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ECO - Milano, il “fascino discreto” dei Moratti
Milano, 21 lug (Velino) - La famiglia Moratti deve avere un “fascino discreto”, perché attraversa incredibili problematiche con una serenità d'altri tempi e soprattutto con un “salvacondotto” garantito dalla grande stampa italiana. Proprio oggi, e probabilmente lo faranno anche in un prossimo futuro, sfilano davanti al tribunale di Milano alcuni banchieri che hanno curato il collocamento in Borsa della Saras, la società di raffineria dei fratelli Moratti, i figli del mitico Angelo. Il collocamento in Borsa avvenne tre anni fa, esattamente il 18 maggio 2006. E, a conti fatti nonostante previsioni e rassicurazioni, fu un disastro per gli investitori. Colpa della crisi? Non proprio, perché il titolo fu quotato in un momento in cui c'era ancora euforia sui mercati e la crisi mondiale dei subprime era un argomento che prevedevano solo i cosiddetti “menagramo”. Il fatto è che il titolo fu quotato a sei euro e subito all'esordio subì una perdita del 12 per cento. Non solo. I subprime e la crisi finanziaria mondiale non erano ancora all'orizzonte del “parco buoi” che il titolo Saras perdeva in poche settimane il 35 per cento. Oggi, con la crisi che è esplosa, un'azione Saras vale intorno ai due euro, realizzando una performance di poco superiore a quella della caduta generale dei valori sul mercato: meno 67 percento. Insomma, un'operazione che si può almeno definire sfortunata. Si potrebbe dire che, in fondo, il “mercato è il mercato”.
Ma il fatto che dovrebbe incuriosire, anche se a quanto sembra incuriosisce poco i nostri media, è che da quella quotazione sono arrivati un pacco di soldi, anzi quasi un tesoretto. A chi? Ai Moratti in primo luogo. Dalla quotazione del gruppo è infatti piovuta una cascata di euro, un miliardo e settecento milioni per l'esattezza alla cassaforte di famiglia. E poi, come è naturale, alle banche che hanno fatto l'operazione di collocamento, con commissioni che ammontano a circa 40 milioni di euro. Insomma in questa collocazione “andata male”, c'è qualcuno che ugualmente ci ha guadagnato. E molto bene. È probabilmente questo che ha insospettito i magistrati facendoli aprire un'inchiesta e facendo scattare degli avvisi di garanzia, per i banchieri, su “falso in prospetto” e “aggiotaggio”.
In sostanza, la quotazione e il collocamento della Saras sarebbe avvenuto con una supervalutazione tra 10 e 12 volte l'ebidta, il cosiddetto margine operativo lordo di un'azienda. A quanto sembra i banchieri avrebbero sbagliato e i Moratti non si sarebbero accorti di questa supervalutazione della loro azienda, oppure si sarebbero accortamente fidati della valutazione degli operatori finanziari. Si dice che in questi giorni, Gianmarco e Massimo Moratti siano tristi perché in quel pettegolo mondo della finanza, in cui anche loro si muovono, c'è chi pensa, in modo maligno, che quella cascata di euro sia servita in parte a Massimo, presidente dell'Inter per fare aumenti di capitale davanti alle sontuose campagne acquisti e spese folli (due allenatori a contratto) di questi anni: quasi 700 milioni di euro. Dall'altro per rientrare da alcuni investimenti andati male durante la bolla dei titoli high tech, che avrebbe fatto “sfumare” circa cinquecento milioni di euro.
Alla tristezza di carattere finanziario si è pure aggiunta quella relativa al gravissimo incidente di fine maggio nella raffineria di Sarroch in Sardegna, che è costata la vita a tre operai e che, pare, i grandi media nazionali abbiamo registrato “per una decina di ore” e poi se la siano dimenticata. In merito alla tristezza legata alle questioni finanziarie sarebbe calato una sorta di “gelo” tra la famiglia Moratti e i banchieri. Sarebbero stati loro che hanno ingannato “gli investitori”, che avrebbero “gonfiato la stima”, e secondo i giudici “con l'unica motivazione del verificarsi di circostanze di mercato estremamente favorevoli e ritenute non durature”. Può darsi che sia andata così e infatti non risulta nulla di giuridicamente rilevante nei confronti dei fratelli Moratti. Ma c'è qualche cosa in più da sottolineare: la cosiddetta “primazia” in fatto di milanesità e di correttezza della famiglia Moratti non è mai stata messa in discussione, neppure in questo momento.
Massimo continua nelle sue faraoniche operazioni con l'Inter, liberandosi di Ibrahimovich, ma ingaggiando il camerunense Eto'o per circa dodici milioni di euro (netti) all'anno. Gianmarco fa sempre il petroliere e il “principe consorte” della seconda moglie Letizia Moratti, sindaco che ha un po' deluso le aspettative dei milanesi. La sorella Bedy Moratti non è più da tempo la “reginetta” dello Storck Club della Milano degli anni Sessanta, ma una signora gentile e appartata. Infine la superecologista Milly, moglie di Massimo, continua a sfoderare le sue biciclette nell'aria “sopraffina” di Milano, mentre i Truci automobilisti pagano le multe stabilite dalla cognata. È veramente invidiabile la considerazione della famiglia Moratti nonostante queste vicissitudini. Si sa che sono impegnati nel sociale, che hanno simpatie di sinistra, soprattutto Massimo e Milly. Viene quasi spontaneo chiedersi che cosa sarebbe costato in “esposizione mediatica” all'altro milanese, Silvio Berlusconi, se il collocamento in Borsa di Mediaset fosse stato contrassegnato da quelle supervalutazioni e da quei prospetti controversi. Oppure se a Cologno Monzese, per uno cortocircuito degli impianti, fossero rimasti secchi tre lavoratori.
Sia il lettore a trarre le conclusioni. Probabilmente i giornali e le televisioni di Rupert Murdoch avrebbero detto la “loro” con grande chiarezza. Invece, la riservatezza della famiglia del “grande vecchio Angelo” è sempre tutelata. Molto più della famiglia della mamma di Berlusconi, che faceva la segretaria di Angelo Moratti. Angelo, del resto, era amatissimo, anche se il vecchio raider della Borsa di Milano, Aldo Ravelli, lo indicava come il “miglior ballerino di tango dell'Isola” (popolare quartiere di Milano) e anche se “aveva una certa disinvoltura a riempire di buoni benzina i partiti da destra a manca”. Malignità di un “vecchio pirata” della Borsa di Piazza Affari. Ora, nel terzo millennio milanese, prevale sempre il “fascino discreto” dei Moratti.