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EST - Patto militare Colombia-Usa, parte il difficile viaggio di Uribe
Roma, 5 ago (Velino/Velino Latam) - È cominciata con l'appoggio convinto del presidente peruviano Alan Garcia e si è conclusa con le dure critiche del suo collega boliviano Evo Morales la prima giornata del “tour” latinoamericano del capo di Stato colombiano Alvaro Uribe, organizzato per spiegare ai “vicini” sudamericani le ragioni e le caratteristiche dell'accordo militare stretto con Washington. L'intesa prevede la cncessione del supporto logistico di alcune basi militari colombiane alle forze armate statunitensi, con l'obiettivo di rafforzare la lotta al narcotraffico e al terrorismo. La prima tappa del viaggio che porterà Uribe in sette Paesi della regione è stata Lima, dove il presidente colombiano ha incassato come detto il sostegno di Garcia. Il capo di Stato peruviano ha definito le questioni affrontate nel corso della riunione “di interesse continentale”. Al centro del confronto, secondo quanto ha riferito il leader peruviano, alcune “situazioni, che definirei fastidiose, che mostrano la Colombia come vittima di alcuni fatti che non si sarebbero dovuti verificare”. Il riferimento è alla recente diffusione di notizie che mostrerebbero dei vincoli tra i governi di Venezuela ed Ecuador e i guerriglieri colombiani delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia).
Ufficialmente, infatti, la questione al centro degli incontri tra Uribe e i suoi colleghi è quella del terrorismo e della collaborazione tra i Paesi sudamericani su questo fronte, ma le polemiche che infiammano il dibattito politico regionale sull'accordo militare con gli Usa hanno finito per essere il tema dominante del “tour”. Non a caso Uribe ha annunciato, a sorpresa, la sua intenzione di visitare sette nazioni latinoamericane dopo che i due Paesi economicamente più forti dell'area sudamericana, Cile e Brasile, avevano espresso la propria forte perplessità, per non dire contrarietà, all'accordo, chiedendo un confronto in seno al Consiglio di difesa di Unasur (Unione delle nazioni sudamericane). Incassato il sostegno di Garcia, che ha espresso ammirazione “per lo sforzo profuso dal presidente Uribe” per favorire il modello democratico nel continente, il leader colombiano è volato a La Paz, dove lo attendeva un interlocutore meno accondiscendente come Evo Morales.
Il leader boliviano ha detto di sentirsi “aggredito” dall'accordo tra Bogotà e Washington, esprimendo la propria ferma opposizione all'apertura delle basi ai militari statunitensi. “Io sono stato vittima dei militari statunitensi – ha detto Morales -. Ho detto a Uirbe che mi sento aggredito per la presenza militare degli Stati uniti in Colombia. Non accetteremo militari nordamericani in Bolivia e non li accetteremo in America Latina”. La Costituzione boliviana, come quella dell'Ecuador, proibisce la presenza di basi militari straniere sul territorio nazionale. Uribe, dopo aver ringraziato pubblicamente il suo collega per la disponibilità mostrata all'incontro, è partito alla volta del Cile, dove oggi dovrebbe incontrare Michelle Bachelet, per poi volare in Paraguay e raggiungere nel pomeriggio l'Argentina. Non sarà una giornata facile per il leader colombiano, visto che la sua collega cilena ha già espresso il suo distinguo sull'intesa nei giorni scorsi e difficilmente troverà nell'ex “vescovo rosso” Fernando Lugo, oggi presidente paraguaiano, e nella “presidenta” argentina Cristina Kirchner l'appoggio che cerca.
Il viaggio del capo di Stato colombiano sembra destinato quindi a palesare ancora di più l'isolamento in cui si trova Bogotà a livello regionale sulla questione: anche Ecuador e Venezuela, unici due Paesi esclusi dal “tour”, a causa della rottura dei rapporti diplomatici, hanno infatti duramente contestato la decisione del governo colombiano. Il quadro generale lascia ipotizzare che la decisione di Uribe di incontrare i leader regionali sia stato, più che altro, un tentativo per evitare che dal vertice Unasur di Quito, al quale il leader colombiano non prenderà parte, arrivi una condanna ufficiale dell'intesa che metterebbe Bogotà in una situazione ancora più scomoda.
A rendere ancora più complicata la situazione al presidente colombiano sono state le dichiarazioni del comandante delle Forze armate Freddy Padilla, che ieri ha parlato di un coinvolgimento di sette basi militari nell'accordo con Washington, rispetto alle cinque di cui si era parlato finora. Secondo quanto riferito dal generale alla stampa del Paese latinoamericano, nel corso di una conferenza sulla sicurezza in America Latina, l'intesa prevede il coinvolgimento di “tre basi aeree, due strutture dell'esercito e due della marina”. Il capo del Comando sud dell'esercito americano, Douglas Fraser, presente all'incontro, ha voluto però precisare che “al momento non è stato siglato nessun tipo di accordo”, aggiungendo che “militari statunitensi sono già operativi in Colombia” nell'ambito di una “collaborazione aperta”.