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POL - Rifiuti Sicilia, senza termovalorizzatori a rischio piano 2002
 
Rifiuti Sicilia, senza termovalorizzatori a rischio piano 2002
Roma, 11 set (Velino) - Non è bastata una gara d’appalto e una successiva trattativa privata per risolvere il nodo della realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia. La giunta regionale si appresterebbe, dopo questi tentativi falliti, a modificare il piano regionale rifiuti, per scongiurare una nuova crisi, questa volta strutturale: il sistema delle discariche reggerà per i prossimi due anni prima di raggiungere la saturazione – ha detto il responsabile dell’osservatorio rifiuti dell’Agenzia regionale Salvatore Raciti -. Ma la corsa contro il tempo è già iniziata e si lavora a pieno ritmo per allargare la discarica palermitana di Bellolampo e per gestire al meglio i 13 siti che oggi si fanno carico di tutta l’immondizia prodotta dall’isola, circa 2,6 milioni di metri cubi all’anno. Ma i nodi da sciogliere sono molti e riguardano l’intero sistema di gestione dei rifiuti e vanno dalla mancata realizzazione dei termovalorizzatori, al riordino-accorpamento degli Ato (che hanno accumulato debiti multimilionari), passando dalla piaga dell’evasione della tariffa rifiuti fino alle situazioni più locali, ma non meno rilevanti, come la situazione di Amia Palermo: a dicembre è stata ricapitalizzata con 80 milioni di euro ricevuti dal governo, a cui si è aggiunto lo stanziamento da 150 milioni disposto dal Cipe a luglio oltre alla possibilità per il sindaco, sempre accordata da Roma per scongiurare il peggio, di avvalersi del ritocco dell’Irpef per accordare le anticipazioni dei corrispettivi dedotti nel contratto di servizio.

Ma il tema centrale di queste ore è quello dei termovalorizzatori che nessun sembra intenzionato a realizzare, almeno stante le condizioni e le procedure individuate fin quei dall’Agenzia regionale acque e rifiuti. E questo potrebbe spingere nelle prossime ore la giunta regionale a cambiare il piano rifiuti del 2002 che prevedeva la realizzazione di quattro sistemi integrati – ciascuno costituito da stazioni di trasferenza, impianti di pretrattamento, termovalorizzatore e discarica per sovvalli – nelle aree di Casteltermini, Augusta, Palermo (Bellolampo) e Paternò. In base a quel documento vennero individuati gli operatori che divennero concessionari del servizio in base a una procedura impallinata nel 2007 dalla Corte di giustizia europea. Di qui la decisione di modificare le forme di pubblicità come indicato dall’Europa per gli appalti. Ma finora i tentativi sono falliti. A giugno è andata deserta la gara, stante la difficoltà di trovare nuovi operatori disposti ad accollarsi le spese già sostenute dagli ex concessionari (le società del gruppo Falck e Waste Italia) titolari dei siti e delle autorizzazioni per i quattro impianti. Si tratta di una partita per oltre 300 milioni di euro.

Fallito anche il tentativo della trattativa privata: nessuno dei tre consorzi, tra i quali ci sarebbero anche gli ex concessionari oltre a Veolia e a un consorzio di primo piano nella gestione dei rifiuti nel Lazio. Nessuno, dopo le prime informali manifestazioni di interesse, risultava aver formalizzato un’offerta economica entro il 31 agosto. Resta dunque aperta la questione della liquidazione delle ex concessionarie e soprattutto della valutazione economica che venne fatta un anno fa per la loro uscita di scena su cui il governatore Raffaele Lombardo aveva minacciato di dare battaglia. Poi c’è il nodo dell’aggiornamento del piano rifiuti che potrebbe individuare soluzioni diverse rispetto alla costruzione di quattro impianti: ma in questo caso sarà necessario procurarsi da capo tutte le autorizzazioni, dopo aver individuato gli eventuali nuovi siti. L’unica cosa certa, a quanto pare, è che il governo non farebbe comunque mancare gli incentivi Cip6 già accordati ai vecchi impianti, e cioè circa 4 miliardi di euro rispetto a un investimento totale stimato per i termovalorizzazoti di 5 miliardi di euro.
 
(ilp) 11 set 2009 13:35
 
 
 
 
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