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CLT - Festa architettura, da Soleri una lectio "frugale" ed "elegante"
Roma, 28 set (Velino) - “Il Golia del materialismo non può essere affrontato con successo con timidezza e semplici riforme. Deve essere denunciato con forza, e la propria alternativa non può essere una mera riforma dell’esistente ma una riformulazione delle motivazioni alla base della vita”. È il monito-anatema lanciato da Paolo Soleri nella sua lectio magistralis che ha tenuto a battesimo all’Auditorium Parco della Musica di Roma la prima edizione della Festa dell’Architettura, che si terrà in primavera. “La frugalità elegante”, il titolo scelto dall’architetto 90enne, da oltre mezzo secolo trasferitosi in Arizona nella “sua” Arcosanti, realizzata secondo i principi dell’“arcologia”, per coniugare architettura e archeologia e dare vita a un nuovo equilibrio uomo-natura. Un’introduzione inevitabile per l’edizione curata da Massimiliano Fuksas, dal programmatico titolo-manifesto “Less Aesthetic, more Ethics”. “L’alternativa che vorrei offrire è la ‘Lean alternative’, l’alternativa della frugalità elegante - ha aggiunto Soleri -. Non si tratta di operare riforme, ma di riformulare le nostre fedi, le nostre priorità e il nostro approccio all’ambiente naturale. Il riformismo, lo insegna lo storia, è una impossibilità mascherata”. Scontata la colpa, secondo l’architetto, Leone d'oro alla carriera alla Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia nel 2000: “Noi occidentali siamo rimasti intrappolati nella gabbia del materialismo, una nostra invenzione. L’impero tecnocratico avrà vita breve perché al suo miope ed immenso potere fa eco la sua impronta teocratica”. Di qui l’invito alla riscoperta della frugalità per sconfiggere “l’opportunismo dell’homo faber” e a riformulare le motivazioni alla base della vita, ora che non è più “ostaggio della legge della sopravvivenza del più forte”.
“Nell’annus horribilis dell’economia globale abbiamo preferito un guru alle archistar – spiega l’antropologo e regista Giorgio de Finis, event manager della Festa -. Soleri ha dedicato la sua vita ad affrontare i problemi ecologici e sociali sollevati dalla moderna forma urbana; i suoi scritti filosofici sull’arcologia, architettura più ecologia, continuano a suscitare un interesse a livello mondiale”. E Amedeo Schiatterella, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, ricorda: “Paolo Soleri è uno dei personaggi simbolo della mia generazione. Un esempio per chi come me si è formato alla Facoltà di Architettura negli Anni Sessanta. Ritengo che la lezione di Soleri debba essere ancora compresa fino in fondo e che i suoi scritti pionieristici oggi dimostrino tutta la loro attualità, indicando con chiarezza l’unica direzione praticabile in futuro dalla nostra disciplina: quella dell’attenzione all’uomo e al suo rapporto con l’ambiente naturale, vero, unico, irriproducibile patrimonio dell’umanità”. Diplomato al Politecnico di Torino, Soleri frequenta lo studio di Frank Lloyd Wright a Talesin, pagando la retta con nove mesi di lavori in cucina e servendo il pranzo e la cena ai signori Wright. Dopo una parentesi a Vietri, dove realizza la Fabbrica di ceramica Solimene, vero gioiello solo recentemente dichiarata di interesse storico-architettonico ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, Soleri si stabilisce definitivamente negli Usa, dove lavora alla fondazione delle città di Cosanti e Arcosanti, prototipi realizzati delle sue teorie urbanistiche e meta di studio per migliaia di studenti e professori di architettura.
Sarebbe un errore considerare questo architetto radicale e visionario, che ha scelto il deserto dell’Arizona per le sue sperimentazioni , un nemico della vita urbana: “Un caposaldo dell’arcologia - ha scritto Soleri- è che la città è un necessario strumento per l’evoluzione dell’umanità”. E altrove: “La città è il fenomeno estetico più rilevante su questa terra”. Quello che Soleri cerca è una soluzione ai problemi connessi con la vita urbana e con l’attuale modello di sviluppo, una locomotiva che corre verso il baratro. Solo la frugalità, il riciclaggio dei prodotti di consumo, l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, e una contrazione delle città, sostiene Soleri, possono offrire un’alternativa al “disastro” urbano. “Paolo Soleri mi è simpatico - scrisse Giancarlo De Carlo, uno tra i pensatori più acuti dell'architettura italiana -, perché appare quello che è. Non si camuffa in nessun modo… non si rade la testa a zero e non si veste tutto di nero… non strabuzza gli occhi e non alza le braccia scrutando il cielo, non grida… potrebbe essere un biologo o un antropologo in forza a qualche università americana o norvegese. Però quando comincia a parlare… gli appare nel viso quella luce dell’architettura che distingue nella massa degli architetti quei pochi che hanno davvero qualcosa da comunicare”.