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CLT - La sinistra è morta, nasce il Fronte editorial-giustizialista
 
La sinistra è morta, nasce il Fronte editorial-giustizialista
milano, 29 set (Velino) - C'è ormai da rimpiangere il “Quarantotto”, non quello celebre e ottocentesco, ma quello italiano del 1948, quello del Fronte popolare, con l'effigie di Garibaldi. Quel perdente cartello delle sinistre alle elezioni politiche era uno strappo nei confronti della ragione, del buon senso e della storia, ma aveva per lo meno nel suo dna una ideologia politica e strategica. Il “patto” tra socialisti e comunisti, anche se a egemonia sovietica, era la sinistra anticapitalista e antioccidentale che voleva insediarsi in Italia.

Sbaglieremo per nostalgia di quella parte socialista che è ormai un “sogno dimenticato”, anche in tutta Europa, ma preferivamo un Fronte popolare in Italia all'attuale Fronte giustizialista che si sta ramificando e insediando nel Paese, sostituendosi di fatto a qualsiasi opposizione ideologica e politica seria. Si potrebbe aggiungere che, in fondo, il Fronte popolare è l'antico parente, il “nonno” dell'attuale Fronte giustizialista e basterebbe analizzare l'ultimo Berlinguer per comprendere come la cosiddetta “questione morale” si sia sostituita alla lotta di classe. Ma sarebbe tempo perso parlare di tutto questo con gli attuali “analfabeti della politica” che si ammucchiano nel nuovo Fronte.

Facciamo il punto su questa ramificazione. Il 23 settembre scorso, il consiglio di amministrazione della Garzanti Libri ha eletto il nuovo presidente, l'ex sessantottino, ormai invecchiato, e vecchia “punta di diamante” del Pool di Mani Pulite, come magistrato militante e di appeal intellettuale. Al secolo, l'ancora riccioluto Gherardo Colombo. Autentica icona del pm che “non molla mai” e che si batte soprattutto contro la “separazione delle carriere”, cioè contro un caposaldo del diritto delle democrazie occidentali. Nella sua visione culturale, si fa per dire, il pm è una sorta di tutore della morale pubblica, dell'etica in politica e della vita in generale. (segue)

Avevamo già anticipato questa nomina il 16 luglio scorso, quando si era saputo della costituzione di un nuovo soggetto editoriale, di marchi rinomati dell'editoria italiana, che fanno capo al Gruppo Spagnol-Mauri e che contemplano Garzanti, Longanesi, Guanda e Chiarelettere con la casa editrice Boringhieri. Insomma una sorta di “terzo polo” editoriale tra i “due grandi”, Mondadori e Rizzoli, dove comunque il “credo giustizialista” è sempre ben accettato e lautamente pagato per essere pubblicato. Era spontaneo affermare che ne usciva una casa editrice militante, dove il logo poteva essere sormontato da “toga e libretto”.

Quindi la notizia non ci stupisce. Ben altro è degno di stupore. Perché dopo l'uscita in edicola de “Il fatto” del duo Padellaro-Travaglio, la stupefacente manifestazione a Venezia del Festival del Cinema e soprattutto la ripresa delle trasmissioni della Rai pubblica, ma orientata prevalentemente a sinistra, si può dire che la “galassia giustizialista” stia diventando uno dei soggetti politico-culturali dotato di strumenti mediatici in tutti i settori dell'informazione. (segue)

Lo stesso Partito democratico, che si dibatte tra Bersani, Franceschini e Marino, in una grottesca saga di sondaggi e di future primarie, sembra un'appendice scomoda tra stravaganti politici che parlano a Hyde Park, di fronte a questa batteria di scrittori e anchormen della “velina di pretura e di procura”.

Sono ormai tramontati i tempi della “velina rossa” e dei grandi depistatori alla Victor Louis ( i nipotini di Willi Muenzenberg) che dettavano abbagli clamorosi alle redazioni dei giornali occidentali in nome di un'Urss decadente. Oggi siamo nel regime delle “inspiegabili” fughe di notizie dalle procure che arrivano puntualmente al giusto destinatario. Un tempo, l'emerito Presidente della Repubblica Francesco Cossiga aveva immaginato che queste fughe di notizie derivassero dall'innamoramento tra i gatti del Tribunale e quelli di qualche redazione. Oggi non c'è neppure bisogno della metafora allusiva.

Dietro a due comici affermati, il primo per vocazione, Beppe Grillo, il secondo per scelta involontaria, Antonio Di Pietro, si muovono tutti i “desperados” dell'ideologia perduta, affiancati da nuovi reclutati che hanno un'altra nostalgia, quella del Minculpop, che giudica tutto e tutti. E in più si lamenta. Infatti, la galassia sostiene che non esiste “libertà di stampa in Italia”, e per questo, in un tumulto arcobaleno di umanità e di ideologie post-ideologiche, scende in piazza per protestare contro questa libertà “sotto schiaffo”. Eppure sembra che non sappiano fare i calcoli. (segue)

Il “carrozzone” Rai, ormai una delle istituzioni nazionali più catastrofiche, pagata con il denaro pubblico e sempre con i conti in rosso, impone che qualcuno debba sorbirsi ogni giovedì sera la predica di un saccente salernitano che si arroga il diritto di insultare i “suoi avversari politici”. “Annozero” di Michele Santoro non è la trasmissione di una televisione pubblica, ma uno spottone malfatto e privatizzato per esporpriazione, che è stato anticraxiano ai suoi tempi e antiberlusconiano oggi. Poi ci sono una sequenza di finti professionisti del nulla che si sono coltivati nicchie privilegiate. Come il finto defilato Fabio Fazio, il “nulla dell'etere” al servizio permanente effettivo di quelli che stanno “contro Berlusconi” da l cui governo è, in questi tempi, pagato. La signora Bignardi, una specie di ex segretaria milanese uscita dai libri di Bianciardi, scambiata per una nuova giornalista “globale”. La fidanzata del pm Woodcokc, che riesce a essere allusiva persino in una trasmissione dove si lanciano appelli per persone che non si trovano più. E ancora l'impareggiabile Floris, che sembra un nevropatico politico che si trattiene nelle sue false interviste imparziali. Lo vedesse un regista come Claude Lelouche lo affiancherebbe al miglior Charles Denner, il nevropatico per antonomasia dei suoi grandi film. E non ci si deve dimenticare la “bonazza” Dandini, una vita per il contratto con la Rai e il salotto “fintoironico e fintointelligente”. E ancora l'imperdibile Corfradono Mineo che fa le rassegne stampa come il segretario del vecchio Ponomarev.

Si dice che una democrazia è grande quando ha un grande stomaco, cioè quando riesce a metabolizzare tutto, anche dopo una difficoltosa masticazione. Parole sante. Ma sarebbe bene che sia nel centrodestra che nel centrosinistra ragionevole si stesse attenti alle indigestioni. Ha ragione Giampaolo Pansa quando sostiene che nulla si oppone a questa marea di informazione faziosa, ma sbaglia quando pensa che trionferà la “velina rossa”. Quella non c'è più, sostituita da una più lugubre e inquietante “velina giustizialista”.
 
(Gianluigi Da Rold) 29 set 2009 17:33
 
 
 
 
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