uniti e in Canada nell’ambito dei lavori preparatori al vertice di Roma”. Una specifica richiesta di collaborazione all’Italia, ha detto il Guardasigilli, è arrivata in questo senso dagli organi investigativi e di polizia di tutti gli Stati nordamericani.

FORUM SU MAFIE IN RICORDO DI FALCONE - L’ultima sessione di lavoro della prima giornata del G8 sicurezza in corso a Roma si è spostata nell’aula magna della Cassazione, dedicata ai 70 anni dalla nascita di Giovanni Falcone. Un forum introdotto dal ministro della Giustizia Angelino Alfano al quale parteciperanno il giudice della Corte costituzionale Giuseppe Frigo, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e Demetrio Arena, amministratore giudiziario di beni confiscati alla mafia. All’incontro, organizzato dal ministero della Giustizia e dal capo dipartimento degli Affari di Giustizia, Italo Ormanni, ex procuratore distrettuale antimafia del Lazio, erano presenti le delegazioni dei 16 Paesi che partecipano al G8 sicurezza. I lavori si sono incentrati sulle tecniche di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e sull’analisi di modelli operativi e casi concreti. Il forum è stato preceduto da un saluto del primo presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone, al quale è seguito un intervento del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Si è entrati nel vivo del confronto con un’introduzione del Guardasigilli Angelino Alfano. La relazione del giudice della Consulta Giuseppe Frigo, avvocato ed ex presidente dell’Unione nazionale delle Camere penali, ha affrontato i temi legati alla responsabilità societaria per quanto riguarda i reati di riciclaggio aggravati dalla finalità di favorire la mafia. L’intervento di Frigo ha fatto il punto sui nuovi strumenti normativi di cui si è recentemente dotata l’Italia, con la riforma del diritto societario, che hanno introdotto la possibilità di perseguire, sul piano processuale, non solo i singoli amminisratori ma le società stesse. Una riforma, sottolinea Frigo, che ha rappresentato una sorta di rivoluzione nel sistema giuridico italiano e, in genere, dei paesi di “civil law”. In questi casi infatti l’ordinamento non prevedeva la possibilità di contestare reati ad una cosiddetta “persona giuridica”, come le società, ma soltanto a persone fisiche. Anzi, secondo un’antica massima di diritto “societas delinquere non potest”, ossia le società non possono commettere reati. Perché, spiega Frigo, nel nostro sistema giuridico soltanto le persone fisiche potevano essere soggette a responsabilità penale. Con la riforma questo principio è stato ribaltato e l’intervento di Frigo alla sessione di lavoro in Cassazione è appunto mirato a trovare un’intesa internazionale su questa nuova strada che consente, in modo molto più incisivo, di colpire le società che fanno da paravento al reinvestimento dei capitali illeciti provenienti dalle attività della mafia. Gli argomenti affrontati da Frigo nella relazione preparata per l’incontro di oggi in Cassazione saranno ripresi dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che, proprio partendo dalle nuove possibilità offerte al contrasto della finanza mafiosa, ha illustrato i metodi che i magistrati e gli investigatori italiani dell’antimafia adottano per individuare i patrimoni del crimine organizzato, sia interno che transnazionale. Ha chiuso l’incontro l’intervento di Demetrio Arena, che da amministratore giudiziario di beni e società sequestrate alla mafia, offrirà ai ministri e ai rappresentanti della Giustizia del G8 alcuni esempio concreti per analizzare le difficoltà, i punti deboli e i rimedi che è possibile adottare, anche sul piano internazionale, per trasformare le imprese di mafia in realtà produttive lecite. Evitando così, come è talvolta accaduto negli anni scorsi, che si verifichi la paradossale conseguenza per la quale l’impresa produce utili e lavoro finché è gestita dalla mafia ed è invece destinata al fallimento quando “emerge” nell’economia legale. Tutti temi sui quali il magistrato Giovanni Falcone era più volte intervenuto nel corso della sua attività professionale, anche in occasione del periodo trascorso come consulente della commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dal senatore Abdon Alinovi, insieme con l’allora pubblico ministero Italo Ormanni, che per questo motivo il ministro Alfano ha voluto fosse incaricato dell’organizzazione dell’incontro. Questa la ragione per la quale il forum in Cassazione è stato dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e, in particolare, ai 70 anni dalla sua nascita. Falcone infatti, ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992, avrebbe compiuto 70 anni il 18 maggio scorso.
 
(ror) 29 mag 2009 20:28
 
 
 
 
 
 
 
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