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CLT - Biennale Venezia, l’omaggio del Padiglione Italia a Marinetti
Roma, 3 giu (Velino) - “Un piccolo omaggio, garbato e discreto, a Filippo Tommaso Marinetti”. Così Beatrice Buscaroli, curatrice assieme a Luca Beatrice del Padiglione Italia alla Biennale d’arte di Venezia, presenta la mostra “Collaudi” che sarà allestita negli spazi dell’Arsenale dal 7 giugno al 22 novembre. “Un ricordo di Marinetti, nome tutelare, più che una celebrazione del Futurismo – precisa Buscaroli al VELINO – perché di realmente futurista in questa mostra non c’è niente”. Venti artisti italiani, prevalentemente tra i trenta e i cinquant'anni, sono stati invitati a meditare e sviluppare le suggestioni che ancora promanano da un movimento le cui potenzialità, vitalità, possibilità, non possono considerarsi esaurite nel secolo scorso. “Gli invitati al Padiglione sono stati lasciati assolutamente liberi nel comporre i propri lavori – aggiunge Buscaroli -. Dal momento che il futurismo è stato un movimento aperto alla coesistenza di tutti i linguaggi, da quelli classici come la pittura e la scultura, alle sperimentazioni avanguardiste del cinema d'artista, della fotografia, della performance, dei materiali anomali, per la mostra abbiamo voluto adottare questa visione senza barriere precostituite rivolgendo l’attenzione alle opere realizzate per l'occasione, non al nome dell'artista”.
Dagli anni Cinquanta in poi, dall’avvento della Pop Art, “gli artisti hanno cominciato ad amare Marinetti, fondatore dell’unica avanguardia europea che abbia avuto l’Italia nel Novecento” sottolinea Buscaroli. Una passione che non sembra volgere al termine e che rende estremamente vitale il Futurismo. “La vitalità di questo movimento – spiega la curatrice della mostra – è dovuta al fatto che ha avuto, grazie allo stesso Marinetti e a Umberto Boccioni, una parte teorica molto forte e innovativa. Nel 1909, nel Manifesto di fondazione, Marinetti scrisse: ‘I più vecchi di noi hanno trent’anni. Altri verranno dopo di noi’. È una frase che rende l’idea di come i futuristi siano stati degli apripista, i quali capirono sul piano teorico che un quadro o una scultura sono statici e non sono più adatti al mondo contemporaneo. Sul piano pratico questa previsione si sarebbe realizzata più tardi, tra gli anni Cinquanta e Settanta. Però non c’è dubbio che molte ‘contaminazioni’ di oggi erano state previste da Marinetti. Non a caso fu lui a lanciare il termine ‘performance’. Così come furono i futuristi a mescolare per primi luci, suoni e rumori in una sorta di installazione. Da questo punto di vista – conclude Buscaroli - ritengo che la loro vitalità sia nel linguaggio, nell’avere scosso e aperto la strada alle avanguardie fino a oggi”.